mercoledì 21 settembre 2016

Dopo Bratislava il No alle “deforme costituzionali” deve essere ancora più convinto.

di Gerardo Lisco. Nel giro di un mese si sono consumati tre eventi internazionali che dobbiamo tener presente il giorno in cui “l’amato leader” consentirà agli italiani di pronunciarsi sul DDL Boschi/Verdini/JP Morgan e sono rispettivamente: l’incontro a Ventotene per ricordare Altiero Spinelli tra Renzi, Merkel e Holland;
il vertice convocato dei Paesi che fanno parte dell’UE da Tsipras ad Atene al quale ha partecipato anche la Francia e in ultimo il vertice tenuto a Bratislava dei Paesi che fanno parte dell’UE. Siamo partiti dai fulgidi destini dell’Europa ricordando Il Manifesto di Ventotene e i suoi autori: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirshman e Eugenio Colorni per finire alle esternazioni post Bratislava che vedono Renzi tenere una Conferenza Stampa separata da quella tenuta da Merkel e Hollande dicendo di non riconoscersi nel documento finale salvo, stando a quanto ha dichiarato una nota del Governo tedesco, averlo firmato. A partire da Bratislava Renzi ha iniziato a sparare a zero contro l’UE e in particolare contro le imposizioni del Governo tedesco. Avendo buona memoria non dimentico che Renzi è uso a tale tipo di dichiarazioni. Di seguito riporto un estratto del discorso tenuto il 2 luglio 2015 all’apertura del semestre di Presidenza, di seguito riporto anche alcuni passaggi del discorso di chiusura che il 13 gennaio 2015 tenne al Parlamento Europeo. «L’Italia viene ad offrire un’idea di Europa, di un luogo di speranza delle giovani generazioni. Ma sappiamo che dobbiamo affrontare i problemi di casa nostra come abbiamo fatto con le riforme. » (…) « Credo che o l’Europa cambia marcia nell’economia o diventeremo fanalino di coda di un mondo che cambia rapidamente. A nostro giudizio stiamo andando nella giusta direzione, ma dobbiamo fare di più. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a credere nell’investimento sulla flessibilità. L’Italia ha chiesto un cambiamento paradigmatico del progetto economico europeo, un cambiamento improntato alla flessibilità e alla crescita. Se non ci fosse stata la flessibilità la politica sarebbe stata cancellata oggi da quest’aula. E non sarebbe servito a nulla parlare dei risultati, di cui potrei discutere a lungo: dal passaggio da Mare nostrum a Triton, agli ogm, ecc...». Il semestre di Presidenza italiana si chiuse con un nulla di fatto. In molti sperarono che il semestre di Presidenza italiana avrebbe dovuto segnare una inversione di tendenza rispetto all’egemonia ordoliberalista imposta dalla Germania; invece non successe proprio nulla. Le riforme che il Governo ha posto in essere sono state in linea con quanto il Governo tedesco, direttamente e indirettamente tramite i tecnocrati dell’U.E., ha imposto all’Italia. Come si evince dagli estratti dei discorsi tenuti al Parlamento Europeo Renzi non è un esempio di coerenza. Anche allora con quei discorsi lasciava intendere che era sua intenzione contestare l’impalcatura dell’UE. Anche allora fece riferimento al patto di stabilità e crescita evidenziando come quel patto andasse rispettato da tutti. Ricordo a tutti che già allora la Germania sforava il suddetto “Patto” con un surplus di esportazioni ben di là dei parametri fissati dai trattati UE. Già allora c’era un problema immigrati e fino ad ora nessun provvedimento è stato in grado di risolverne il dramma. Renzi, come la Merkel, ha bisogno di recuperare consensi, il primo per vincere il referendum sulle “deforme “costituzionali, la seconda per potersi ricandidare per la quarta volta alla guida della Germania. Le dichiarazioni post Bratislava di Renzi e quelle della Merkel sono dirette ai rispettivi elettorati. Alla Merkel non sono servite molto se alla sconfitta subita nel Lander Meclemburgo - Pomerania è succeduta la sconfitta delle elezioni di Berlino. Perché a Renzi accada lo stesso, sta a noi spiegare la doppiezza della “deforma “costituzionale del D.D.L. Boschi/Verdini/JPMorgan. Dietro la facciata della riduzione dei costi della politica si nasconde la difesa tout court degli interessi della finanza internazionale, la costruzione di una U.E. germanocentrica governata da tecnocrati svincolati da qualsiasi mandato democratico, sacerdoti di un credo economico che ha peggiorato le condizioni sociali ed economiche dell’Italia favorendo lo spostamento di ricchezza da aree e fasce sociali deboli verso le oligarchie. Almeno una volta gli italiani si comportino come i tedeschi, smettendola di credere alle bugie di chi li governa votando NO al referendum costituzionale.

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