mercoledì 30 dicembre 2015

Renzi sul Referendum Costituzionale deve essere sconfitto!

di Gerardo Lisco. Renzi sceglie il Referendum perché sa che non può scegliere la via delle elezioni politiche anticipate. Non perché la via gli sia inibita dal Presidente della Repubblica, ma perché è consapevole che l’attuale sistema elettorale gli sarebbe assolutamente sfavorevole e, per come stanno le cose, non è nemmeno detto che possa vincere con l’Italicum. Forse, quest’ultimo gli potrebbe garantire qualche
chances in più facendo leva sul voto utile contro forze politiche che, i media, tendono a descrivere come populiste e irresponsabili. A parte questo dato c’è un altro fattore sul quale riflettere. La forma mentis di Renzi è fondamentalmente autoritaria. Per affermare la sua leadership gioca sulla rincorsa che potrebbe venire dalla vittoria referendaria, dal successivo Congresso nazionale del PD, entrambi eventi mediatici e di mobilitazione che terrebbero in tensione il suo comitato elettorale. In questo arco di tempo, inoltre, spera di poter manovrare con il solito trasformismo per tenere insieme interessi e territori legati, più che da una comune visione, dagli interessi specifici che ciascuno di essi ha. Per fare tutto questo come Luigi Napoleone Bonaparte, divenuto Napoleone III imperatore dei Francesi a seguito di plebiscito popolare, anche Renzi forza il sistema Costituzionale utilizzando il Referendum confermativo sulla controriforma della Costituzione come una sorta di plebiscito sulla sua persona. Dunque siamo in presenza di un tentativo autoritario. Nella conferenza stampa di fine anno ha cambiato il linguaggio facendo riferimento al concetto di "identità", di difesa tout court degli interessi nazionali contro quella stessa UE rappresentata dalla Merkel, rispetto alla quale in altri momenti si è fatto zerbino. Questo cambio è strumentale ed è anch’esso funzionale alla creazione di un profilo politico autoritario. La ricerca del capro espiatorio ( l'UE, la Germania, la tecnocrazia, gli immigrati, gli islamici, il terrorismo, l'insicurezza , ecc.) è parte integrante di una narrazione che ha come obiettivo quello di scaricare sugli altri, sui nemici esterni, le responsabilità che sono fondamentalmente sue e del Governo che guida. L'insicurezza sociale, ancor prima che dagli immigrati, viene dalla crisi economica, dalla creazione di un mercato del lavoro diventato precario (altro che tutele crescenti!), da un sistema economico nel quale la redistribuzione della ricchezza è diretta solo verso quella minoranza che ogni giorno che passa si arricchisce sempre di più. I soggetti che Renzi individua come nemici (Merkel, la UE) sono esattamente il sistema di potere oligarchico rispetto al quale si è piegato dando corso all'applicazione tout court delle direttive economiche. L'idea di Renzi è quella di una formazione politica liquida, un comitato elettorale allargato, funzionale alla sua ascesa. Puro e semplice trasformismo che ha nell'asse identità nazionale - liberismo il sistema ideologico portante. Renzi è un liberal - nazionale e con la conferenza stampa di fine anno ha posto le basi per questa svolta. Del partito non glie ne importa nulla, altro che banchetti per il tesseramento! Sono stati solo uno specchietto per le allodole. Renzi con il referendum confermativo sulla Costituzione sta cercando di creare il vestito adatto per legittimare sul piano costituzionale il suo potere personale. Quanto sta tentando di fare Renzi lo hanno fatto Erdogan in Turchia, al-Sisi in Egitto, Orban in Ungheria, Putin in Russia, hanno tentato di farlo i gemelli Kaczyński in Polonia e se andiamo indietro nella Storia di esempi ne troviamo molti altri e sempre poco edificanti. Per queste e per molte altre ragioni Renzi sul referendum costituzionale deve essere sconfitto.

3 commenti:

  1. Non ci sarebbe bisogno di nessun referendum per rispedire al mittente chi ha occupato abusivamente Palazzo Chigi, ma chi dovrebbe eseguire lo sfratto è stato nominato dallo stesso nominato: è il nominato che si morde la coda!

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  2. Risposte
    1. Vuole trasformare il referendum sulla riforma costituzionale in un plebiscito sulla sua persona. È un trucco che l'Italia è già stata costretta a patire nel marzo del 1929 quando Mussolini abolì le elezioni parlamentari e le sostituì con il primo plebiscito che, naturalmente, vinse con il 98% dei voti validi. Il referendum si terrà in ottobre e il premier senza voto conta di stravincerlo. Vi piace questa prospettiva? A me no.

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