Sblocca Italia: più trivelle per tutti?

di Gerardo Lisco. E’ di qualche giorno fa il comunicato stampa del Presidente della Giunta della Regione Puglia Emiliano che comunicava l’intenzione di ben dieci regioni, alle quali se ne aggiungeranno presto altre, di ricorrere allo strumento del referendum per chiedere l’abrogazione dell’art.35 del “decreto sviluppo” e dell’art.38 dello “Sblocca Italia”. Nello specifico questi articoli riguardano la ricerca e lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi presenti al largo delle coste italiane.
Il c.d. “Sblocca italia” anticipa le modifiche che il Governo vorrebbe apportare al Titolo V della Costituzione esautorando le Regioni da qualsiasi potere decisionale in merito a talune materie. C’è da aggiungere che diverse Regioni hanno anche fatto ricorso alla Corte Costituzionale mettendo in discussione la legittimità dei sopra richiamati articoli. La protesta e la mobilitazione dura ormai dallo scorso anno e riguarda tutte le regioni centro - meridionali interessate allo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi al largo delle coste italiane. Ad aver proposto la richiesta di referendum è stato il Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata Piero Lacorazza. La proposta avanzata con una serie di comunicazioni indirizzate ai presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, ha portato all’adozione della proposta di Referendum da parte della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali. Come ha dichiarato il promotore dell’iniziativa Lacorazza “L'obiettivo non è quello di un conflitto con il governo nazionale, ma la rilevante necessità di mettere in mano anche alle Regioni e ai territori la possibilità di decidere per il destino dei cittadini che rappresentano”. Dello stesso avviso è il Presidente della Giunta regionale di Puglia Emiliano, il quale, nell’annunciare la decisione presa il 18 settembre scorso a margine dell’incontro tra i Presidenti delle Giunte intervenuti nell’incontro organizzato a Bari, ha dichiarato “Abbiamo deciso di impugnare lo Sblocca Italia non nel suo complesso, ma solo su norme di ricerca e sfruttamento: questo non ha alcun valore di polemica politica con il governo nazionale perchè la leale collaborazione si realizza anche attraverso l'esercizio della facoltà dei consigli regionali di richiedere referendum sulle norme che si ritengono incostituzionali”. Al di là delle dichiarazioni di Lacorazza, Emiliano, Lacop e di altri esponenti politici delle regioni interessate di non cercare nessun conflitto con il Governo Renzi alcuni dati politico emergono e sono molti forti: la riforma del Titolo V della Costituzione e che le politiche economiche mirate alla crescita e allo sviluppo non possono essere fatte al disopra degli Enti di prossimità con i cittadini. Soprattutto le Regioni meridionali: Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria sono interessate, potenzialmente, dallo sfruttamento delle risorse petrolifere al largo delle coste e la questione della gestione di queste risorse è strettamente legata anche al rapporto Svimez e soprattutto alle politiche connesse alla soluzione dei loro problemi di sviluppo. L’impianto della riforma costituzionale in corso di approvazione, dopo anni di decentramento, se non addirittura di federalismo, ripropone la centralizzazione dei poteri decisionali in capo al Governo, giustificandolo con la salvaguardia dell’interesse nazionale. E’ noto che in tutti gli stati federali l’interesse nazionale viene comunque salvaguardato. Decentramento e accentramento sono una costante nella Storia istituzionale del nostro Paese. Chi non ricorda i vari: Gioberti, Cattaneo, Ferrari, in età Risorgimentale e successivamente Salvemini, don Sturzo, Silvio Trentin, Spinelli? Le idee, al di là delle disquisizioni di tecnica giuridica ed istituzionale, sono sempre espressione del modello di società che si immagina e degli interessi materiali che si vogliono rappresentare. Il modello centralista che propone il Governo Renzi è funzionale a un processo di ristrutturazione del sistema economico utile a quella imprenditoria che fino a qualche anno fa perseguiva il Federalismo fiscale. Le Regioni non vogliono entrare in conflitto con il Governo Renzi sul piano politico, esse pongono la questione della riforma della Costituzione sul piano istituzionale, rivendicando, a nome delle popolazioni locali, la compartecipazione ai processi decisionali. Forse questa è un’idea di sviluppo efficace per quella parte dell’Italia che, secondo lo Svimez, cresce meno della Grecia.

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