martedì 27 settembre 2016

Renzi, la lavagna e il suo Paese delle meraviglie. La Signora Maria e il Paese reale, dietro la lavagna!

In quello che un tempo fu il Belpaese esistono due Paesi. Uno è il Paese reale, quello dove tra mille affanni cerca di sopravvive la Signora Maria. Un altro è il Paese delle meraviglie, quello dove spadroneggia Matteo Renzi che come il suo predecessore promette il "Ponte sullo Stretto" e si mette alla lavagna a siglare "il secondo contratto con gli italiani", o meglio definito - stavolta non da Vespa su Rai1, ma da Del Debbio su Rete4 - come "il patto della lavagna". Per Berlusconi già sappiamo cosa poi ne fu di quel contratto, e che fine ha fatto lui e il suo partito. Per il suo discepolo, Matteo Renzi, la partita è ancora aperta, anche se gli italiani sperano di chiuderla il 4 dicembre
quando saranno chiamati a dirgli un "Sì", resta perchè quel che hai fatto e che continuerai a fare ci sta bene, oppure un "No", tornatene a casa!

Intanto, nel Paese reale il potere d’acquisto della Signora Maria si assottiglia di giorno in giorno per effetto dell’aumento del costo della vita e dell’infausto passaggio dall’euro alla lira che di fatto le hanno dimezzato la pensione. E lei, la Signora Maria, si ritrova ‘abbandonata’ dalla politica e dalle istituzioni, costretta com’è da questo governo a campare con quattro soldi di pensione, e ‘sola’, perché figli e nipoti sono emigrati all’estero in cerca di un lavoro e di una vita migliore. Ed è proprio a lei, alla Signora Maria, che ad ottobre si chiede di votare “Sì” ad un referendum, di cui ignora contenuti ed effetti, solo per consentire ad un premier - che tra l'altro lei come tutti gli italiani non ha mai votato - di continuare a ridurla in miseria, di consentire a migliaia di migranti di sbarcare fin sotto casa sua, di aumentare le tasse di bolletta in bolletta, di ridurre all’osso le prestazioni sanitarie e di lasciare la sua città sporca e insicura. Nel Paese delle meraviglie, quello del “premier senza voto”, si pensa, invece, a tutt’altre faccende che poco incidono sul quotidiano di cittadini come la Signora Maria. Un Paese che non è mai uscito dal tunnel della crisi. Un Paese sfasciato in tutto e per tutto. Un Paese senza nè capo nè coda, praticamente allo sbando. Ma lui, il “premier senza voto” ostenta che va tutto bene e che bisogna essere ottimisti, all'insegna della miglior scuola goebbelsiana del ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte affinchè diventi una verità. Nel Paese reale, i problemi sono reali, e in questo Paese sopravvive la Signora Maria e la maggior parte degli italiani che campano di stipendio fisso e di pensione. E fortunati loro che, pure in una vita di stenti, uno straccio di reddito ce l’hanno! Nell’altro Paese, quello immaginario, quello delle meraviglie, regna il governo di Matteo Renzi e della casta che si occupa di problemi che nulla hanno a che vedere con il Paese reale. Il popolo chiede a chi governa una vita dignitosa, lavoro, casa, salute, istruzione, sicurezza e giustizia. Chi governa, invece, gli restituisce 'riforme' che servono solo a concentrare il controllo del Paese nelle mani di un solo uomo al comando che reclama ancora più potere per sistemare meglio i fatti suoi e quelli dei suoi amici. Ma così non và e non andrà, anche perchè accà nisciuno è fesso!

2 commenti:

  1. Se c'è una cosa sulla quale non ho alcun dubbio è quella di votare NO a renzi e alla sua cricca, non m'interessa neppure ciò che c'è scritto nel quesito referendario, il fatto che lo proponga 'il bomba' è per me già una garanzia per votare NO!

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  2. Nell’intervista per i suoi primi ottant’anni, Berlusconi confessa che la politica non lo ha mai appassionato. Detta da uno che è stato tre volte presidente del Consiglio, ha molestato televisivamente gli italiani e fatto persino un accordo con Scilipoti pur di restare al potere, l’affermazione suonerebbe bizzarra, se non fosse la più sincera da lui mai pronunciata.

    La politica lo ha sempre annoiato. Cenare parando i rutti di Bossi, raccontare barzellette al manichino di Fini, insegnare l’italiano a La Russa, trattare Alfano da statista, fregare sistematicamente D’Alema facendogli credere di essere intelligente. Un lavoraccio per chi era abituato a volteggiare da mattina a sera tra le gambe scoperte di calciatori e ballerine.

    Berlusconi ha detestato la politica come Agassi il tennis. Resta da chiedersi perché si sia sottoposto a questo tormento, saltuariamente alleviato dalle cene eleganti di Arcore. Per impedire all’Italia di cadere nelle mani dei comunisti Ciampi e Prodi, dice lui. Ma è troppo modesto. A spingerlo all’estremo sacrificio è stato il dovere morale di accrescere il Pil (prodotto ingordo lordo) dell’unico italiano che gli sia mai stato veramente a cuore, a parte forse Massimo Boldi, e che ogni mattina gli sorrideva davanti allo specchio.

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