La bilancia della povertà non può pendere solo da una parte.

di Grazia Nonis. Non manifestano scalzi, non fanno girotondi tenendosi per mano, non dipingono i muri in nome di una solidarietà che funziona solo a senso unico e che gronda pietismo solo verso lo straniero, il clandestino, il migrante, il profugo o il richiedente asilo. Ahimè, persino il termine da usare crea non poche difficoltà, poiché il politicamente corretto fa lo sgambetto alle parole, le stravolge, le censura. Solidarietà Nazionale offre un aiuto concreto alle famiglie italiane in difficoltà. Ribadisco, italiane. Punto. Scelta che fa storcere il naso e crea pruriti mentali ai tanti buonisti, ai misericordiosi e agli intellettuali che hanno deciso all’unanimità che l’italiano povero non esiste e se esiste... s’arrangi. Chissenefrega.
Dorma in macchina se gli va e non rompa le balle. Il nutrito club dell’accoglienza a tutti i costi, sempre e solo sulle spalle dei soliti, ha scelto di ospitare, aiutare, coccolare il clandestino, il profugo, il rifugiato, il richiedente asilo. Ed è il senso unico che inquieta: l’ultimo arrivato deve essere messo sul podio dell'avente diritto e ricevere lo scettro di povero ad honorem. Ma la bilancia della povertà non può pendere solo da una parte, col piatto colmo d’aiuti verso chi parla tutte le lingue del mondo, l’egiziano, il maghrebino, il berbero, lo swahili… eccetto la nostra. Non siamo stupidi. Vediamo, sentiamo e ragioniamo con la nostra testa. Ovvio, non possiamo restare impassibili e non mostrare pietà per chi scappa dalle guerre, ci mancherebbe. Ma mal tolleriamo l’accoglienza “All inclusive” - ”vestiti, mangiati, lavati, curati, telefonati" riservata a tutti indistintamente, anche quando è palese che la località di provenienza nulla c’entra con chi fugge per non morire. Sempre più italiani si sono scrollati di dosso quel buonismo appiccicaticcio ed ipocrita che insegna a tendere la mano ai "made in .. tutte le parti del mondo" tranne che ai "made in Italy”, e che li ha convinti ad aderire numerosi alla raccolta di generi alimentari che s’è svolta sabato scorso in tante piazze italiane grazie a Solidarietà Nazionale. Raccolta che porterà un po' di respiro infiocchettato di speranza nelle case di quegli italiani che non ce la fanno più e che si barcamenano per arrivare alla fine del mese. In lotta perenne col “per te non ce n’è” poiché gli ultimi arrivati sono sempre più disgraziati di loro. E proprio per tutelare gli “esuli in patria”, che senza rumore, senza pubblicità sui giornali o nei salotti televisivi, nascono associazioni spontanee che contano numerosi volontari desiderosi di colmare le mancanze di questo Stato malato di esterofilia sociale, come "Evita Peron", per esempio. Associazione che tende la mano alle famiglie italiane in difficoltà e offre aiuto sia alle donne maltrattate sia ai bambini che necessitano di consulenza psicologica o legale, grazie a professionisti che mettono a disposizione il loro tempo senza chiedere nulla in cambio. Chi aiuta è ben accetto, ben venga. Ne abbiamo bisogno. I soliti, quelli con la fantasia limitata e di rosso vestita, quelli che intonano l’abusato e sterile coro “siete tutti razzisti e fascisti”, continuino pure ad ignorare le silenziose urla di chi si sente discriminato, scavalcato e messo da parte in casa propria. Le polemiche e gli slogan li lasciamo volentieri ai "giropiedini"e ai filosofi del bon ton lessicale che pontificano dai salotti buoni di questo nostro malandato stivale.

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