Cambiare il mondo cambiando il menù: non più schiavi ma liberi!

di Carla Sale Musio. Ci lamentiamo della superficialità, del cinismo e dei soprusi che imperversano nella società occidentale ma poi, per difenderci dallo sgomento che il dilagare della violenza provoca dentro di noi, spranghiamo le porte del nostro cuore, omologandoci a uno stile di vita privo di sensibilità e organizzato ad arte per sostenere il potere di pochi e l’obbedienza timorosa di molti.
Non ci fermiamo mai a considerare quanto i nostri codici interiori contribuiscano a creare le norme della civiltà in cui viviamo, preformando gli eventi che costellano la vita. Gli psicologi sostengono che le regole adottate nel mondo interno sono le stesse che l’inconscio condivide nella quotidianità, rispettandole senza metterne in discussione la validità. La vita interiore non è separata dalla realtà esteriore ma intreccia le cause e gli effetti, modellando la trama del nostro destino. Le idee che sosteniamo e gli abusi che ci permettiamo trovano rispecchiamento nei fatti che ci succedono, perché l’inconscio ne identifica automaticamente la legittimità e tende a perpetuarli. In seguito a questo meccanismo diventa evidente quanto le problematiche che stanno distruggendo l’umanità scaturiscano proprio dai nostri atteggiamenti interiori. Infatti, mentre condanniamo indignati gli innumerevoli episodi di soprusi e corruzione che riempiono le pagine dei giornali, inconsapevolmente coltiviamo in noi stessi i semi della stessa depravazione. Per cambiare questa terribile realtà, è necessario prendere coscienza della relazione che lega le scelte di ognuno a ciò che succede nel mondo, eliminando il cinismo e la violenza dai gesti quotidiani. Nella nostra società, uccidere con leggerezza è considerato inevitabile. Per osservare questa crudeltà, basta entrare in un supermercato! Pezzi di corpi insanguinati e incellofanati, infilzati su uno spiedo, arrostiti o, addirittura, ancora agonizzanti, fanno mostra di sé sui banchi illuminati a festa, mentre uomini e donne indifferenti davanti a quello strazio, scelgono di abusarne l’ingenuità per il solo piacere del palato. Legittimare il massacro e la prepotenza riverbera nella psiche e nella realtà un potere distruttivo, generando l’arroganza e la violenza che così ardentemente vorremmo eliminare dal mondo. In questo modo diventiamo gli artefici degli orrori che ci scandalizzano e ci costringono a chiuderci nell’indifferenza per non soffrire. In un circolo vizioso senza soluzione di continuità. Uscire da questa trappola psicologica presuppone audacia e forza di volontà, perché analizzare con distacco i propri comportamenti brutali, rinunciando all’immagine idealizzata di sé, è un’impresa penosa, adatta a rari pionieri dell’onestà. Per riuscirci, infatti, occorre assumersi la responsabilità dei mali del mondo, ammettendo la malvagità nascosta nelle scelte che costellano le nostre giornate e trovando il coraggio di adottare soluzioni alternative, in un ambiente sociale che ancora schernisce chiunque proclami il valore della fratellanza, dell’empatia e della sensibilità. La deresponsabilizzazione, la paura dell’emarginazione e il bisogno di approvazione, ci sollecitano costantemente a riconfermare il gioco crudele che configura la società della violenza, abiurando nel conformismo le scelte basate sull’amore e sul rispetto di tutte le creature. Ma, finché approveremo la liceità dell’oppressione, permetteremo anche alla coercizione di spadroneggiare nel mondo, condannando noi stessi a una medesima legge del taglione. Per creare le basi di una società fondata sulla solidarietà e sull’amore, è indispensabile scardinare l’ignavia interiore e valutare con obiettività la perversione insita nelle nostre scelte alimentari. Cambiare il menù basato sul dolore, affermando l’inaccettabilità dei soprusi e della prepotenza, significa compiere una rivoluzione profonda, capace di estirpare alla radice l’orrore che dilaga nel mondo e coltivare i semi di una società libera dalla violenza. Finalmente.

1 commento:

  1. Purtroppo il mondo sta andando rovinosamente nella direzione della schiavitù: meno diritti, più povertà!

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