Milano. In ballo-ttaggio non c'è solo il sindaco, ma il futuro di destra, sinistra e governo nazionale!

A Milano si gioca una partita importante non solo per la città della Madonnina, ma soprattutto per la politica Nazionale. Un test importantissimo per il centrodestra che si presenta unito in un momento di grandi divisioni, ma anche la prova del nove per il governo Renzi. Se il candidato del “premier senza voto” non dovesse spuntarla su quello di Berlusconi e Salvini, tante cose potrebbero cambiare sia in Parlamento che al Nazzareno!
Ma chi vincerà a Milano tra Sala e Parisi nel ballottaggio di domenica? Tranquilli, non lo sanno nemmeno i sondaggisti più esperti. In molti li hanno definiti come due facce della stessa medaglia, ma proviamo a trovarne le differenze.

Stefano Parisi: "Ecco perché votare per me". 

Cambiamento. La città chiede un cambiamento. Lo chiedono soprattutto quelli che hanno voglia di fare, di dimostrare il proprio valore; quelli che credono nel merito e non si rassegnano a un futuro determinato solo dalla classe sociale da cui ciascuno parte. Non è un caso che i nostri voti siano arrivati dalle periferie, non frequentate dalla sinistra radical chic. 
Tasse. Abbasseremo le tasse. La giunta uscente ha aumentato in modo incredibile il carico fiscale su cittadini e imprese, con danni per la crescita e l’occupazione. Noi ridurremo la tassazione locale, per dare respiro all’economia e per portare Milano a competere con le grandi metropoli europee.
Sicurezza. Abbiamo una posizione chiara su sicurezza, degrado e illegalità. Conosciamo i problemi che affrontano i milanesi tutti i giorni, specialmente fuori dal centro storico. E non li sottovalutiamo, ma pensiamo a come risolverli nel modo più efficace. Perché sentirsi sicuri di uscire di casa deve essere un diritto di tutti. 
Riprogettare la città. Il nostro è un progetto che guarda al futuro. Con l’amministrazione uscente nulla di nuovo è stato approvato e la città vive di progetti delle giunte passate: Expo, Porta Nuova, City Life, metro 4 e 5. La rendita è finita: ci vuole un cambiamento radicale per ripartire a progettare la città del presente e del futuro. 
Autonomia. Vogliamo una Milano autonoma da Roma, da Renzi e dalla vecchia politica. Più autonomia significa libertà di gestire la città, di ridurre la burocrazia e la pressione fiscale.

Giuseppe Sala: "Ecco perché votare per me". 

Internazionalità. Expo ha inserito Milano fra le città più attrattive d'Europa. Ora dobbiamo valorizzare questo posizionamento e renderlo stabile, così da far diventare la città sempre più capace di generare sviluppo e crescita. 
Innovazione. Lavoreremo per fare di Milano la capitale dei talenti e delle startup. A cominciare dal progetto Human Technopole, che proseguirà il lavoro iniziato a Expo sulle tematiche dell'alimentazione e della ricerca, rappresentando un incentivo a investire per altre aziende.
Inclusione. Il grande sforzo pubblico comunale deve essere finalizzato a un’azione forte e continuativa sulle politiche sociali, della formazione e dell’accompagnamento al lavoro. Centrale poi è il problema della casa. Il mio obiettivo è arrivare a zero alloggi del Comune sfitti in 2 anni. Per trovare risorse alienerò, se sarà necessario, parte del patrimonio comunale, come quote di Sea e A2a.
Periferie. È necessario conoscere le periferie e ascoltare le istanze dei cittadini per poter agire in modo mirato. Assieme agli abitanti delle diverse zone abbiamo individuato due interventi necessari per ogni area. Ci impegneremo a realizzare queste istanze nei prossimi 5 anni. Ma grande impegno lo metteremo anche sul tema della riqualificazione, del rilancio e dello sviluppo partecipato. 
Continuità e rilancio. La giunta Pisapia ha segnato un momento di grande crescita per Milano. La città ha bisogna di continuare su questa strada, migliorando il lavoro fatto fin qui. Ci impegneremo a rilanciare i grandi temi come le periferie, la trasparenza, l’ambiente, la mobilità e la casa. Per farlo cercheremo sinergie con i privati e lavoreremo in maniera partecipata con i cittadini.

1 commento:

  1. Si sente ripetere spesso, in questi giorni, che le elezioni amministrative non hanno e non dovrebbero avere, quale che sia il loro esito, un riflesso politico nazionale. Quando si vota per scegliere un sindaco o un governatore si ragiona infatti in modo diverso da quando si è chiamati a decidere il governo del Paese.
    Ma bisogna considerare che quando si ragiona in questo modo si commette un errore di metodo: ci si concentra sulla parte trascurando il tutto che la contiene. Se è vero che il voto delle singole città produce effetti e conseguenze solo in quel particolare ambito territoriale, è anche vero che una consultazione che chiama alle urne milioni di cittadini, da Nord a Sud, inevitabilmente rappresenta un sondaggio attendibile sugli umori e gli orientamenti di questi ultimi.
    Anche perché - terzo elemento da considerare - non è per niente vero, per il fatto di votare per il rinnovo di un’amministrazione locale, che gli elettori si facciano guidare solo da motivazioni e calcoli a loro volta localistici. Alcuni lo fanno, altri no. Ma la cosa più probabile è che nella scelta di votare per un candidato o un partito le ragioni generali e quelle particolari si mescolino tra di loro, secondo una miscela difficile da predefinire. Quello amministrativo lo potremmo definire un voto politicamente strabico. Con un occhio si guarda certamente ai candidati locali. Ma con l'altro guarda al centro!

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