Il Movimento 5 Stelle in trasformazione.

di Gerardo Lisco. Il sistema politico italiano somiglia sempre di più a un vulcano in eruzione. Il magma che fuori esce investe ogni cosa costringendo tutti a riposizionarsi per meglio ridefinire la propria identità. Non sfugge a tale necessità il PD di Renzi che epura tutti coloro che provano ad esprimere un pensiero autonomo.
Ultimo caso in ordine di tempo è quello dell’ex Presidente del Consiglio Regionale di Basilicata Piero Lacorazza reo di aver promosso il referendum sulle trivelle in mare. Non sfugge il centrodestra che si contende le spoglie politiche di Silvio Berlusconi. A maggior ragione non vi può sfuggire il M5S che i sondaggi danno a un’incollatura dal PD di Renzi. Con l’esclusione della Lista Fassina alle elezioni comunali di Roma, episodio tragico dal quale emerge la pochezza di un ceto politico incapace e non credibile che in questo modo ha affossato il progetto politico di Sinistra Italiana, l’unica alternativa al PD di Renzi resta il M5S. Il movimento fondato da Grillo e Casaleggio, nato dalla rete, è forse oggi l’organizzazione politica più vicina ai temi del PCI di Enrico Berlinguer. Per capire che sia così è sufficiente ascoltare uno dei comizi della Raggi. Questione morale, questione democratica, partecipazione sono le parole d’ordine della campagna elettorale. Questi non sono temi irrilevanti o pura teoria. Sono di una concretezza senza pari. Sono le uniche proposte di governo capaci di rimettere in sintonia Società Civile e Classe Politica. La campagna elettorale per le comunali di Roma può aiutare a capire quanto sta succedendo nel M5S e cosa rappresenta la Sig.ra Raggi. L’amministrazione Capitolina guidata da Marino si è caratterizzata per i tagli alla spesa pubblica e sociale. Marino è stato uno degli amministratori più ligio alle indicazioni del Governo in materia di riduzione della spesa pubblica. L’azione di risanamento del bilancio comunale condotta da Marino ha finito con lo scaricare i costi sui soli cittadini romani. Da quanto si è appreso dagli organi di stampa se da una parte il Sindaco Marino tagliava la spesa pubblica dall’altra c’era chi utilizzava il denaro pubblico, sperperandolo, per alimentare un sistema di potere e di clientele che ricorda molto il comportamento degli sciacalli. Di fronte a un dato di questo genere è del tutto evidente che la questione morale, di berlingueriana memoria, che pone la Raggi è forma e sostanza. Se il denaro pubblico fosse stato amministrato con onestà, molto probabilmente, i tagli operatori al bilancio comunale si sarebbero tradotti in benefici e non in costi per i cittadini romani. Roma è la Capitale d’Italia ed è per questa ragione che diventa il vero banco di prova che misurerà la capacità del M5S di essere Classe politica di Governo. E’ a Roma che si aprirà o si chiuderà la strada verso il Governo nazionale. Di fronte alla sfida che le elezioni romane rappresentano al M5S si pone il problema di ricompattare i ranghi e di selezionare in modo attento la classe dirigente. Dopo una prima fase dove andavano bene gli agit prop della rete oggi servono professionisti della società civile da trasformare in professionisti della politica e dell’amministrazione della cosa pubblica. I casi Campania, Livorno o la stessa Parma sono il prodotto di una classe politica e di amministratori raffazzonata che un movimento politico che aspira ad essere classe di governo non può più permettersi. Altri aspetti che rinviano al PCI sono l’organizzazione del movimento e i processi attraverso i quali matura la linea politica. Il Direttorio pentastellato ricorda sia il Centralismo Democratico del vecchio PCI che l’idea leninista di partito. I media tendono a far passare l’idea che l’organizzazione strutturata e centralista del M5S non sia democratica. Il vero problema per i ceti egemoni è che un movimento organizzato, strutturato e centralista cozza fortemente contro il mainstrem che vuole una società liquida alla quale debbano corrispondere cartelli elettorali o liste personali espressioni del finanziamento delle lobby. Un’organizzazione politica centralizzata e strutturata non è controllabile ed è difficile condurre contro di essa azioni mediatiche tali da ridurla a più miti consigli nel caso in cui ve ne fosse bisogno. Per l’ideologia liberista, che egemonizza la società italiana e non solo, è inammissibile l’autonomia dello Stato figurarsi quella di un’organizzazione politica alternativa che vuole esprimere una classe politica di Governo. Questione morale, partecipazione, questione democratica, organizzazione centralista sono gli elementi che richiamano il vecchio PCI. Ciò che differenzia il M5S dal PCI è la mancanza della centralità della classe operaia. Sono le trasformazioni sociali ad aver segnato la fine della centralità operaia. Il M5S ha sostituito alla centralità operaia quella dei cittadini. Da qui la battaglia politica in nome di un Demos alternativo all’Oligarchia. La sfida è notevole ma di fronte al vuoto lasciato dalla Sinistra, ilM5S è l’alternativa Democratica all’egemonia Liberista e al suo alter ego rappresentato dal Nazionalpopulismo.

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