martedì 28 giugno 2016

Il popolo non ne può più di certe politiche e usa il voto per liberarsene.

Stucchevoli professoroni, grandiosi economisti, pomposi filosofi e storici incartapecoriti, giornalai, tuttologi e opinionisti da intrallazzo, esperti non si sa bene di cosa e i soliti 'video-soloni' che si riempiono la bocca di diritti e libertà, di pace e democrazia, si avvicendano sistematicamente sui media a stracciarsi le vesti per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. Sono arrivati persino a sostenere che su alcuni temi il popolo non dovrebbe mai essere interpellato e che certe votazioni andrebbero riviste e corrette!
Alla faccia della democrazia e della libertà di voto. Costoro blaterano dall’alto di uno status quo che gli consente ancora di galleggiare sopra le macerie umane prodotte dal capitalismo e dalla globalizzazione. Costoro cazzeggiano sulla pelle della gente godendo di retribuzioni esagerate per quello che dicono ma soprattutto per quello che fanno: nulla! Ma quando nel segreto dell’urna viene interpellato il popolo fatto di comuni cittadini che devono quotidianamente combattere per la sopravvivenza delle proprie famiglie, allora le cose cambiano radicalmente. E costoro che "spalleggiano" chi ingrassa sulle spalle della gente - solo per un utilitaristico "do ut des" dacchè se il meccanismo s’inceppa anche per loro finisce il bengodi delle caste - gridano in coro all’apocalisse, al disastro economico e finanziario, al dissesto sociale, quando gli inglesi si permettono di votare l'uscita dalla gabbia della UE per liberarsi una volta per tutte dalle grinfie della Troika, o quando una Raggi o una Appendino stravincono le comunali scalzando le vecchie logiche partitiche e di potere! Lorsignori non gradiscono, e parlano, parlano, parlano... quando farebbero meglio a tacere dal monto che pure stavolta gli è andata di lusso rispetto a quando il popolo tiranneggiato non usava il voto ma i forconi. Il popolo, che qualcuno sta tramutando da sovrano in suddito, è molto più saggio, civile, pacifico ed evoluto delle loro finte democrazie e presunte libertà e, almeno per il momento, ha riposto i forconi. Adesso sta a chi di dovere agire per il bene comune, rispettando la volontà popolare, senza risvegliare sopiti risentimenti forcaioli.

4 commenti:

  1. Se, nella sua famosa lettera, Pier Luigi Celli invitava suo figlio ad andarsene dall’Italia, io sarò più radicale: io non voglio più essere italiano.
    Be’, direte: e chi se ne frega? Problema tuo, no? Forse, ma per esserne sicuri credo se ne debba parlare per il semplice fatto che questa mia tesi presuppone una domanda che potrebbe riguardare una platea più ampia: perché dovrei esserlo? Perché dovrei essere italiano? Perché dovresti essere italiano?
    Iniziare un discorso da una condizione soggettiva è sempre molto pericoloso. Le possibilità di essere vilipeso, sbeffeggiato, “satirizzato”, “ironizzato” sono altissime, e forse anche legittimamente. Tuttavia, siccome mi è concesso questo privilegio di poter scrivere su questo mezzo, correrò i miei rischi.
    Il sociologo francese Pierre Bourdieu, nelle “Meditazioni pascaliane”, consigliava di dichiarare il proprio punto di vista prima di esporre qualunque tesi. Ben detto, ed ecco qua il mio punto di vista: nel mio personale “romanzo di formazione” il concetto di “italianità”, così come quello di “Nazione”, “Patria”, “Identità”, hanno sempre avuto un ruolo marginale se non nullo. Diciamo che il mio trovarmi qui “per caso” ha fatto e fa di me un cittadino formalmente italiano, ma nulla di più. Diciamo che, per utilizzare un termine desueto e che farà irritare molti, mi sono sempre sentito “internazionalista” o, per essere contemporanei, “globalista”, nonché “cosmopolita”.
    Poi, come per ognuno di noi, piano piano si è maturati, cresciuti, si è andati a lavorare, si sono fatte esperienze esistenziali, culturali e, perché no, burocratiche. Insomma, si è vissuto dialogando quotidianamente con la realtà che ci si presentava di fronte, a volte subendola a volte plasmandola. Banale, esperienza comune a tutti noi, certo. La vita, nulla di più, nulla di meno. O forse no, non poi così banale. La vita vissuta in un contesto, la vita vissuta in determinate condizioni oggettive, ossia, nel nostro caso, l’Italia così come si è evoluta e come è cambiata negli anni e che cosa è oggi.
    Bene, a me l’Italia di oggi fa letteralmente schifo. Sì, schifo proprio. Consapevolmente schifo, per cui tale consapevolezza non può che farmi trarre le necessarie conseguenze dal mio “romanzo di formazione”: non voglio più essere italiano, per cui chiedo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di togliermi la cittadinanza italiana, perché io non sono più un italiano.
    L’Italia è un paese fondato sui clan, le famiglie, le cordate, il disastro burocratico, l’inefficienza tecnologica, il dissesto idrogeologico, l’obsolescenza delle infrastrutture, la criminalità organizzata, la truffa politica come questi referendum che faranno la fine della famosa legge sul finanziamento pubblico dei partiti, il non mantenere mai la parola data, l’abbandono delle forze dell’ordine, l’evasione fiscale, il banditismo in ogni settore pubblico e privato, il ricatto, l’estorsione, il pettegolezzo, la distruzione della scuola pubblica in ogni sua forma, l’abbandono dei nostri beni culturali, l’ingessatura del mondo del lavoro, il precariato straccione, un cattolicesimo reazionario, l’inganno agli immigrati, un sindacato ottocentesco, dei partiti (sinistra e destra) impresentabili, vecchi, logori, sfiancati, un nepotismo sfrenato in ogni settore pubblico e privato, e potrei continuare per pagine e pagine.
    Bene, se questa è oggi l’Italia io non sono un italiano, mi fa schifo esserlo, me ne vergogno e non lo voglio più essere e chiedo a ognuno di voi perché vuole essere italiano, non perché lo è “per caso”. Perché oggi, nelle condizioni date dell’Italia contemporanea, un cittadino italiano vuole continuare a definirsi tale?
    Spiegatemelo.

    RispondiElimina
  2. Non sempre e non tutto il popolo è bue. A volte come in Inghilterra, a Roma e a Torino sa prendere il toro per le corna: forse ci stiamo svegliando?

    RispondiElimina
  3. Il voto è l'unica "arma" democratica di cui disponiamo per dirgli pacificamente e serenamente: ci avete scocciato, andatevene!!!

    RispondiElimina
  4. Ci volevano seppellire sotto le macerie dei loro giochi di Palazzo, ma finalmente qualcuno, tanti, molti si sono ripresi e stanno riemergendo, stanno tornando alla luce, un altro sforzo e saremo tutti più liberi e meno poveri!

    RispondiElimina

freeskipeer è uno spazio libero. L'immediatezza della pubblicazione dei commenti non permette filtri preventivi. Per questa ragione chi commenta è il solo responsabile del contenuto delle proprie affermazioni. freeskipeer si dissocia da eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

freeskipeer si dissocia categoricamente da:
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)