Autunno caldo per il rinnovo dei contratti della Pa.

In vista della ripresa del confronto tra Sindacati e Aran, previsto per la prima decade di settembre, torna a scaldarsi la partita del rinnovo contrattuale per i circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici, bloccato da sette anni. I 300 milioni messi sul tavolo dal governo sono pochissimi, una miseria! Del resto, il pubblico impiego è l'unico settore che ha subito dal 2008 un arretramento salariale, pari ad una media del 13-15% in busta paga. Pur tra la tagliola dell'equilibrio dei conti pubblici e la scure della mancata crescita, per un rinnovo triennale dignitoso "servono a regime almeno 7 miliardi di euro in tre anni", tuonano i sindacati.
D'altra parte i dipendenti pubblici scontano un arretramento salariale che non ha uguali, pur con forti differenze tra i vari comparti, ogni lavoratore pubblico ha perso dal 2008 una media di 2.500 euro lordi l'anno, pari a 150 euro netti al mese, circa 220-230 euro lordi. Fanno sapere i sindacati di categoria. Insomma, si prevede un autunno caldo per il pubblico impiego. I soldi sono pochi e l’unica soluzione da sempre caldeggiata da freeskipper sarebbe quella di una equa ripartizione delle risorse tra lavoratori dello Stato discriminati tra chi percepisce i cosidetti “stipendi d’oro”, come quelli dei dipendenti di Camera, Senato, Quirinale, ecc, ecc, e chi invece porta a casa a parità di qualifica, titolo di studio e anzianità, “stipendi da fame”! Sarebbe un’operazione a costo zero che non andrebbe ad incidere minimamente nelle tasche degli italiani e che riporterebbe un po’ di giustizia e di equità in un comparto stigmatizzato da differenze retributive che dire scandalose è dire troppo poco! Ma come è noto, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E da questo punto di vista, sia governo, che sindacati, non solo sono sordi, ma pure ciechi, completi! Chiedere in questo momento di grave crisi economica 7 miliardi di euro per il rinnovo del ccnl degli statali, sapendo che le casse del governo sono vuote, sa tanto di "vecchio inciucio", di "mercato delle vacche": quattro soldi in cambio di 3,2milioni di "Sì" al referendum costituzionale!

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