L'Italia è collassata e alle slide del premier non abbocca più nessuno!

Trenta le slide pubblicate sul sito del governo, tante quanti sono i mesi che lo vedono insediato a Palazzo Chigi, e che cominciano con i dati relativi al lavoro e parlano di un aumento nel numero degli occupati da 22.180 milioni a 22.765 milioni e percentuali sulla disoccupazione che dal 13,1% sono scese all'11,4%. Numeri, quelli pubblicati dall'esecutivo, accompagnati da un claim molto preciso: "Numeri, non chiacchiere", dichiara il governo Renzi. Trenta slide che parlano di un’altra Italia, la sua Italia, un’Italia in netta ripresa e ormai fuori dal tunnel. Senza bisogno di scomodare grandi economisti e premi Nobel, tuttologi e sondaggisti,
opinionisti e pensatori, è sufficiente che ogni cittadino italiano guardi in casa propria per verificare se quelle del “premier senza voto” sono solo chiacchiere e numeri dati a casaccio, o se per davvero Matteo Renzi è riuscito a ‘cambiare verso’ al bilancio familiare e a risolvere un qualche problema ai cittadini italiani. La triste realtà è che questo esecutivo dopo 30 mesi di governo non ha cambiato proprio un bel niente, almeno per chi campa di stipendio e pensione, per chi è in cerca di occupazione, per le migliaia di piccole e medie imprese che quotidianamente sono costrette a chiudere baracca e burattini, e per quel ceto medio che, purtroppo, non esiste più, perché affondato nelle sabbie mobili della povertà! L'unica cosa che questo governo si accinge a cambiare, e per giunta in peggio, è la nostra Carta Costituzionale, fermiamolo!

3 commenti:

  1. Il presidente del consiglio interviene anche sul tema del referendum: "Se vince il no, non c'è la fine del mondo. non c'è l'invasione delle cavallette". Cercasi disperatamente ottimo psichiatra, il migliore in circolazione: il caso è grave, anzi gravissimo!!!

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  2. Zero, cito il vocabolario Treccani, significa «nulla», «insufficienza assoluta», in economia «perdere ogni bene, ridursi in miseria».
    Nel linguaggio renzese, che è cosa diversa dalla lingua madre, non è così. Per il premier, zero significa «stiamo crescendo», «tutto va bene», «siamo davvero bravi».

    Basta intendersi, il linguaggio in fondo è solo una convenzione. Perché c'è una contraddizione oggettiva tra il fatto che ieri l'Istat ha confermato «crescita zero» per l'Italia nell'ultimo trimestre e le parole di entusiasmo e ottimismo usate sempre ieri dal premier davanti alla platea amica e plaudente del forum Ambrosetti in corso a Cernobbio nei saloni di Villa d'Este. Cosa ci sarà da applaudire se siamo l'unico Paese d'Europa che non cresce, Dio solo lo sa. Ma in certi ambienti va così, soprattutto perché frequentati da signori che i fatturati li fanno all'estero, a differenza dei comuni mortali che i conti li devono fare ogni giorno con il mercato nazionale che, appunto, vale zero.

    Più spudorato del premier, impresa non facile, è stato il ministro Padoan, che aveva promesso agli italiani tutt'altro film. «L'Istat sbaglia», ha tagliato corto il capo della nostra economia. Se così fosse, il governo dovrebbe licenziare in tronco tutto il vertice dell'Istat, colpevole di due reati gravi: procurato allarme e falso in atto pubblico. Non essendo accaduto nulla del genere, significa che l'Istat dice il vero e che Renzi e Padoan sono bugiardi patentati che si fanno gioco della nostra, seppur poca, intelligenza.

    Credo che il motivo del calo di popolarità, gradimento e fiducia di questo governo sia proprio questo. Non tanto o non solo la «crescita zero», cioè il fallimento delle sue ricette, ma la costante, reiterata presa per i fondelli. Gli italiani sopportano tanto, quasi tutto: tasse pazzesche, servizi insufficienti, immigrati ovunque, ma non di essere trattati come cretini.

    Zero, caro premier e caro ministro Padoan, significa zero. Ditelo, chiedete tempo e aiuto, trovereste tanta gente disposta a darveli perché siamo in tanti ad avere a cuore le sorti del Paese. Ma se oltre che incapaci volete essere anche arroganti e ridicoli, allora non ci siamo. Non perché gufi, ma perché uomini che, in quanto tali, pretendono rispetto.

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  3. La libertà non è gratis ma costa sempre meno della schiavitù!

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