venerdì 17 giugno 2016

L’amore ai tempi di WatsApp.

di Caterina Steri. Quando non esistevano i cellulari il corteggiamento tra le persone veniva vissuto in modo molto differente rispetto ad oggi. Ci voleva un enorme coraggio per rivelare il proprio interesse all’amata o amato e affrontare la situazione di persona poteva creare forti imbarazzi. Con l’avvento dei cellulari, il tutto è stato facilitato perché ci si poteva aiutare con i messaggi. Era un gioco certosino dover concentrare tutto quanto in centocinquanta caratteri, senza contare che per diverso tempo sono stati a pagamento, quindi era meglio stare attenti a non sprecarli. Dalla parte di chi li riceveva venivano attesi con trepidazione e si rifletteva parecchio prima di rispondere. Con l’avvento di WatsApp la situazione si è trasformata. Tutto è molto più veloce, istantaneo e senza nessun limite di spazio o di numeri di messaggi.
Inoltre si può avere la conferma di quando il messaggio viene ricevuto e addirittura letto. Si è venuta a creare una condizione estremamente vantaggiosa, seppur forse poco romantica. Poter avere la certezza che il destinatario abbia non solo ricevuto, ma anche letto il messaggio si presta perfettamente a generare fraintendimenti ed ipotesi di vario genere, soprattutto quelle negative, pessimiste e diffidenti. “Ha già letto da tempo e non mi ha ancora risposto, non gli frega nulla di me!” Solo per citarne una. Senza contare tutti i litigi che scoppiano per un’emoticon sbagliata o per un punto esclamativo digitato al posto di quello interrogativo. Piccolezze che possono creare vere e proprie tragedie che non hanno nulla da invidiare al teatro greco di altri tempi. Purtroppo per noi, la fregatura sta nell’abuso degli strumenti che abbiamo a disposizione e quando ci abituiamo a comunicare solo ed esclusivamente con chat veloci ed emoticon la relazione può perdere di significato o assumerne uno che non avevamo programmato, tanto meno desiderato. Cadiamo nella trappola di voler responsi immediati, ci aspettiamo che l’altro scriva ciò che noi vorremmo e se non accade sono guai. Controlliamo in continuazione quando l’altro è online e addirittura l’ultima volta che lo è stato. Richiudiamo la relazione in variabili rigide e soprattutto virtuali che ci svelano la realtà, ma relativamente. Che ne sappiamo perché non abbiamo avuto risposta in fin dei conti? Sapere di non avere la priorità nella lista delle chat può far perdere la ragione e fomentare gelosie e dubbi di qualsiasi natura. Ci sono persone che passano ore a monitorare la situazione in maniera più meticolosa di qualsiasi istituto di ricerca. Insomma, WatsApp ha rivoluzionato anche il modo di approcciarsi sentimentalmente, quasi dettandone i canoni e creando confusione, a volte pure identificazione, tra il mondo virtuale e quello reale. Mi chiedo quanti di noi ne siano pienamente consapevoli, e quante relazioni si svolgerebbero in modo diverso se ne facessimo un altro tipo di uso? Come sarebbe andata tra Dante e Beatrice se avessero potuto chattare? L’innamorato poeta l’avrebbe comunque eletta al ruolo di guida e maestra nel suo Paradiso o avrebbe scoperto lati di lei che non l’avrebbero mostrata “tanto gentile e tanto onesta” se lui non avesse risposto immediatamente ad un suo messaggio?

1 commento:

  1. Tutti persi nei telefonini a chattare, ma che razza di mondo è questo che guarda dentro un cellulare e non alza mai la testa a guardare le stelle?

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