Ciao Francè!

Il fatto di essere dei “grandi” implica anche l’obbligo di saper prendere grandi decisioni, soprattutto a fine carriera: uscire dal campo tra gli applausi e con le proprie gambe. Accade in tutti i “campi” della vita, e il farsi da parte quando il proprio tempo sta per scadere è la regola d’oro soprattutto per chi ha calcato i campi di calcio da campionissimo.
I grandissimi dello sport e del calcio, nella fattispecie, passano nel tempo, né più né meno di tutti quanti gli altri esseri mortali. E' una questione anagrafica. E' una legge della natura! Quel che resta è il ricordo, le prodezze, ma soprattutto per i tifosi della “pedata” quel che rimane, per sempre, è la propria squadra del cuore. Sivori e Charles, Riva e Rivera, Van Basten e Gullit, Platini e Maradona, Del Piero e tanti altri campionissimi hanno saputo "appendere gli scarpini al chiodo" quando ancora erano in grado di calciare meglio di tanti altri giovanissimi scarponi. Ma proprio per questo sono stati dei “grandissimi”, perché si sono ritirati quando la loro parabola iniziava a scendere, quando il loro tempo non era ancora scaduto. Quel che è accaduto al “Capitano”, come ancora lo chiamano a Roma, è quanto di più triste possa succedere ad un grande campione dello sport: non prendere coscienza del tempo che passa. Si dice che errare è umano, ma perseverare è da Totti: a 40 anni suonati la tribuna se l’è cercata. E così la Roma ha deciso per lui e ha spedito il suo monumento targato “numero 10” in tribuna. Ieri i giallorossi sono scesi, comunque, in campo con i tifosi che prima del fischio d'inizio inneggiavano al “C’è solo un Capitano” e a fine partita, dopo aver liquidato con cinque pappine i palermitani, ne sono usciti tra gli applausi e con tutto lo stadio in piedi che cantava “Grazie Roma”. Nel calcio quel che conta non è partecipare, ma vincere. Le vittorie leniscono ogni ferita, fanno dimenticare tutto e tutti. I giocatori passano e finiscono nella bacheca delle società assieme ai trofei. Le squadre no. La "maglia" resta, per sempre!

6 commenti:

  1. Caro capitano,
    Sta finendo male, rischia di finire molto male. Ma non deve finire così. Semplicemente perché non è giusto.
    Nella mia vita da tifoso resterai molto probabilmente il giocatore più longevo. Sei sceso in campo per la prima volta nel 1993, che io non avevo ancora 15 anni. Stai per smettere alla soglia dei miei 38.
    Il mio primo abbonamento è datato 1996. C'eri. Il mio ultimo (per ora): 2013. Ho smesso prima io come abbonato che te come calciatore.
    Non è ovviamente solo una questione di quantità. Ma anche di qualità. Sei stato il giocatore più forte che ho visto allo stadio con la maglia della Roma, quello che ha segnato più gol. Sei il giocatore del gol per il quale ho esultato di più: il 3-3 sotto la Sud di quel derby 1998/99; ne avevamo persi quattro di fila in una sola stagione ed eravamo sotto 3-1: dopo il 3-2 di Di Francesco, segnasti il pareggio a 10 minuti dalla fine, era stato pure espulso Di Biagio.
    Insomma sarai per me sempre IL giocatore della Roma; al secondo posto Di Bartolomei, al terzo Tommasi.
    Ora va trovata una soluzione. Non è accettabile che la tua carriera finisca fuori da Trigoria a causa di una intervista che non avrebbe rilasciato neanche il peggior Cassano o Balotelli.
    Dici giustamente che meriti rispetto. Ma lo meriti prima di tutto da te stesso. Pretendere un contratto a febbraio o un posto da titolare da un allenatore in panchina da sette partite non rende onore alla tua storia. Gente del tuo livello come Giggs o Maldini, negli ultimi anni, hanno sempre rinnovato a fine stagione, non quattro mesi prima. E non hanno mai scelto di andare in tv perché non giocavano.
    Giochi nella Roma da una vita. Ne sei il capitano da circa 20 anni. È nelle cose che tu, in questa storia, sia la persona più ingombrante. Più di Spalletti, più di Pallotta, forse anche più della Roma. Non è colpa tua, ma tant'è. Così sei tu che devi prendere una decisione. E se la società o l'allenatore non dovessero volerti più, ti dovrai far da parte. In silenzio. Come i campioni e i signori veri. Non andare allo scontro. Lo devi a te, alla tua storia, alla Roma (cioè la maglia, non la proprietà), a noi tifosi e soprattutto al ricordo che si avrà di te.
    Se vorrai invece mantenere il punto, finirà male. Per forza. E questa sarebbe l'unica cosa che non ti perdonerei. Con tutto il rispetto, finire come un Giannini qualunque ci farebbe male.
    All'Olimpico non vado praticamente più perché vivo in un'altra città. Ma il biglietto della tua ultima partita lo avrò. Vorrei tornare in curva Sud dopo qualche anno, tra le lacrime, il ricordo di quel 3-3 e la consapevolezza che siamo stati tutti fortunati. Non solamente noi ad avere Totti, ma anche te ad avere noi sempre al tuo fianco.
    Facciamo che tutto questo sia possibile. Fai che tutto questo sia possibile.

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  2. Totti escluso da Roma-Palermo, decisione giusta!

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  3. La sfortuna di Totti è quella di aver aspettato invano di chiudere la carriera alla Roma con la vittoria di un altro scudetto.

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  4. Vorremmo che Roma difendesse se stessa dai ladri con lo stesso orgoglio con cui difende Totti.

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  5. gianni rivera22 febbraio, 2016

    I grandi campioni decidono loro quando smettere, non devono aspettare che siano altri a decidere

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  6. Totti-Spalletti? Colpa della Roma, alla Juve non sarebbe mai successo.

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