lunedì 26 settembre 2016

Legge criminale.

di Emilio Stagni. Nella fortunata serie televisiva "Gomorra", c'è una scena nella quale uno dei protagonisti, Ciro Di Marzio, detto l'immortale, appartenente al clan dei Savastano, si aggira nel cimitero tra le lapidi poste sulle tombe dei suoi amici. Tutti giovani. Tutti morti. A Scampia si vive una vita d'inferno. Ai bambini si insegna a essere di vedetta oppure a essere usati come corrieri della droga.
Ai bambini, più "fortunati", si insegna a sparare. I bambini non hanno nemmeno bisogno di giocare a guardie e ladri. Vivono già in un gioco reale. Quando i bambini salgono nella gerarchia del clan ricevono il sospirato premio, una pistola, tutta per loro. Per usarla contro un nemico del clan, contro chiunque al quale il boss indica di sparare. A Scampia non c'è scelta, o fuggi in luoghi lontani o se vuoi vivere (e morire) devi diventare un camorrista. La morte, per chi vive in certe aree, è sempre dietro l'angolo. Si spara, si uccide ma se sbagli finisci all'obitorio. Per difendere il proprio boss, per difendere gli interessi del clan. Non esiste il rispetto umano, non esiste la pietà, esiste solo la devozione verso il capo. E chi sgarra è fuori, anzi è morto. Non c'è scelta a Scampia. Puoi vivere solo se appartieni al clan. E' il clan che ti protegge, è il clan che sostiene economicamente la famiglia del camorrista morto o in galera. Una prassi non scritta, ma osservata. Vite spesso molto brevi, senza un domani e con un falso presente. Ma è la sola possibile. Questi criminali, nei migliori dei casi rischiano la prigione, ma trovano anche la morte. Questi criminali nascono e crescono nella propria indipendente, autoctona società. Se ne fregano della società che esiste all'esterno di quella in cui vivono. La loro società ha una propria struttura e organizzazione, le proprie regole. Questi criminali vivono quotidianamente con la paura, la paura di essere ammazzati. Una vita d'inferno. Tutti noi, vediamo la camorra come un cancro da estirpare. Ma dentro di me nasce la commiserazione, la pietà e anche l'indulgenza verso questi criminali. Senza giustificarli. Perché, alla fine, loro pagano, direttamente o indirettamente, in prima persona, per i loro misfatti. Cosa che non succede in politica. Dove il crimine non viene riconosciuto come tale perché prende altri nomi. E per tanto non ci sono colpevoli. L'impunità, non è solo una legge per i parlamentari, ma è propria di tutto il sistema politico. Basato sull'inganno. Forse non pesa sulla coscienza dei politici le centinaia di morti per suicidio e la disgregazione economica della società, a causa di una crisi che è nata dalla speculazione della finanza? Non si chiama crimine, si chiamano 'titoli tossici'. Da dieci anni i titoli tossici si lasciano dietro una striscia di sangue interminabile. Migliaia di risparmiatori hanno perso i loro i soldi perché le banche li hanno fatti sparire. Non si chiama crimine, si chiama 'bail in'. L'Unione Europea potrebbe benissimo essere denominata Clan. Un'istituzione antidemocratica. Nello stile verticistico, della serie un uomo solo al comando, anzi una donna Frau Merkel. Come Pietro, il boss di Scampia, il clan camorrista dei Savastano. In nome di questa Unione (si chiama Unione per dare l'impressione di una maggior valenza democratica) ci hanno scippato le pensioni, la sanità, il lavoro, la democrazia. Soprattutto il futuro. Non si chiama crimine, si chiama 'patto di stabilità e crescita'. I promotori e sostenitori dell'apertura incondizionata delle porte all'immigrazione dall'Africa, stanno innescando gravi ripercussioni alla nostra società, con l'annientamento dell'identità di un popolo, sino alla sua sostituzione. Non si chiama crimine, si chiama 'profughi che fuggono dalla guerra'. Ma i colpevoli di questi crimini non rischiano nulla. Non rischiano la prigione, come invece accade ai nostri camorristi. Anzi questi colpevoli vivono al sicuro, essendo protetti dalle guardie del corpo mentre viaggiano nelle loro auto blu.

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