Spending de più: il governo taglia lì dove non deve tagliare!

Quando a casa mia i soldi non bastano per sbarcare il lunario taglio le spese superflue: la pizza del sabato sera, il cinema della domenica, la scampagnata fuori porta e le scarpe rotte, non le butto nel cassonetto per un paio nuove, le porto dal ciabattino. Non mi è mai passato neanche per l’anticamera del cervello di tagliare il latte ai bambini! Ma per il governo l’economia domestica del “buon senso” è troppo bassa per essere applicata allo Stato. I professoroni dell’alta finanza e i politici illuminati fanno finta di tagliare Senato e Province, ma poi vanno a dimezzare gli stanziamenti per gli ospedali
aumentando i ticket tant’è che un italiano su due smette di curarsi oppure comincia a rimandare analisi cliniche e visite mediche, nell’era digitale tagliano del 50% la spesa in tecnologie informatiche nella Pa, intervengono col machete sul mondo del lavoro e massacrano le pensioni. Ma non è questa la spending review che fa bene al Paese. Il problema della spesa sono i politici, i vari sindaci e presidenti di regione, i tanti amministratori e le centinaia di migliaia di dirigenti strapagati che non sono capaci di fare il loro lavoro. La Pa centrale e periferica è da sempre un serbatoio di voti da riempire di dipendenti seppure in eccesso rispetto alle reali esigenze e magari concentrati lì dove non servono a niente e a nessuno. Un esempio su tutti, Sanremo. Centotrenta dipendenti del Comune che, invece di recarsi al lavoro, si facevano i fatti loro. Ma la città dei fiori, nel corso degli anni, non si è bloccata. Malgrado tutto ha continuato funzionare. Vuol dire che quei centotrenta dipendenti, erano, sono, in più e che potrebbero benissimo essere lasciati a casa! Tagliare i rami secchi, questa è la vera spending. Ma con gli attuali livelli di disoccupazione chi ha il coraggio di farlo? Renzi?

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