La fine del ceto medio.

La politica di oggi si nutre solo di numeri macroeconomici e di denari, tanti denari, troppi. La politica di oggi ignora le vere istanze dei cittadini: lavoro, pensioni, scuola, salute, sicurezza, giustizia, vivibilità sostenibile a fronte di salari e pensioni che tengano il passo con il caro vita. Oggi un famiglia di quattro persone che fa una passeggiatina per le vie del centro e vuole prendere un gelato si deve accontentare di quello microscopico da due euro, per una spesa totale di otto euro, che rapportati ad uno stipendio medio di 1.200 euro, sono una spesa! Quando mai una famiglia arrivava a spendere 16 mila lire per quattro coni gelato! Perché è ancora in lire che si deve ragionare quando si mette mano al portafoglio, dal momento che si guadagna il Lire ma si spende in Euro. Si incassa mezzo e si spende doppio!
E allora capita che mamma e papà, per non privare i figli del minimo indispensabile, facciano a meno del gelato: oggi rinunciano al gelato, domani al cinema o al parrucchiere, dopodomani a prendere l’automobile e dopodomani chissà a cos’altro ancora! Questa è la vita che la politica di oggi consente ai cittadini spremuti come limoni da un fisco ingiusto, che va a colpire sempre e soltanto i “soliti fessi”. Una politica che consente ai grandi gruppi di ingrassare, alle lobby di speculare, lasciando morire il ceto medio. La politica guarda soltanto al proprio tornaconto personale, ai numeri dell’economia, parla di crescita e di riforme, ma resta sorda al grido di dolore che sale dal ceto medio che giorno dopo giorno si vede trascinare sempre più in basso nella scala sociale. Operai, insegnanti e impiegati che non riescono più a mandare i figli all’università, a cambiare il vecchio frigorifero, a farsi otturare un dente, a pagare le spese sulla casa al mare e che non riescono neppure a venderla perché in Italia i soldi non circolano più dall'alto verso il basso, ma soltanto in alto. E dall’alto non piove più niente!

2 commenti:

  1. È finita un'era, in Italia. Ha segnato la società e l'economia e, quindi, anche la politica. È l'era dei ceti medi, che ha marcato la crescita del Paese, dopo gli anni Ottanta. Quando lo sviluppo economico ha cambiato geografia e localizzazione produttiva.

    Dalle grandi fabbriche delle metropoli del Nord si è spostato nelle piccole aziende del Nordest - e dell'Italia centrale. Giuseppe De Rita, con il suo linguaggio immaginifico, negli anni Novanta, aveva definito questa tendenza: "cetomedizzazione". Un processo antropologico, oltre (e più) che socioeconomico. Si spiega attraverso "l'innalzamento di coloro i quali erano alla base della piramide e lo scivolamento di una parte della vecchia elite". In altri termini, a partire dagli anni Ottanta, si è assistito al declino della borghesia urbana e industriale, peraltro, in Italia, tradizionalmente debole. E al parallelo affermarsi di una piccola borghesia, diffusa nel mondo delle piccole imprese e del lavoro autonomo. Distante e ostile rispetto allo Stato e alla politica. Educata ai valori della competizione individuale e, meglio ancora, dell'individualismo possessivo, per citare Macpherson. Questa realtà socio-economica si è trovata, a lungo, sprovvista di rappresentanza. Non gliela potevano, certamente, dare i partiti di massa della Prima Repubblica, DC e PCI. Integrati nello Stato e nel sistema pubblico. Nelle reti comunitarie del territorio. Nel sistema assistenziale.

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  2. "Oggi firmeremo accordi per oltre un miliardo di euro, accordi legittimi nel quadro delle sanzioni perché noi rispettiamo tutte le regole". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi quantifica così, a margine della visita al cantiere Astaldi a San Pietroburgo, il valore delle intese che oggi pomeriggio, alla presenza anche di Vladimir Putin saranno firmate tra aziende italiane e russe. E A NOI CITTADINI QUANTO ARRIVERA'? ZERO, COME AL SOLITO! LORO INGRASSANO E A NOI CI TENGONO A STECCHETTO: SE LI CONOSCI NON LI VOTI!!!

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