C'è bisogno di Sinistra, ma questi politici non ne sono all'altezza.

di Gerardo Lisco. Sono passati due anni dalla presa di potere di Matteo Renzi e molte cose sono cambiate. Il sistema era impantanato, richiedeva cambiamenti ma non credo che fossero questi i cambiamenti auspicati dalla Società. Mario Tronti ha dichiarato in un’intervista, rilasciata qualche tempo fa a la Repubblica, che pur avendo perso la guerra del ‘900 si sente uno sconfitto ma non un vinto.
Faccio mia questa riflessione aggiungendo che la responsabilità dell’attuale momento storico è da imputare integralmente al ceto politico che ha guidato la Sinistra in questi anni in nome, più che dell’Utopia, del Realismo politico ad ogni costo. Il Realismo politico è servito a giustificare il ruolo di un ceto politico, in prevalenza di provenienza  ex PCI, salvatosi dallo tsunami Tangentopoli solo grazie a favorevoli coincidenze astrali. Questo ceto politico ha utilizzato la narrazione rappresentata dalla tradizione culturale e politica del PCI del “Compromesso Storico” per amministrare un consistente patrimonio elettorale in funzione della propria salvaguardia, buttando alle ortiche la grande Utopia della sinistra ossia la costruzione di una Società più giusta e più equa, questa sì, frutto delle battaglie politiche del Socialismo del ‘900. Di fronte alla stagnazione del sistema, il ceto politico di Sinistra ha assecondato l’azione reazionaria messa in campo dalla tecnocrazia e dalle oligarchie finanziarie rivelandosi incapace di elaborare un modello alternativo e, cosa ancora più grave, mentendo spudoratamente al proprio elettorato. Questo ha portato alla progressiva perdita di consenso da parte di ceti sociali interessati ai temi politici propri della Sinistra. I fatti dai quali evinco la debacle culturale, politica e umana di questo ceto politico, rappresentato simbolicamente da Bersani e Napolitano, sono sostanzialmente quattro. Il primo è la fine del Governo Berlusconi che vede l’ascesa a Presidente del Consiglio di Mario Monti; il secondo è la campagna elettorale condotta da Bersani alle ultime elezioni politiche; il terzo l’incontro di Bersani con il M5S nel quale, non essendo in grado di comprendere linguaggio e simboli, stigmatizza il movimento come populista; il quarto la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica. Dai fatti esposti evinco che questo ceto politico ha assecondato i cambiamenti imposti dalle oligarchie finanziarie e dalla tecnocrazia perché anche esso portatore di una cultura politica oligarchica, autoritaria e tecnocratica. Per capirlo è sufficiente sostituire a termini come ceto politico oligarchia, a tecnocrazia politico di professione, all’idea di partito moderno “Principe” quello di Agenzia tecnica, alla fede incrollabile nella linea del partito (o anche Ditta) la fede nel mercato, e così via. La stessa Presidenza Napolitano è espressione di una concezione della politica oligarchica, tecnocratica ed autoritaria. Il ceto politico che ha guidato la Sinistra in questi anni si è limitato a sostituire l’ideale Comunista con quello Europeista. Ha fatto ciò senza capire che l’Europa che ha contribuito a costruire è solo un’agenzia che regola gli interessi dei ceti dominanti transnazionali. Se Renzi ha cambiato la Società italiana in senso reazionario è stato grazie al ceto politico che ha guidato la Sinistra in questi anni. Ricordo a tutti le modifiche volute proprio da Bersani al regolamento congressuale per permettere a Renzi di candidarsi alla Segreteria nazionale del Pd. Ricordo a tutti le primarie aperte fatte passare come segnale di partecipazione democratica quando sono state solo l’ennesima operazione trasformista che ha gettato le basi per la nascita del Partito della Nazione. Il sistema creato da Renzi si caratterizza: per il lavoro sempre più precario e privo di tutele, per una progressiva deriva autoritaria, per lo svilimento della scuola e della università pubbliche, per la privatizzazione della sanità e dell’economia pubblica, per l’impoverimento di aree geografiche e di pezzi sempre più ampi di società, per la crescita del debito pubblico, per i favoritismi alle banche, per la corruzione dilagante ed altro ancora. Bersani di fronte a tutto questo si indigna peccato solo che dimentica le sue responsabilità.  Ritornando a Tronti è vero non mi sento un vinto, il bisogno di giustizia e di uguaglianza fanno si che i valori della Sinistra risultino ancora attuali, ma è altrettanto vero che c’è bisogno di una classe politica degna di questo nome e Bersani e compagnia non ne sono all’altezza.

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