Il PdRenzi, un partito geneticamente modificato: vince solo nei quartieri “in”, lontano dalla "gente"!

Questo primo turno elettorale consegna alla storia un Pd geneticamente modificato. Quello che era per antonomasia il partito degli operai e della lotta di classe si è trasformato, grazie o per colpa di Matteo Renzi, nel partito della classe alta del Paese. La prova provata è il risultato elettorale sul territorio delle grandi metropoli dove il PdRenzi riesce a vincere solo nei quartieri chic di Roma e Milano, raccogliendo i maggiori consensi ai Parioli e in Via Montenapoleone, ovvero nei quartieri “bene” delle due più importanti città italiane. E se prima la sinistra era tacciata di essere un po’ troppo radical chic, oggi il PdRenzi è solo chic. Chi vota PdRenzi sono i ceti alti della società, banchieri, finanzieri, grandi imprenditori, professionisti che hanno accolto a braccia aperte e Pos rigorosamente fuori uso l’elevazione della soglia di denaro contante a 3.000 euro, e perché no, anche qualche irriducibile della vecchia e sepolta falce e martello.
Il risultato è questo: il centro destra che si spacca e rende impotente un grande potenziale elettorale, il Pd che non riesce a fare breccia nel ceto medio e a far dimenticare Marino e la sua cacciata per volere del capo, il Movimento5Stelle che si ritrova d’un tratto solo al comando ad esprimere un “non ci sto, sono tutti uguali, adesso basta, non li voto più!”. Roma che di fronte al degrado, ai servizi sfasciati, alle inchieste su corruzione e mafia, questa Roma senza più etica e morale pubblica vota di pancia per una grande incognita: Virginia Raggi. E' un fatto politico senza precedenti, che segna una svolta nella storia dell’Italia Repubblicana, una svolta che, a differenza di quella del "premier senza voto", tutti gli italiani sperino sia la "svolta buona"! Virginia Raggi fino a ieri non “esisteva” e per la stragrande maggioranza dei romani era una perfetta sconosciuta, ma il 35% di chi è andato a votare l’ha presa come un’ultima speranza, prima ancora che un rifiuto per le vecchie facce dei partiti, per una classe politica esperta, collaudata e competente solo nello sfasciare la città più bella del mondo! Non sappiamo se la Raggia potrà essere un sindaco onesto e capace, ma un fatto è certo: 450 mila romani l’hanno voluta mettere alla prova, preferendo votare una perfetta sconosciuta piuttosto che candidati arcinoti e forse proprio per questo ineleggibili.

2 commenti:

  1. massimo g.07 giugno, 2016

    Vista dall’alto, la mappa elettorale di Roma è un mare grillino in tempesta che circonda una zattera rosé: il centro storico e i Parioli sono gli unici due municipi dell’immensa capitale in cui ha prevalso il Pd. Una foto epocale. Il partito della fu-sinistra che sfonda solo nei quartieri dove vivono i ricchi e i turisti, mentre non trova più le parole per comunicare con la nuova plebe del pubblico impiego e del piccolo cabotaggio, così come a Torino fatica a placare le ansie del ceto medio impoverito. (Va un po’ meglio a Milano, città di commercianti inclini alla moderazione per necessità di mestiere).

    Con tutti i suoi immani difetti, il Pd rimane l’unica comunità politica che vanti ancora uno straccio di classe dirigente. Non si può negare che i Fassino e i Giachetti, rispettivamente cresciuti alla grande scuola di Berlinguer e Pannella, siano più preparati e affidabili delle loro rivali a Cinquestelle. Una delle quali, la Raggi, non brilla neppure per simpatia. Ma l’aria che tira è quella del 1789. Il Terzo Stato degli esclusi e dei penalizzati dalla globalizzazione rivolge la propria rabbia contro i detentori del potere e la traduce in disgusto. Ieri una lettrice mi ha scritto: «Smettetela di intervistare i famosi, non hanno nulla di interessante da dirci. Intervistate i poveri cristi che si arrabattano per arrivare a fine mese». Lo spirito del tempo è questo. Una classe dirigente che non ha più contatti con le periferie dell’esistenza smette di essere élite e diventa aristocrazia. Ciò che la conduce alla distruzione è che non se ne rende nemmeno conto.

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  2. Roma s’è scoperta la capitale della rabbia. Non la rabbia del non voto, che era quella prevista da molti, ma una rabbia attiva. Infatti qui si è votato più che altrove. E si è votato per il vero cambiamento!

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