La fusione Inps-Inpdap ha mandato in rosso le pensioni degli Statali!

Il sistema previdenziale di oggi è a rischio default, tanto che, se non si corre subito ai ripari, domani non ci saranno più le risorse per pagare le pensioni e quando, poi, andrà a pieno regime la riforma Forenro, ovvero quando i primi pensionati si vedranno calcolato l’assegno previdenziale con il “contributivo secco”,
allora sarà il più drammatico disastro sociale della nostra storia! Infatti, per i futuri pensionati sarà impossibile campare passando dall’oggi lavorativo al domani pensionistico, ovvero da una busta paga di 1.200 euro al mese ad una pensione di appena 800 euro. Dicono - "esperti" e "professoroni" - che la più grande sciagura sia stata quella dell’Inpdap riassorbita dall’Inps. Falso! I dipendenti pubblici, circa tre milioni e mezzo di lavoratori, versano regolarmente, ogni mese, i loro contributi che servono a pagare le pensioni dei colleghi in pensione: era un circolo virtuoso prima della fusione a freddo! Semmai è l'Inps che ha messo "in rosso" i conti previdenziali dei dipendenti pubblici che fino a quando c'era l'Inpdap godevano di ottima salute. Infatti, se i contributi degli statali finiscono nel calderone generale dell’Inps dove chi versa è in numero drammaticamente inferiore a chi preleva (cassintegrati, pensioni sociali e d’invalidità), è poi matematico che i conti non tornano. Ma è da escludersi che le responsabilità siano dei dipendenti pubblici, gli unici in Italia, assieme ai lavoratori dipendenti in regola, che subiscono alla fonte ogni sorta di detrazione sia fiscale che previdenziale! Le responsabilità sono politiche. Sono di chi non vuole separare la previdenza dall’assistenza. Sono di chi non vuole correggere il “contributivo secco” affiancandogli una “quota di stato” che vada ad assimilare l’assegno previdenziale all’ultimo stipendio percepito. Le responsabilità sono di chi continua a permettere che chi ha versato dieci nelle casse dell'Inps prelevi centomila volte mille quando va in pensione!

17 commenti:

  1. Dopo lo scandalo delle pensioni d'oro del Trentino e il super scandaloso atteggiamento della indipendentista del Sud Tirolo Eva Klotz, che la legge comunque gli permette, sarebbe ora di dare un'accelerata all'abolizione del vitalizio/pensione dei Parlamentari. Serve una legge semplice, all'insegna della cultura dell'immediatezza (troppe parole, confondono) che preveda per il periodo del loro mandato solo contributi figurativi ai fini pensionistici. E se già in pensione solo lo stipendio. I Parlamentari, dal punto di vista salariale, vanno trattati come normali dipendenti dello Stato. Dunque, l'articolo 69 della Costituzione Italiana che recita "I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge" va cambiata perchè lascia alle "loro" stesse decisioni l'ammontare dei benefici. In definitiva stiamo parlando di uguaglianza tra i cittadini.

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  2. Le pensioni veramente d’oro, e in gran parte “segrete” (nel senso che di loro si sa poco o nulla) sono un po’ meno di 30 mila, sembra. La formula dubitativa si spiega con il fatto che, secondo una vecchia legge, i vari enti dovrebbero mandare regolarmente i dati sulle pensioni che erogano, ma non lo fanno. Anzi, c’è di peggio: esisteva un Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, istituito nel 1995 dal governo Dini, ma nel 2012 è stato chiuso.

    Il presidente, Alberto Brambilla, ha continuato però, con l’aiuto di alcuni collaboratori, a scrivere il suo rapporto. Nell’ultima edizione ha messo un capitolo sulle pensioni d’oro “segrete”. Lui stesso avverte che il censimento è incompleto, ma comunque risulta molto interessante. Queste pensioni d’oro, che vanno dai 40 ai 200 mila euro all’anno, sono poco meno di 30 mila e fanno capo, in grandissima parte, a enti istituzionali che rivendicano il diritto di fare come gli pare in materia di pensioni, vitalizi, ecc. Non manca praticamente nessuno: Camera dei Deputati, Senatori, Regione Sicilia, Corte Costituzionale.

    La pensione media alla regione Sicilia, ad esempio, è sui 16 mila euro all’anno. A 91 mila arrivano i vitalizi di Camera, Senato e Regioni. A 200 mila le pensioni degli ex giudici costituzionali. Gli ex dipendenti della camera portano a casa 55 mila euro l’anno di pensione. Risulta, secondo gli studi di Brambilla, che in media le pensioni statali sono di 26 mila euro all’anno mentre quelle del settore privato sono meno della metà: 12 mila euro.

    Va ribadito ancora una volta che questi sono dati probabilmente parziali e messi insieme con molta fatica perché tutti gli enti citati (più una certa Fama, fondo pensione agenti marittimi, un unicum mondiale nel suo genere) si rifiutano di fornire dati e procedure e rivendicano la propria autonomia da qualsiasi altra legge che non sia la loro.

    Siamo di fronte a uno scandalo enorme? A guardare le cifre complessive, si direbbe di no. Tutta questa massa di assurdi privilegi costa, alla fine, sul miliardo e mezzo all’anno. Tanti soldi, certo, ma quasi niente rispetto ai 250 miliardi di spesa pensionistica complessiva dell’Italia. Una piccola goccia.

    Quello che fa arrabbiare è che questi signori si ritengano Stato nello Stato (persino gli agenti marittimi), rifiutandosi di sottoporre le loro pensioni a qualsiasi forma di controllo e di valutazione.

    E questo, nel 2016, appare non solo scandaloso, ma anche ridicolo. Difficile immaginare una diminuzione di autorità del Parlamento se lo Stato dovesse decidere di sistemare le pensioni almeno dei dipendenti. Ma non si può. E c’è una ragione altissima: la Camere sono organi costituzionali e quindi dotate di autonomia, anche per quanto riguarda le pensioni.

    Ripeto: c’è più da ridere che da piangere. Nella pacifica Inghilterra, senza Costituzione, il Parlamento decide anche l’emolumento annuale della Regina e di tutto il resto, ovviamente. Qui invece le Camere sono feudi blindati, come la Regione Sicilia (con dei bilanci da incubo) in cui nessuno può entrare. Nemmeno con un reparto di bersaglieri.

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  3. Peccato che il versamento dei dipendenti pubblici sia stato unicamente "virtuale" ovvero calcolato ma mai versato quindi non esiste nessun "tesoro " (purtroppo..!) dei dipendenti pubblici che abbia ripianato sanato i conti dei dipendenti privati. I versamenti dei dipendenti pubblici costituivano una mera scrittura contabile

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    1. È cosi ma è meglio che rimanga cosi, peccato la strumentalizzazione al panico. Il Tesoro paga a monte solo il netto stipendio, ma le PA trascrivono tutto il resto. Stattino IRPEF contributi. A valle paga le pensioni con trasferimenti solo sino al pareggio contabile INPS. Questo x accentrare tesoreria in un solo posto. Già visti i risultati creativi di tesoreria gestita dai comuni con ETF o future. Meglio solo una chiave della cassa!

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    2. Dimenticato. Il beneficio indotto è che le perdite ( assimilate ai trasferimenti) possono essere usate come clava. Lo vediamo tutti i giorni. Dino ad una separazione conti prev/assist. PER LEGGE non capiremo. Sui perimetri dei due campi ci sarà un brl match!

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  4. Se i dipendenti pubblici versano i soldi nelle casse dello Stato per garantirsi una pensione e il governo di turno quei soldi se li frega non è certo colpa dei lavoratori se poi non ci sono le risorse per pagare le pensioni!

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    1. ricalcolo contributivo per tutti..... compreso gli statali. è l'unico sistema giusto ma non lo fanno...
      i dipendenti pubblici avrebbero potuto tenersi la loro cassa

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    2. Contributivo a quale parametro? A PIL di un paese che ne ha 30% sommerso? Che svetta nei rank corruzione? Se invece di proporlo ad altri provasse a farselo cambiare? Raddoppiare la fila alla Caritas fa sentire in compagnia, ma la pancia protesta!

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    3. Contributivo a quale parametro? A PIL di un paese che ne ha 30% sommerso? Che svetta nei rank corruzione? Se invece di proporlo ad altri provasse a farselo cambiare? Raddoppiare la fila alla Caritas fa sentire in compagnia, ma la pancia protesta!

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  5. Se questo Stato non è più in grado di pagare le pensioni restituisca i contributi versati e non faccia più le più ritenute previdenziali in busta paga!

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  6. Cara Maria Adele R., il ricalcolo col contributivo per tutti è giusto, ma da solo non basta: non è che mal comune mezzo gaudio. Occorre garantire una pensione mensile simile all'ultimo stipendio percepito!

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  7. Un sistema Nazionale che si rispetti NON garantisce nessuna rendita di niente, ma una relazione sicura con uno "stile di vita" alla gente che lavora e che deve sapere come andrà a finire.
    Il retributivo lo faceva sulla MEDIA "ultimi 10 anni" non come si semplifica ( ultimo stip) e limitava il coefficiente massimo a 80% e SOLO sino a 40.000€ CUD anno che restituivano 32.000 in pensione ( ottimo, ma siamo area medio medio!!). Poi calava di molto. Poteva essere ancora rivisto in anni e parametri,
    GARANTIRE UNA RENDITA E' COERENTE CON UN FONDO, che per inciso, ti dice che puoi anche perderci e che non sembra adeguato ad un sistema nazionale ( tanto è vero che con PIL negativo si deve già pasticciare e si pasticcerà di più con i redditi bassi nel futuro )
    Il retributivo E' STATO DISTRUTTO DALLE 3000 ECCEZIONI ALLE SUE STESSE REGOLE. Dove fu applicato normalmente (INPS privato ) NON perde NULLA!
    INPDAP fa da vasca di compensazione. Il Tesoro versa trasferimenti sino al pareggio e poi basta. Quanto questo corrisponda alle registrazioni rimane un dato poco monitorato dai media. Se poi si vuole aumentare il panico basta chiamare i TRSFERIMENTI RICAPITALIZZAZIONE. Forse ci stanno pensando?

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  8. La cassa statale ...Inpdap non è stata soppressa... si versa ancora lì.

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  9. Mi domando come si possa affermare una cosa simile. Innanzitutto prima dell'accorpamento dell'inpdap da parte dell'inps quest'ultimo era un ente in attivo di circa 11 miliardi nonostante avesse sul groppone il welfaire, voce che dovrebbe essere a carico della fiscalità generale. Al momemto dell'unificazione l'inpdap ente pubblico aveva un buco di 23 miliardi, l'operazione è servita per scaricare il debito sui lavoratori del privato. Lo stato i contributi dei propri dipendenti li versa solo sulla carta, mentre se c'è qualcuno che paga tutto fino all'ultimo euro senza possibilità di scelta sono i lavoratori del privato. Volevo ricordare inoltre; chi prende vitalizzi, pensioni multiple, baby pensioni , pensioni d'oro non coperte da contribuzioni sono tutti lavoratori del pubblico impiego. Visto che soldi nel calderone inpdap non ce ne sono più hanno voluto far pagare il conto a dei lavoratori che stavano versando soldi veri per un futuro sereno, comodo far cassa sulla pelle degli altri.

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  10. Antonio D.02 marzo, 2016

    LORO, non versavano i contributi previdenziali per i dipendenti pubblici. Così, hanno fatto confluire l’INPDAP ( la Previdenza dei dipendenti statali) con 12 MILIARDI di deficit, nell’INPS (la Previdenza dei lavoratori privati).
    Quando l’INPS non potrà più pagare tutte le pensioni, vi lascio indovinare chi, tra un operaio o un lavoratore autonomo ed un dipendente pubblico (magari, un poliziotto), prenderà la pensione.
    Non solo, mentre i dipendenti pubblici, prendono uno stipendio pieno e quindi, la loro pensione sarà certamente superiore a 1,5 l’assegno sciale, le lavoratrici private part time, NON RAGGIUNGERANNO MAI questo importo, e così, andranno in pensione a 70 anni, SALVO ADEGUAMENTO ASPETTATTIVA DI VITA (art. 24 comma 7).
    Con queste manovre, LORO, raggiungono un duplice obbiettivo:
    Risparmiano sulle pensioni a vantaggio delle LORO d’oro e dei LORO vitalizi.
    Mettono lavoratori pubblici contro lavoratori privati ed autonomi.
    Nel frattempo, autorizzano importazioni di alimenti che minano la salute dei cittadini (LORO, si guardano bene dal mangiarli), i cittadini, si ammalano e muoiono; l’INPS risparmia per le LORO pensioni d’oro.
    Però qualcuno deve pure pagarle le LORO pensioni d’oro ed i LORO vitalizi, ed allora, ecco gli immigrati, che lavorando, pagano i contributi previdenziali, anche se, in base alla legge Fornero, non raggiungeranno mai una pensione di 1,5 l’assegno sociale. Gi immigrati, avranno diritto alla pensione al raggiungimento del 70 anno (vedi sopra).
    Peccato, che NESSUNO degli abitanti africani, ha un’aspettativa di vita oltre i 60 ANNI.
    Et voilà!

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  11. Obiettivo finale. Scardinare INPS. Boeri mescola previdenza e assistenza, poi assimila i trasferimenti x quota inpdap a perdite. Per aggravare tranquillizza i pensionati preconizzando fallimento INPS. Renzi svuota INPS poco x volta riducendo contribuzione x job act e a Boeri non viene in mente che il conto dovrebbe essere a carico fiscalità generale. Target: 5 anni e addio

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  12. Antonio M.04 marzo, 2016

    SEMPRE ADDOSSO AGLI STATALI, MA E' TUTTA INVIDIA!!!
    E’ un’Italia che fa tenerezza e rabbia al tempo stesso, quella che sta inondando di mail il povero sindaco di Sanremo. Un’Italia con le gambe piazzate nel presente ma cuore e testa ancora nel secolo scorso. Un’Italia che proprio non riesce a schiodarsi dall’idea che ti “sistemi” solo in un ufficio pubblico, con lo stipendio fisso, nessuno che ti misuri su come e cosa fai, due obblighi: la mattina timbrare, all’uscita pure.

    Il famoso “posto”.

    Un’Italia che, addirittura, nella sua ingenuità – possiamo chiamarla ignoranza o confusione? – pensa che basti mandare una lettera al primo cittadino, un curriculum all’ufficio protocollo, per essere chiamati direttamente a firmare un contratto nel Pubblico impiego. Eppure lo dice la Costituzione: nella pubblica amministrazione si entra per concorso. Questo aveva chiesto il sindaco di Sanremo al premier Matteo Renzi. L’autorizzazione a bandire rapidamente un concorso straordinario per poter sopperire ai vuoti in organico dopo l’ondata di licenziamenti e sospensioni (circa cento) che sono conseguiti all’ormai famoso scandalo del cartellino. Gente che faceva timbrare ai colleghi e poi se ne andava in giro. Impiegati che marcavano la presenza e se ne andavano a fare sport.

    Il sindaco, oggi, ha uffici chiusi, settori paralizzati e deve sostituire il personale. Così è partito l’appello al governo. Ma contemporaneamente sono cominciate a piovere mail da tutta Italia. Laureati che si propongono. Avvocati che si dicono disponibili. Geometri pronti a prendere servizio. Giovani, giovanissimi e cinquantenni. Da Cuneo, da Torino e dalla Sicilia. Chi elenca le sue competenze. Chi le sue motivazioni. Chi elogia Sanremo, chi si dice amante dei fiori, chi della canzone, chi del mare.

    Questa ondata di desideri fa il paio con le scene viste nei giorni scorsi a Verona. Un posto da infermiere, 4800 domande, oltre 1200 candidati. La disoccupazione, si dirà. Certo. Ma c’è qualcosa che si aggiunge a questo dramma, ed è una grande questione culturale.

    L’idea che solo il pubblico oggi ti garantisca certezza e stabilità, e che solo la certezza e la stabilità fanno una vita di qualità, fanno un lavoro dignitoso. C’è molta arretratezza, in questo pensiero. E un po’ di furbizia.

    Il mondo del lavoro sta già andando in un’altra direzione: lo sanno bene in gran parte dei Paesi occidentali, e ne sono ben consapevoli anche in Italia i giovanissimi, quelli che hanno i padri precari e che il posto fisso non sanno proprio cosa sia e nemmeno più lo cercano. Sono pronti a partire, a guardarsi intorno.

    Quello di cui si ha bisogno, nell’economia globalizzata – ci piaccia o no - non è il lavoro stabile ma il reddito sicuro perché il lavoro, per sua natura, segue i cicli produttivi e questi cambiano in fretta, con una velocità che disorienta. Si può rimanere tutta la vita a fare la stessa cosa nello stesso posto? Una volta sì. Oggi non più.

    Allora serve la certezza del reddito non del posto. Ci si deve aggiornare, essere pronti, muoversi, competere e dentro questa capacità di autorinnovamento, trovare sempre nuovo reddito, nuovo spazio. Siamo tutti datori di lavoro di noi stessi su un mercato che si rinnova.

    Che stress, vero? In effetti, sì. E’ più faticoso, o più stimolante. Ma - ci piaccia o no - è il nuovo mondo.

    Chi manda mail al sindaco ha la testa rivolta al passato e non si è accorto del treno che corre. Resta a piedi ma non riesce a prendersela con se stesso. E’ un’Italia che spera di tornare al tempo dei suoi padri, quando ti “sistemavi” e ti rilassavi. Timbravi all’ingresso e all’uscita. In mezzo, lavoravi quel che c’era da lavorare. Sempre se ti andava. In fondo, chi ti cacciava?

    Un’Italia un po’ pigra, molto attenta ai diritti, un po’ meno ai doveri, che fa appunto tenerezza, nella sua ricerca disperata di pace nel lavoro - come se fosse naturale cercarla - , e rabbia nella sua incapacità di stare al passo, di guardare avanti; in quella ostinazione nel morire di nostalgia e chiamarla ingiustizia.

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