Bulli e vittime, due facce della stessa medaglia.

di Caterina Steri. Ieri su Facebook ho scoperto che veniva condiviso copiosamente un video in cui una ragazza adolescente schiaffeggiava e minacciava pesantemente una sua coetanea mentre un pubblico di compagni (immagino) assistevano alla scena senza muovere un dito. Il tutto è stato filmato da qualcuno e questo video poi è stato postato su internet.
Scossa dall’accaduto ho deciso di esprimere sulla pagina Facebook il mio disappunto sull’evento e sulla copiosa condivisione del video. Oggi ho visto che tanti sono stati d’accordo con il mio punto di vista e altri no. Da qui nasce il mio bisogno di spiegare bene le motivazioni per cui non sono d’accordo che vengano diffusi video del genere. Innanzi tutto premetto che il problema per me non sia solo quello della condivisione del video, ma che avvengano anche episodi di tale violenza e in presenza di tanti che decidono di non fare nulla per fermarli. Come professionista del sociale ritengo che ci sia un forte bisogno di prevenzione nei confronti di eventi del genere e di insegnamento del rispetto dell’altro sia nella realtà quotidiana che in quella mediatica. Il web infatti è un mondo pieno di risorse, ma anche di pericolose trappole di cui ognuno di noi potrebbe rimanerne vittima. Ci si lamenta tanto delle nuove generazioni prive di valori, interessi e totalmente dipendenti dagli smartphone e dal web, ma gli adulti che modello di vita danno loro? Chi ha insegnato ai ragazzi del video e non solo tali atteggiamenti? C’è chi dice che il video sia stato girato per portarlo a conoscenza delle autorità e denunciare l’accaduto. Ma sempre mi turba il fatto che si era più impegnati a riprendere la scena che a cercare di bloccare ciò che stava succedendo e che quel documento non sia stato consegnato fisicamente solo alle autorità, ma anche postato sul web alla mercé di tutti. Io non sono d’accordo con l’omertà, sono sempre per la denuncia dei soprusi e delle violenze, sia chiaro. Ma mi rendo conto che internet sia davvero uno strumento, a volte dalle conseguenze “mortali”, che da vita a gogne mediatiche fuori da qualsiasi controllo. Mi preoccupa molto la vittima che starà male per quello che ha vissuto e perché tanti “viralmente” lo hanno visto. Sarà contenta di sapere di essere finita sulla bacheca di chissà quante centinaia di sconosciuti? Qualcuno avrà chiesto l’autorizzazione a lei e, se minorenne, ai suoi genitori per venire esposta così in pubblica piazza? Se ci pensate, quanti non mettono una propria immagine su Facebook perché “non sono venuti bene”, e poi si arrogano il diritto di postare uno sconosciuto mentre viene umiliato e vessato? Quanti di noi posterebbero questo video se riguardasse un proprio figlio, fratello, nipote o amico? Oltre alla vittima, mi preoccupa anche il destino della ragazza “bulla”. Lungi da me giustificare il suo atteggiamento, ma l’esperienza mi insegna che risolvere la violenza e l’umiliazione con la stessa moneta non porti a tanto. Quella adolescente è stata esposta ad una gogna mediatica che potrebbe portare a delle conseguenze gravissime, con il rischio che venga condannata per ciò che è successo senza darle spazio per una possibilità di recupero. Potrebbe venire isolata, umiliata, derisa come lei ha fatto con la sua vittima. Molti di voi forse saranno d’accordo con questo metodo punitivo, ma in questo caso mi pare troppo. Penso sia giusto che venga punita dalla famiglia, le autorità e la scuola, ma ritengo anche che sia necessario che venga aiutata a trovare altri metodi per stare al mondo che non riguardino la violenza e l’umiliazione. Ricordiamoci che il bullo è colui che esercita la sua prepotenza per attirare l’attenzione altrui e lo fa con mezzi inadeguati perché sono quelli che conosce e di cui fa esperienza quotidianamente. E’ quindi esso stesso una vittima di un sistema che purtroppo gli ha insegnato un metodo relazionale sbagliato. Allora va bene che la ragazza in questione venga punita, ma non annientata. Le punizioni per essere efficaci non devono avere un carattere distruttivo, ma devono dare la possibilità di riflettere su ciò che si è fatto diventandone pienamente consapevoli e di, per quanto possibile, rimediare all’errore. La gogna mediatica è una potentissima arma che ha come risultato quello di dare sfogo, spesso violento, all’emotività collettiva contingente, senza considerarne le conseguenze a breve e lungo termine. Mi chiedo se debba essere il web a stabilire che un’adolescente venga condannata in pubblica piazza e se per farlo sia il caso di esporre ulteriormente anche la sua vittima? Non diverrebbe la gogna mediatica essa stessa una forma di bullismo? Senza contare che stiamo parlando di soggetti minorenni, con tutte le implicazioni legali che possono scaturirne. Ecco perché non sono d’accordo sulla sua condivisone virale del video.