giovedì 23 giugno 2016

La possibile Sinistra tra identità e possibili alleanze.

di Gerardo Lisco. Il risultato elettorale raggiunto dalle liste che si richiamano a Sinistra Italiana non è stato molto esaltante. A Torino e a Milano si sono attestate al di sotto del 4%, a Roma poco più, in linea di massima il consenso è lo stesso raggiunto alle ultime elezioni Europee dalla Lista Tsipras. I dati di Napoli con l’affermazione di De Magistris e di Cagliari con Zedda non aiutano per il semplice fatto che sono proposte politiche non conciliabili tra di loro per il tipo di alleanze proposte.
Chi non vota il PD di Renzi se non si astiene vota M5S. Tanto a Torino quanto a Roma gli elettori che tradizionalmente votavano centrosinistra hanno scelto l’Appendino e la Raggi. E’ l’elettorato dei quartieri disagiati che ha scelto di sostenere il M5S. Di fronte a questo dato il dibattito che sta animando Sinistra Italiana tra la riproposizione di una rediviva alleanza di centrosinistra, quindi un’alleanza con il PD di Renzi, e la voglia di intraprendere un percorso nuovo all’insegna della destrutturazione dei luoghi comuni della Sinistra, appare un’opzione obbligata. L’alleanza con il PD di Renzi non è esiste in agenda semplicemente perché non è nelle intenzioni di Renzi. Questo approccio di Renzi vale tanto rispetto alla Sinistra c.d. radicale quanto rispetto alla minoranza Dem.. Coloro che pensano che, dopo la sconfitta a Roma e Milano, Renzi possa cambiare strategia politica è fuori strada. Renzi ciò che vuole fare lo ha sempre dichiarato e cioè un nuovo soggetto politico svuotando e snaturando il progetto iniziale del PD. Operando nel senso di modificare la cultura politica sulla quale è nato il PD e cioè i valori della Resistenza tradotti nei principi di carattere generale della Costituzione. Renzi ha in mente la costruzione di un soggetto politico neoliberista espressione del blocco sociale e di potere rappresentato dalla finanza e da quella parte del mondo delle imprese legato all’export. Di fronte a questo disegno quei pezzi di ceto politico proveniente dalla Sinistra per così dire tradizionale: Migliore, Chiamparino, Fassino, Damiano, Orfini, accordandosi con Renzi, ha trovato la propria collocazione nell’ambito del nuovo progetto politico. Il modello di Renzi è il modello Sala. Ossia un candidato di destra che scavalca a destra il candidato offerto dalla destra tradizionale. Di fronte a questo a questo quadro, ribadisco il problema dell’alleanza con Renzi non esiste. Sinistra Italiana ha di fronte a se una sola opzione ed è quella di smarcarsi definitivamente dal PD di Renzi e di avventurarsi nel mare degli interessi sociali e dei territori, apparentemente contrapposti, ma che se abilmente portati a sintesi possono essere la base di consenso elettorale capace di andare molto al di là dell’attuale 4% - 5%. Ci sono pezzi di Società e territori sui quali il Governo Renzi sta scaricando i costi di ristrutturazione del sistema Italia. Lo sta facendo rispetto al Mezzogiorno operando quotidianamente in funzione del trasferimento di risorse economiche e umane verso il Nord. La vicenda di Napoli con la vittoria di De Magistris rappresenta sicuramente un fatto positivo. Ma non l’unico. Non tutti i governatori meridionali sono allineati e coperti rispetto alle politiche economiche del Governo. Penso ad Emiliano. Non si tratta di chiedere al Governatore della Puglia di entrare in Sinistra Italiana, cosa ridicola al solo pensarla. Si tratta invece di mettere in campo una proposta politica capace di far convergere interessi ampi in grado di alimentare contraddizioni e spaccature all’interno del blocco di potere che sorregge Renzi. Quando parlo di creare le condizioni per nuove alleanze penso all’Appendino a Torino e alla Raggi a Roma. Penso al M5S nel suo complesso. La vittoria della Appendino dimostra che l’alleanza tra il PD piemontese e Renzi non è riuscita a rappresentare, quindi a tradurre in maggioranza elettorale, gli interessi presenti nel Nord Italia. Sempre rispetto alla necessità di trovare alleanze sociali, economiche e politiche penso a quel mondo di piccole e medie imprese che producono per il mercato interno. Sistema produttivo strozzato da politiche economiche e finanziarie schiacciate a sostegno del sistema creditizio e delle imprese esportatrici. Le istanze delle medie e piccole imprese legate alla domanda interna fanno il paio con le politiche neoliberiste della “moderazione salariale”. Bassi salari, bassi consumi. Esiste in conclusione una vasta area sociale che ha bisogno di rappresentanza. Perché Sinistra Italiana possa diventare riferimento per questa pluralità di interessi, oltre che marcare la propria distanza dal PD di Renzi, deve liberarsi di retaggi culturali resi obsoleti dalle modifiche della struttura sociale ed economiche intervenuta in questi anni. Deve capire che per perseguire gli obiettivi di una Democrazia più avanzata all’insegna della giustizia sociale e dell’eguaglianza deve essere in grado di rinnovare i paradigmi economici e culturali quali si ispira. Le condizioni perché un soggetto politico di Sinistra possa nascere e crescere ci sono bisogna solo coglierle.

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