giovedì 11 agosto 2016

L'Ape di Renzi è solo uno strumento che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

di Gerardo Lisco. Il Governo per bocca del Ministro Poletti e del Vicesegretario Nannicini è intenzionato a mettere mano alla questione pensioni. La propaganda di regime tende a far passare il provvedimento come uno strumento perequativo rispetto all’attuale sistema introdotto da Monti/Fornero su indicazione di Draghi e Trichet. Di fatto l’Ape, acronimo di Anticipazione della pensione, è solo uno strumento di redistribuzione dei redditi che sposta risorse da chi ha poco verso quei ceti sociali interessati
alla finanziarizzazione dell’economia e ai tagli alla spesa pubblica soprattutto se dedicata al sociale. Il provvedimento, prioritario nella prossima Legge Stabilità, contempla la possibilità di andare in pensione per coloro a cui manca poco più di tre anni al raggiungimento dei limiti fissati dalla Legge Fornero. Possono accedervi i lavoratori pubblici, privati e autonomi. L’assegno pensionistico si configura come una vera e propria anticipazione sulla pensione futura. Il beneficiario dell’Ape dovrà restituire la somma anticipata in 20 anni ed è obbligato a sottoscrivere una polizza assicurativa a garanzia della restituzione della somme avute in anticipo. Si ipotizza una penalizzazione del 5% per ogni anno di anticipo che, proiettata su oltre tre anni, arriverebbe a circa il 20% e si prolungherebbe per l’intera vita del pensionato. Per i redditi più bassi è in cantiere l’ipotesi di introdurre detrazioni fino all’80 - 90% in modo da ridurre gli effetti della penalizzazione. Una prima contraddizione da rilevare è che, stando a quanto ha dichiarato Nannicini, nella prossima finanziaria verrà anche innalzato il tetto della retribuzione legata a prestazioni straordinarie ai fini della detassazione insieme alla fascia di reddito. Un tale provvedimento incentiverebbe i lavoratori a restare in azienda più che a chiedere di andare in pensione; infatti se consideriamo che l’Ape è rivolta a coloro che hanno un’età compresa tra i 63 e i 65 anni parliamo di lavoratori che sono al massimo della carriera e che hanno tutto da guadagnare a restare ancora al lavoro. Da ciò evinco che l’Ape sia rivolta a quelle fasce di lavoratori che si trovano a vivere una situazione di disagio legata a processi di ristrutturazione aziendale. Pertanto, più che porre una toppa alla Legge Fornero, il vero fine del Governo è quello di risolvere le criticità sia del sistema bancario che delle aziende in ristrutturazione. D’altra parte questo provvedimento, interessando anche i dipendenti pubblici, potrebbe essere finalizzato a mitigare gli effetti della “controriforma” della P.A. voluta dalla Madia che ha introdotto il licenziamento dei dipendenti pubblici in caso di esuberi dovuti alla riduzioni di compiti e funzioni della P.A.. Leggendo l’Ape in combinato disposto con tutti i provvedimenti che riguardano la ristrutturazione del sistema bancario, quello industriale e le privatizzazioni dei servizi pubblici di interesse economico, scopriamo che siamo in presenza di una enorme operazione di redistribuzione della ricchezza dalle fasce più deboli a quelle più ricche della società italiana. Per capirlo è sufficiente riflettere su cosa sono i vari Fondi Atlante e il bail-in. L’applicazione della regola del bail-in prevede che siano soci e correntisti a rispondere in solido con la banca in caso di insolvibilità secondo specifici criteri. Se fino a prima dell’entrata in vigore del bail-in era direttamente lo Stato che si caricava del debito delle banche, oggi questo non è più possibile. Il Governo, per un mero calcolo elettorale, per evitare che siano solo le categorie sopra richiamate a rispondere in solido con le banche in crisi sta operando in modo che il costo venga spalmato su una massa più larga di soggetti. Le Banche hanno bisogno di denaro e gli unici ad averlo sono i risparmiatori. Il governo sta operando in modo da condizionare le preferenze dei risparmiatori e indirizzarne le scelte. In più di un’occasione è stato evidenziato come a fronte di un enorme debito pubblico c’è una ricchezza privata pari a quattro volte il Pil. Il denaro c’è il problema è come spostarlo verso i vari Fondi Atlante introdotti per salvare il sistema bancario nazionale. Secondo le direttive del Governo sono banche ed assicurazioni i soggetti titolati a conferire risorse ai Fondi Atlante utilizzando tra i vari strumenti i Fondi pensione. Per il momento il Governo ha coinvolto le Casse Previdenziali di alcune categorie di liberi professionisti; ma non escludo che nella trattativa tra Governo e Sindacati uno degli argomenti trattati sia anche quello di coinvolgere i Fondi pensioni delle categorie dei lavoratori privati e pubblici. L’introduzione dell’Ape con l’obbligo di chi vi accede a sottoscrivere una polizza assicurativa calza a pennello. A tutto questo bisogna aggiungere i tagli alla spesa sanitaria che mirano a creare un mercato assicurativo specifico. Secondo alcune ricerche di mercato ben il 12% delle famiglie italiane è interessato a sottoscrivere una polizza sanitaria. La prossima Legge Stabilità con l’introduzione dell’Ape, con i tagli alla spesa sanitaria, in combinato disposto con tutta una serie di altri provvedimenti quali privatizzazioni e messa sul mercato di servizi pubblici di interesse economico, mira a salvare il sistema bancario sperando in questo modo in una ripresa dell’economia. Siamo in presenza delle solite politiche economiche neoliberiste che, come abbiamo visto fino ad ora, non hanno prodotto nessun effetto sull’economia reale. L’unica cosa che hanno prodotto è l’allargamento delle diseguaglianze sociali e, come si evince dagli ultimi dati Istat, una crescita del numero di persone povere.

1 commento:

  1. Prima di Renzi si faceva il mutuo per acquistare casa, adesso per andare in pensione.

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