mercoledì 14 settembre 2016

Matteo Salvini e la Lega d'Italia.

di Emilio Stagni. La Lega Nord ha bisogno di aprire il partito a forze nuove e soprattutto ha la necessità di elaborare una strategia convincente per essere in grado di puntare al governo di questo paese. Certamente nelle forze nuove non si devono annoverare i personaggi come Stefano Parisi, il re del politically correct, moderato più moderato di un sapone detergente neutro, impalpabile, anche il vestito che porta addosso sembra preso in prestito. Potrebbe benissimo stare in un programma televisivo,
in seconda serata, per gli ascoltatori insonni. Dopo pochi minuti l'effetto è assicurato, il sonno arriva. Ci vogliono persone che abbiano fatto una definita scelta di campo, per quanto riguarda, innanzitutto, la posizione da tenere nei confronti dell'Unione Europea e dell'Euro. Se non torniamo ad essere "padroni a casa nostra" non potremo uscire da questo cul de sac in cui l'Italia di Prodi ci ha cacciato. Bisogna che i fedeli "padani" comincino a lasciare l'elmo con le corna o togliersi le camicie verdi. Queste esteriorità certamente non aiutano la Lega Nord ad aprirsi verso l'esterno, anzi la isolano, per non dire che ghettizzano il proprio pensiero politico lasciandolo amorfo, sterile senza nessuna possibilità di crescita. E questo, credo, sia il compito più duro, per Salvini, se decidesse di lasciarsi alle spalle una storia folcloristica, dal recente passato, che ha fatto breccia soprattutto nelle persone più ingenue. Ai tempi di Bossi, forse, c'era bisogno, di dare un'identità, un volto alle proteste e alle rivendicazioni delle classi del Nord, ma ora i tempi sono cambiati. Il nemico è soprattutto a Bruxelles. Anche la "non strategia" adottata sino a questo momento dal leader leghista, quella di aspettare la vittoria, negli altri paesi europei, di quei partiti, contrari al regime della UE e del IV Reich, per sfruttarla successivamente in casa propria, può essere valida solo se di aiuto ad una propria azione politica ben definita. E questa azione politica ben definita può essere quella suggerita, in questo periodo, dal Prof. Paolo Becchi che domenica 11/9 u.s. scriveva sul quotidiano Libero: "Anche l’idea di aggiungere alla Lega Nord una Lega del Sud, per quanto suggestiva, non convince: è come pensare che per risolvere il problema dell’euro sia sufficiente farne due, uno per il Sud e uno per il Nord. Non funziona. O si crea un nuovo soggetto politico, una Lega d’Italia e per l’Italia, che sappia coniugare il federalismo delle origini con l’interesse nazionale, a partire da un programma condiviso anche con altre forze politiche, un programma di pochi punti essenziali". Dunque un nuovo soggetto politico che coniughi in primis gli interessi del paese, per renderlo libero e sovrano, fuori dalla schiavitù imposta dalla UE. Che poi sia in grado di ridisegnare l'Italia sulla base organizzativa e fiscale del modello federalista. Assecondando quelle istanze che vengono dal basso e senza imposizioni da stato centralista. Un partito federalista capace di coordinare più che imporre. Francamente non vedo altri sbocchi per questo derelitto paese. Il PD è portatore solo degli interessi dei poteri forti, Berlusconi, lo ringrazieremmo se si togliesse di torno, M5S fin troppo facile dire che sono dei ragazzi ambiziosi senza esperienza né organizzazione e infine la Lega Nord è condannata a rimanere nelle posizioni in cui i sondaggi la collocano ormai da tempo. Se il segretario leghista riuscisse a mettere da parte il suo look da metalmeccanico specializzato, e di fare un salto fuori dai suoi soliti cliché, per prendere a cuore gli interessi della nazione potrebbe ambire a diventare quello che al momento nessuno immagina. Un uomo politico a tutto tondo al quale riconoscere i nostri ringraziamenti. Ma bisogna fare presto, prima che il disastro al quale assistiamo non diventi irreversibile.

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