martedì 17 maggio 2016

Alfio Marchini: Ferrari ti uso. Roma ti amo.


Al centro del dibattito politico all’ombra del Colosseo, tiene banco la querelle sulla Ferrari "nascosta" dal candidato sindaco Alfio Marchini. La notizia è di qualche giorno fa: Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma per il centrodestra, dopo aver girato la città in utilitaria per la sua campagna elettorale, cambia mezzo e sale su una Ferrari grigia, lasciando all'autista la guida della più proletaria Fiat Panda.  La scena si è svolta un paio di settimane fa, ma non è sfuggita ai molti romani che sostavano nella piazzola di un autogrill sul Grande Raccordo Anulare tra Aurelia e Flaminia: arriva un’utilitaria Fiat con a bordo Alfio Marchini.
Il candidato scende dalla Fiat Panda e si avvicina a una più roboante Ferrari grigia parcheggiata sul posto. Un autista passa le chiavi della Ferrari a Marchini, che lascia l’autogrill a bordo del bolide. L’autista si mette al volante della Fiat, verosimilmente, per riportarla in città. Resta il dubbio sulla scena: una casualità o una strategia “elettorale” per non girare in città con macchine troppo imbarazzanti? Il Sor Arfio risponde stizzito alla polemica: “Non vedo dove sia il problema. Se mi vedevano mentre facevo il cambio elicottero che succedeva? Ferrari ti uso. Roma ti amo”.
Ecco due opinioni a confronto sul tema caldo che infiamma le amministrative della Capitale:

Marchini fermati, non fare l'ipocrita: non vendere la Ferrari. di Giuseppe Cruciani. 
Altro che venderla. Alfio Marchini dovrebbe fare campagna elettorale con la sua Ferrari, rivendicando il ruolo di candidato ricco e disinteressato al denaro pubblico. La sobrietà, caro Alfio, va esercitata quando si maneggiano i denari di tutti, mentre in Italia trionfa l'ipocrisia di nascondere e vergognarsi dei propri legittimi guadagni come fossero frutto di una rapina ai danni del popolo affamato. Follia.  In America Trump ostenta con orgoglio i suoi averi, i suoi jet personali, e non si sognerebbe mai di andare a un comizio con una vecchia scassata Chevrolet. Sarebbe ridicolo, come Marchini con l'utilitaria. Di più. Marchini dovrebbe dire: votatemi perché sono super milionario, non me ne frega nulla delle poltrone, potrei passare la mia vita alle Maldive e invece voglio occuparmi delle buche di questa città abbandonata. Dunque, si tolga il finto saio bergogliano, porti la Ferrari in giro per le strade della Capitale e ne compri altre, così l'economia gira meglio.

Anche se la vendi è inutile. di Luca Telese.
Ci sono tre cose che non ho davvero capito in questa benedetta e fantastica telenovela a puntate della Ferrari di Alfio Marchini, dopo l'ultimo colpo di scena, l'annuncio della vendita del bolide.
La prima: se ti piace una Ferrari e te la compri, con i tuoi soldi, non capisco perché tu te ne debba vergognare. La seconda: se la Ferrari dopo essertela comprata, con i tuoi soldi guadagnati lecitamente te la vendi perché sei candidato, a prescindere da tutto il resto, di sicuro stai sbagliando. La terza.  Adesso il costruttore romano dice "Ho capito che per un motivo di opportunità e di stile, se diventi un politico, bisogna seguire l'indicazione della sobrietà di papa Francesco, e spogliarsi di un bene che può urtare la suscettibilità di chi ha meno". Ma perché un politico dovrebbe avere una morale più severa rispetto ad un imprenditore o a un altro personaggio pubblico?
Se fosse così Marchini avrebbe una sola strada: spogliarsi anche della villa, della casa con terrazza a Roma, di buona parte delle sue ricchezze. In sostanza: privarsi di se stesso. Paradossale. Ergo ci sono solo due possibilità: o Marchini è confuso, oppure è molto lucido, e la preoccupazione elettorale, il timore di perdere voti, lo stanno spingendo a fare annunci privi di senso. Secondo me, siccome Marchini non ha nulla da nascondere, tenere l'auto non cambierebbe nulla.
Ma in realtà questa vicenda è interessantissima, sul piano dei simboli, ben oltre La vicenda del candidato, perché è diventata un paradigma: quello del ricco pudìco, del ricco che nel tempo della crisi si preoccupa socialmente del proprio benessere, del ricco che si spinge fino ad annunciare atti di autolesionismo patrimoniale senza che nessuno glielo abbia nemmeno chiesto (né i suoi nemici né i suoi concorrenti alla poltrona di sindaco). Quindi la vicenda della Ferrari e della Peugeot bianca ("Non era una Panda", ha tenuto a precisare con molto scrupolo Marchini) è una metafora dell'Italia che, nel tempo della crisi, impone una austerità impensabile e persino eccessiva. Oppure è tutto uno scherzo, e la vicenda della macchina è solo un formidabile spot per la Ferrari. Fossi Marchionne - nel dubbio - questa sera, regalerei una California rosso fuoco ad ogni candidato a sindaco. Se potesse servire, per contribuire a svelenire, mi sacrificherei pure io: malgrado l'esempio di Papa Francesco sarei disposto ad accettarla. Pensa che gusto parcheggiarla nelle strisce blu, attaccata alla Panda di Marino.

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