martedì 27 settembre 2016

Referendum. Si vota il 4 dicembre. Renzi: "La partita è qui ed ora".

di Matteo Renzi. Ben ritrovati, amici. Anche questa settimana è stata ricca di incontri in Italia e alle Nazioni Unite. Ho ricevuto una bellissima lettera di un vecchio e caro amico. Che mi ha criticato molto perché sarei “diventato troppo buono.” Caro Matteo, continua Paolo, “non capisci che gli altri stanno alzando i toni? E voi sembrate sulla difensiva mentre dovreste attaccarli,
urlare più forte?”. Confesso che questa email mi ha fatto molto riflettere. Le enews del resto a me servono a questo: tenere la finestra aperta nel palazzo romano e far entrare un po’ di aria fresca. Dunque grazie a Paolo e a chi - come lui - scrive quotidianamente. Ma sono sempre più convinto che il marchio di fabbrica della nostra avventura sia quello di fare proposte, non di andare contro. Non l’ho fatto nemmeno con Travaglio in TV quando lui utilizzava parolacce e volgarità per descrivere la riforma costituzionale e interrompeva continuamente per impedirmi di parlare. Noi siamo diversi dagli urlatori di professione (a proposito di Travaglio e di quanto ha detto nella trasmissione ecco due grafici: il primo, basato su dati ufficiali Istat, dimostra che durante il Governo Renzi il numero degli occupati totali in Italia è cresciuto da febbraio 2014 sino a luglio 2016 di 585mila unità. Il secondo, sempre da dati Istat, mostra l’accelerata sui posti di lavoro a tempo indeterminato data dalle misure del governo). Ricordate quando ero tra i pochi che non attaccava Berlusconi a livello personale ma chiedeva al PD di proporre un’alternativa? Quando abbiamo smesso di parlare di lui e ci siamo preoccupati del Paese, magicamente, tutto è cambiato. Abbiamo preso il 41% e ci siamo messi in moto per cambiare l’Italia. Anche adesso comprendo chi – sconvolto dal livore di una parte dell’opposizione che ogni giorno attacca la stampa e gli avversari – vorrebbe che noi giocassimo la carta dello scontro. Ma non avverrà. C’è una bellissima immagine che ha fatto il giro del web in questi giorni: è Michelle Obama che abbraccia affettuosamente l’ex presidente e avversario politico George Bush. Ieri alla manifestazione di Palermo i cori dei grillini mi equiparavano alla mafia. Noi non scenderemo mai a quel livello e continueremo a rispettare gli avversari politici. Perché noi siamo e saremo quelli delle proposte non quelli degli insulti. Nel merito, chiederemo sempre e comunque di confrontarci sul merito. Sta qui la nostra diversità. Non vanno attaccati quelli che dicono no, a prescindere, dall’Expo alle Olimpiadi, dalle riforme ai diritti: vanno lasciati fare. Dovrà essere chiaro che con il loro dire NO a tutto l’Italia non ripartirà mai. E però noi dobbiamo essere forti nel raccontare cosa stiamo facendo e cosa faremo. Dalle leggi sul sociale alla riforma della pubblica amministrazione. Dalle tasse agli investimenti in cultura. Perché noi ci proviamo, ogni giorno, in tutti i campi. Commettiamo errori? Talvolta qualcuno, certo. Chi fa, può sbagliare, ma almeno cambia le cose. Chi sta fermo alla finestra a urlare e insultare lascia tutto come prima. Dire no alle Olimpiadi perché non si è d’accordo è un atto legittimo. Dire no alle Olimpiadi perché in otto anni si crede di non riuscire a combattere la corruzione a Roma significa rinunciare a fare politica, a cambiare le cose, a dare una speranza alla propria comunità. Non è solo una figuraccia internazionale per l’Italia: è un’ammissione della propria incapacità di cambiare le cose. Vedo l’Italia del 2017. Il G7 a Taormina, decisivo. L’incontro di Roma del 25 marzo per raccontare come vogliamo cambiare davvero l’Europa anziché lasciarla preda di egoismi e burocrazie. E il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mai così importante anche alla luce di quello che sta avvenendo nel mondo. Questa Italia, per me, ha bisogno di gente che propone, non di gente che urla. E questa Italia deve cambiare, non può rimanere ostaggio dei soliti noti, della solita palude che ha bloccato la crescita dell’ultimo ventennio. Ecco perché il referendum costituzionale (si voterà il 4 dicembre, dalle 7 alle 23) è fondamentale. E il risultato del referendum non dipende tanto da me, ma da tutti voi. Nel merito la questione è semplice. Vogliamo superare il bicameralismo paritario sì o no? Vogliamo ridurre il numero dei parlamentari si o no? Vogliamo contenere i costi delle istituzioni si o no? Vogliamo cancellare il CNEL si o no? Vogliamo cambiare i rapporti Stato Regioni che tanti conflitti di competenza hanno causato in questi 15 anni si o no? Questo è il quesito referendario. Così stabilito dalla Legge, non dal marketing. Ma potremmo ridurlo a un concetto più semplice. Vogliamo avere un Paese più stabile e più semplice o vogliamo tornare alle bicamerali D’Alema-Berlusconi o consegnarci a una strana forma di democrazia diretta in cui una srl di Milano controlla la democrazia interna di uno dei più grandi partiti del Paese e si lega ai propri amministratori da contratti privati con tanto di penali da pagare? La partita è tutta qui. Qui e ora. Chi vuole cambiare, ci dia una mano. Dandoci del tempo, chiamando un po’ di amici, facendo il volontario sulla rete o tra la gente. Oppure costituendo un comitato. Come fare è spiegato su www.bastaunsi.it Dove chi vuole può anche dare un piccolo contributo economico, prezioso per la campagna di comunicazione, che abbiamo iniziato a far girare. Ogni sforzo è importante. Può persino essere decisivo. La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione. Sono certo che non la sprecheremo.

1 commento:

  1. Non ho mai letto una faracca di menate come in questo post! Ah, dimenticavo chi lo ha scritto, quindi tutto normale, noooo???

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