Mamme in chat e altri drammi.

di Caterina Steri, Psicologa-Psicoterapeuta. Lavorando spesso con genitori di figli in età scolare mi rendo conto che sono ormai rari quelli che non appartengono al gruppo chat con gli altri genitori della classe dei loro pargoli. I gruppi vengono formati “innocentemente”, soprattutto all’inizio dell’anno in prossimità delle elezioni del rappresentante di classe, per far si che non si perdano “importanti” informazioni, avvisi importanti di scioperi, uscite anticipate…
Poi gli obiettivi diventano altri. Mi è capitato di parlare con madri che fieramente mi riportano di sapere quali compiti per casa abbiano i loro figli già poco prima che rientrino da scuola! Ormai non sono più i figli che dicono che compiti debbano svolgere per il giorno dopo ma i genitori. Siamo di fronte ad eserciti di madri, più raramente vi entrano a far parte i padri, in cui l’obiettivo principale, più o meno esplicito, è quello di tenere sotto controllo i figli e tutto ciò che succede a scuola. Non sento altro che di discussioni accese da commenti tipo: “Oggi mio figlio ha preso in giro il tuo”, che scatenano dei lunghi litigi mediatici, senza nemmeno rendersi conto che poi i bambini oggetto del contenzioso sono usciti da scuola mano nella mano. I bambini si sa, non sono soliti tenere il rancore. Oppure c’è la rincorsa all’errore dell’insegnante: “Ho saputo che a Tizio è stato dato un brutto voto ingiustamente”. Allora tutti si sentono in diritto di dare addosso all’ignara docente. E tutti intanto “diventano insegnanti” a loro volta, senza dare l’occasione a quelli veri di potersi difendere o raccontare la vicenda in questione. Minimi problemi vengono trasformati in veri e propri scontri virtuali e, magari il giorno dopo, quando ci si incontra per accompagnare i pargoli a scuola nessuno ne parla. Da poco una madre mi ha raccontato che è sua abitudine chiedere conferma al gruppo quando il figlio dice di dover uscire con altri compagni. E poi ci si lamenta che i figli abbiano degli atteggiamenti troppo immaturi per la loro età. Voglio ben pensare che sia così, considerato il fatto che non esistano più confini tra la figura del genitore e quella dei figli. Come potrebbero questi ultimi maturare se non solo non gli è permesso di sbagliare, ma nemmeno di provare a fare le cose in modo giusto? Come possiamo ad esempio pretendere che i figli sviluppino il senso del dovere se non permettiamo loro nemmeno di organizzarsi nello svolgimento dei compiti per casa? A questa domanda una madre mi rispose: ”Ma lui è troppo distratto e non ha voglia di studiare!” – “Certo che lo è, non è abituato a fare le cose per se stesso perché gliele fa sempre lei prima”. Tanto meno gli si da la giusta fiducia per poter fare esperienze adatte alla sua età. Se si cerca di salvare sempre i figli, facendo loro da cuscinetto e pensando che a scuola non siano ammesse le brutte figure, perché poi nel gruppo-chat se ne parlerebbe di sicuro, essi non impareranno mai a responsabilizzarsi. In una vita frenetica come quella odierna è anche più comodo e veloce sbrigarsela tra adulti che non parlare con i figli per sapere davvero come se la possano cavare, ma questo va a loro danno. Un’altra cosa che emerge dalle interazioni nei gruppi-chat dei genitori è che i problemi personali possano diventare “comuni”. Durante un colloquio una madre mi raccontò che gli appartenenti alla chat dei genitori le avessero chiesto senza riserve quale fosse esattamente la patologia della figlia disabile, “così, per potersi informare meglio”. Queste non sono domande che fa piacere sentirsi rivolgere, tanto meno in pubblica piazza. E quando uno si leva fuori dal gruppo gli altri tendono a pensare e a scrivere male di lui. Alcuni genitori di oggi presi dalla missione di proteggere in tutto e per tutto i figli, possono non rendersi conto di essere invadenti e invalidanti verso loro. Senza escludere che se si chiedesse ai bambini o ai ragazzi cosa pensino di questo modo di agire, molti di essi direbbero che sarebbe bello poter risolvere i problemi o le situazioni particolari tra coetanei senza l’intervento degli adulti. Chissà quanti screzi verrebbero risolti sul momento?

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