martedì 14 giugno 2016

L’amore possessivo e la mutilazione dell’individualità.

di Caterina Steri. Nonostante sembri un retaggio di altri tempi, spesso si pensa che in una relazione amorosa la sofferenza debba essere sempre giustificata, facendo quasi coincidere il concetto di amore con quelli di sacrificio e sopportazione. Ci si ritrova non solo a tollerare il malessere e la mancanza di libertà individuale, ma addirittura si scambia la concezione di “possessione” con quella di amore. Quasi a voler dire che l’amore non possa essere autentico se non “sacrificato”.
Tutto questo accade ancora nonostante le enormi differenze oggettive che sussistono tra il vero amore e la possessione. Non è sano ad esempio cercare di annullare le due persone che formano la coppia in nome di un “noi” indissolubile, come se si fosse un’unica entità. All’inizio, durante la fase dell’innamoramento è naturale sentirsi totalmente fusi l’uno nell’altra, ma questo non significa che ad un certo punto non ci si debba “distaccare” per trovare un nuovo equilibrio a due, in cui entrambe le parti vengono rispettate e conservate. Sarebbe bello chiedersi sempre se ci piacerebbe stare con una persona che ci accetta e rispetta per come siamo o con una che vorrebbe cambiarci in continuazione, che manca di fiducia nei nostri confronti e per questo ci controlla in ogni momento? E soprattutto, sarebbe bello chiedersi se la persona con cui stiamo ci aiuti ad essere delle persone felici? Non è amore sano quando si pretende che ogni confine venga eliminato. Ad esempio, con il diritto di controllare il cellulare dell’altro perché tanto bisogna dirsi tutto. Tutto questo è semplicemente una forma di controllo su un’altra persona. Anche i bambini tendono a voler possedere tutto, ma ad un certo punto devono rendersi conto che esistono delle cose o situazioni che non possono sempre avere e controllare. In alcuni adulti questo processo di maturazione potrebbe non avvenire perché troppe insicurezze e l’incapacità di gestire la frustrazione derivante portano ad illudersi di dover possedere le persone e farne una proprietà personale per cercare di tenerle sempre con se e garantirsi una totale fedeltà da parte loro. Nei casi più gravi il possesso porta a limitare totalmente la vita dell’altro, a volte anche con la morte. Non deve essere obbligatorio chiedere il permesso all’altro, tanto meno evitare di fare o pensare in un certo modo se non coincide con il punto di vista del partner. Nel sentirsi liberi in una relazione non ci sono ansie e gelosie, ma possibilità di coltivare serenamente il rapporto. Quando invece si tenta di controllare arriva la gelosia, la manipolazione, i ricatti, i tentativi di isolamento e di svalutazione. Insomma, tutto il contrario del vero amore in cui la mutilazione psicologica la fa da padrona. Quando poi vi è la mancanza di fiducia mi chiedo cosa resti dell’amore se si è più impegnati a “smascherare” le mancanze dell’altro, che non a costruire un rapporto di sincerità? L’amore è anche il rispetto dell’individualità dell’altro, non il suo controllo come fosse di nostra proprietà.

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