Effetto Jobs Act: i conti non tornano!

I numeri dei sondaggi e delle rilevazioni statistiche lasciano il tempo che trovano in quanto hanno la stessa prerogativa del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Bisogna, infatti, vedere da quale parte vengono forniti, chi li elabora e chi e come li pubblica. Dire, ad esempio, che secondo i dati Inps "nel 2015 ci sarebbero stati circa 500mila posti di lavoro a tempo indeterminato in più", è solo un aspetto della disoccupazione. Ad oggi la più elevata della storia repubblicana e della comunità Europea specie quando
si parla di giovani e lavoro! Ci dicono che nel 2015 l’effetto Jobs Act ha visto un aumento dei contratti a tempo indeterminato. A questo punto ci piacerebbe sapere quanti nuovi posti di lavoro ha prodotto il Jobs Act e quanti invece ne ha trasformati da tempo determinato ad indeterminato. Ci piacerebbe conoscere anche quanti licenziamenti ci sono stati, quante imprese hanno chiuso i battenti. Come si fa a fare un vero bilancio se non si mettono in conto anche le uscite? E’ come dire che un’azienda è florida considerando solo gli incassi e tralasciando le perdite!

1 commento:

  1. Quando si diraderà il polverone della propaganda di Renzi, si vedrà che il vero boom non è quello dei cosiddetti contratti tempo indeterminato. Che poi non sono tali perché con il Jobsact si puo essere licenziati in qualsiasi momento. E che in gran parte non sono neanche nuove assunzioni, perché molte di esse sono soprattutto di lavoratori licenziati e poi riassunti da imprese che così intascano 8000 euro.
    No la vera esplosione è quella dei voucher, termine francese anglicizzato che vuol dire "buono" e che conferma che l'uso delle lingue estere serve da noi a nobilitare le fregature.
    I buoni lavoro sono stati introdotti dal ministro Sacconi dell'ultimo governo Berlusconi. Poi, come sempre è avvenuto in economia e lavoro, i governi a guida PD li hanno confermati e estesi.
    Si va in un ufficio pubblico, o anche dal tabaccaio, e si comprano i buoni lavoro, come se fossero biglietti del tram. Con quei buoni si compra lavoro, cioe essi vengono dati al lavoratore al posto del salario. Quando fu varato questo strumento l'allora ministro Sacconi, oggi coerentemente fan di Renzi, spiegò che serviva a far emergere il lavoro nero. Invece, come è sempre avvenuto per le misure liberiste sull'occupazione, i voucher hanno fatto sprofondare verso il basso il lavoro una volta tutelato dai contratti. Chi era in nero è rimasto in nero, ma in tante mansioni nei servizi lavoratori che sarebbero stati assunti con qualche contratto precario, si sono visti offrire gli ancora più convenienti, per le imprese, voucher. Così infatti chi compra lavoro ottiene tre risultati. Non è responsabile di chi lavora per lui perché non c'è rapporto di lavoro. Lo paga legalmente 7,50 € netti, 10 lordi senza altra spesa. E soprattutto lo paga con un paio di ticket per 10 ore di lavoro...chi va a controllare?
    Quando si afferma che la controriforma liberista del lavoro, di cui Renzi è solo l'ultimo insopportabile alfiere, riduce il lavoratore a merce si esprime una verità attenuata. Perché molte merci son trattate con più cura e rispetto delle persone, che qui vengono comprate, consumate e gettate vie come un pacchetto di sigarette. Vergogna.

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