Governo Renzi: mala "Tempora Rossa" currunt.

Dimissioni presentate. Dimissione accolte. A portare alle dimissioni della ministra dello Sviluppo, non è lo “sviluppo” del Paese che non c’è mai stato, semmai lo sviluppo economico del suo fidanzato e il conseguente sviluppo delle indagini giudiziarie delle intercettazioni del giacimento petrolifero “Tempa Rossa” in Basilicata.
Il fattaccio va a colpire un nervo scoperto del “premier senza voto”, rinfocolando le polemiche sugli idrocarburi a poco più di due settimane dal referendum sulle trivellazioni. Chissà, ci fosse stato un referendum anche sulle banche magari oggi le ministre dimissionarie del governo Renzi sarebbero state due. Ma ci sono amici e amici. Chi va al governo del Belpaese questo lo sa fin troppo bene, e quando occupa quelle poltrone, oltretutto senza il consenso degli elettori, vengono prima gli interessi di papà e fidanzati, poi degli amici degli amici, mai quelli dei cittadini ai quali pensano solo quando si tratta di pagare il conto delle spese di favori e piaceri fatti a parenti, amici e lobby! Il Sistema-Italia, sotto questo aspetto non fa una piega e, nonostante il presunto "cambio verso" del "premier senza voto", viviamo soprattutto di tasse e di scandali.

11 commenti:

  1. Le dimissioni del ministro Guidi sono un'ammissione di colpa, dimostrano il coinvolgimento del ministro Boschi e del Bomba che fanno l'interesse esclusivo dei loro parenti, amici, delle lobby e mai dei cittadini. Devono seguire l'esempio della Guidi e dimettersi subito: la misura è colma. Che altro deve succedere perchè si schiodino dalla poltrona questi abusivi non eletti da nessuno? I cittadini vengono prima dei papà banchieri indagati e dei compagni petrolieri. Basta battute, basta supercazzole, basta balle. Renzie e la Boschi devono presentarsi dinanzi al Parlamento, dire la verità sui favori alle banche, ai petrolieri e alle lobby e andarsene.
    Nella telefonata intercettata dai pm di Potenza nelle indagini sul traffico illecito di rifiuti, tra la ministra Guidi e il compagno Gemelli, si fa riferimento a un emendamento che era stato tolto dallo 'Sblocca-Italia' e che doveva essere reinserito nella legge di Stabilità 2015. "Dovremmo riuscire a metterlo dentro al Senato, se Maria Elena (la ministra Boschi, ndr)) è d'accordo", afferma Guidi nella telefonata. Secondo i pm, l'emendamento avrebbe favorito le aziende di Gemelli, facendogli guadagnare 2,5 milioni di subappalti. La Guidi chiese l'avvallo della Boschi che - per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva - inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia.
    Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro.
    Ora si capisce perchè il Pd ed il governo incitano illegalmente all'astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l'ambiente. Il Bomba non può permetterlo. #RenzieBoschiACasa!

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  2. Monica Setta01 aprile, 2016

    Quindici minuti, una manciata di secondi, niente di più o di meno. Tanto è bastato a Federica Guidi, ricca imprenditrice di una 'multinazionale tascabile' (Ducati energia) già presidente degli juniores di Confindustria, per dimettersi da ministro dello Sviluppo economico. " Sono scombussolata" aveva detto lei il giorno in cui, il 23 febbraio 2014, giurava al Quirinale con un sobrio tailleur grigio tale da apparire fin troppo normale rispetto al completo blu elettrico di Maria Elena Boschi, al blazer glicine di Beatrice Lorenzin o alla giacca color mandarino di Federica Mogherini.

    Pare che ieri pomeriggio, dopo essere stata travolta da un'intercettazione in cui lei lasciava intendere al compagno imprenditore Gianluca Gemelli - indagato dalla Procura di Potenza - il via libera del governo ad un emendamento alla legge di stabilità destinato ad avvantaggiare proprio lui (non lei o le sue aziende), Federica abbia ripetuto la stessa identica frase pronunciata due anni fa: "Sono scombussolata, devo capire che cosa fare".

    La scelta di tirarsi indietro - sicuramente dal governo, non sappiamo se anche dalla sua vischiosa storia d’amore - è maturata quasi subito. Ha preso carta e penna, ha scritto di getto al premier dicendogli di essere assolutamente certa della correttezza del suo operato. Ma il formalismo in questi casi, conta poco. "Il senso dell'opportunità", ha aggiunto la Guidi, "mi impone di rassegnare le mie dimissioni. Continuerò come cittadina ed imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso paese".

    Per quanto mi riguarda, conosco Federica da troppi anni, l'ho tenuta a battesimo nella sua primissima apparizione televisiva a Domenica in, ho condiviso con lei dibattiti pubblici, ho scoperto sul suo volto levigato di energica donna emiliana, la tenerezza del dolce segreto di diventare mamma, quattro anni fa di un bambino bellissimo che è tutta la sua vita. Sapevo dunque perfettamente che la brutta storia di questo maledetto giovedì si sarebbe conclusa in un unico modo, con il suo addio al governo.

    Classe 1969, figlia unica di un solido imprenditore, Guidalberto Guidi, protagonista di lungo corso della vita politica ed economica italiana - una mamma deliziosa, Alessandra, oggi nonna a tempo pieno nella magione di Castelnuovo Rangone - Federica non è mai stata "altro" che una ragazza perbene, una di quelle che studiano sodo, non ti fanno pesare la loro ricchezza anzi non se la godono neppure. Taglio corto, biondo, pochissimo trucco, scarpe dal tacco comodo, mai seduttiva malgrado la falcata da valchiria, gambe sinuose e toniche che avrebbero incantato chiunque in minigonna. E invece lei girava con ampie borse griffate ma cariche di libri, documenti, carte. L'agenda setting zeppa di impegni da incrociare, l'azienda (dove ha sempre avuto un ruolo conquistato sul campo), la Confindustria, prima, dopo il governo.

    La vita rubata alle ore in aereo girando il mondo perché papà l'ha svezzata, come mi raccontava lei, buttandola in fabbrica a partire dal gradino più basso. Fotocopie e caffè, nessun privilegio, nemmeno quello di fare una corsa dal parrucchiere. "Ci vado quasi di nascosto, Monica...", mi confidava qualche mese dopo aver partorito, quando era rientrata frettolosamente al suo posto di comando in Ducati. Accettare di fare il ministro non era stato semplice, c'era da organizzare la quotidianità del figlio che aveva 2 anni e viveva nella casa di famiglia. Con il padre Guidalberto aveva siglato un patto: uno dei due, lei o lui, doveva cercare di tornare a dormire a casa per stare accanto a nonna e nipotino. Negli ultimi tempi era più il padre a rientrare, innamorato pazzo di un bambino molto svelto che lo costringeva a smussare la corazza da duro, inchiodandolo a vedere i cartoni di Peppa Pig in tv fra una merendina ed un peluche.

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  3. Matteo Salvini01 aprile, 2016

    Lo scandalo Guidi? È l'ennesimo, mostruoso conflitto d'interesse di questo governo. Più che Guidi o Boschi la vera responsabilità è quella di Matteo Renzi. È lui che deve dimettersi. Al confronto Berlusconi era un principiante!

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  4. Roberto Calderoli01 aprile, 2016

    Non possiamo che concordare con quanto ha detto Renzi a proposito del caso Regeni, riferendosi alle autorità egiziane, ovvero 'Non accetteremo in Parlamento mezze verità o bugie di comodo'. Ecco, siamo completamente d'accordo e neanche noi in Parlamento accetteremo mezze verità o bugie di comodo, perché altrimenti, caro Renzi, le teste che salteranno non saranno quelle delle tue ministre, Guidi e Boschi, ma la tua...

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  5. Giorgia Meloni01 aprile, 2016

    Ogni giorno emerge un nuovo conflitto di interessi di un ministro, ma è l'intero Governo ad essere in perenne conflitto di interessi perché il governo Renzi è il governo delle lobby, delle banche e dei poteri forti. È un Esecutivo che fa gli interessi dei propri amici e dei propri protettori non quelli del popolo italiano. Come abbiamo fatto con il ministro Boschi con lo scandalo di Banca Etruria, Fratelli d'Italia non chiede le dimissioni del ministro Guidi ma le dimissioni di Renzi e dell'intero Governo.

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  6. Filippo Taddei01 aprile, 2016

    Ho potuto leggere, come penso tutti voi, solamente stralci di un'intercettazione telefonica. Aspetto come tutti gli altri elementi, ma penso che oggi il beneficio del dubbio stia, debba stare dalla parte del ministro. Io, conoscendo il ministro, penso che le sue decisioni, le sue raccomandazioni agli altri membri del governo siano sempre motivate da una sincera convinzione e non certo dall'interesse di fare favoritismi. E' una persona che ha lavorato con sincera convinzione e con determinazione e da quella intercettazione non trovo motivi per cambiare l'opinione che ho su di lei personalmente e su di lei come ministro.

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  7. Arturo Scotto01 aprile, 2016

    L'intero operato del governo appare chiaramente teso ad avvantaggiare i petrolieri e le grandi aziende a scapito del Paese e dell'ambiente. Abbiamo già preparato una mozione di sfiducia che ora proporremo a tutte le forze d'opposizione. Ma è evidente che questa vicenda non chiama in causa solo lei ma l'intero governo.

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  8. Alessandro Cattaneo01 aprile, 2016

    Se ciò che stiamo leggendo sul Ministro Guidi e sulle sue chiamate con il compagno fosse vero, sarebbe chiaro a tutti che siamo di fronte ad un caso sul quale il Governo non può non fare chiarezza. Sempre garantisti, ma di fronte a certe parole e fatti non si può che restare sorpresi ed agire di conseguenza. Le intercettazioni sul Ministro Guidi sono sconcertanti!

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  9. Marco Baldassarre01 aprile, 2016

    Se ciò che apprendiamo da alcuni organi di informazione è vero il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e quello delle Riforme, Maria Elena Boschi, devono immediatamente dimettersi. Non siamo soliti chiedere le dimissioni di nessuno ma qui siamo oltre il conflitto di interessi. Non esistono più scuse la Guidi e la Boschi facciano un passo indietro, subito!

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  10. Lo scandalo per l'emendamento marchetta che ha causato le dimissioni del ministro Guidi ieri sera era stato denunciato dal MoVimento 5 Stelle davanti a tutta l' aula del Senato il 18 dicembre 2014! La Boschi, il Bomba, tutto il Governo e tutti i parlamentari Pd e Ncd sapevano. Ascoltate le parole di Andrea Cioffi in Senato. Tutti sapevano, tutti a casa, a cominciare dal ministro Boschi citata nelle intercettazioni.
    Andrea Cioffi, portavoce M5S Senato, il 18 dicembre 2014:
    "Ma cosa ci sta dentro questa finanziaria? Ci sono tante cose. Ci sono alcuni emendamenti fatti dal Governo che hanno nome e cognome. Ce n’è uno che si chiama “Total”, se volete potete usare “total” sia come nome che come cognome, tipo “Total, total!”. Perché quando voi inserite nella legge la possibilità di rendere opere strategiche anche i tubi che servono per portare il petrolio di Tempa Rossa, che è una concessione data alla Total, e anche le infrastrutture che andranno al porto di Taranto, perché questo stiamo facendo, stiamo facendo un regalo alla Total. Allora ci dobbiamo chiedere: “Ma la Total ha soffiato nell’orecchio di qualcuno, del Governo, che gli scrive l’emendamento? La Total, per caso, la pongo come ipotesi Presidente, ha agevolato il percorso che ha portato alla scrittura di quell’emendamento a suo favore?" La Total ha contribuito economicamente, in maniera trasparente, perché non si possa mai pensare che non lo faccia in maniera trasparente (quello sarebbe un reato e i reati li accerta la magistratura, ed è il caso che inizi a accertarli, magari proprio su questa cosa). Insomma: la Total ha dato qualcosa al Governo che gli ha fatto questo regalo?"
    La Boschi, un conflitto di interessi vivente, rispetti gli italiani e si dimetta. Chiediamoglielo tutti insieme con un messaggio su Twitter con #BoschiDimettiti.

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  11. Un pour parler, tra noi, non siamo magistrati, ma ognuno di noi, ha una sua idea della giustizia, se dipendesse da voi, quale pena dareste, a un ministro della repubblica ritenuto/a colpevole di stare seduto/a su un cadreghino per farsi i beati casi suoi?

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