venerdì 21 ottobre 2016

Ho appena venduto casa e non so che farne dei soldi: dove conviene investire il denaro?

di Alfredo Ranavolo. Cosa fare, nella prolungata epoca dei tassi sottozero, di un gruzzolo ottenuto magari vendendo un’abitazione? La caccia ai rendimenti si fa sempre più complicata anche se, per contro, i risparmi sotto il classico materasso non ne modificherebbe più di tanto il valore, dato che l’inflazione mostra ancora un valore annuo dello 0,1% (in Italia).
Vediamo quali sono tutti gli investimenti possibili, da quello con minor rischio a quello maggiore rischio. D’altra parte, la migliore opzione di investimento, al momento, è proprio non procurarselo quel gruzzolo, tenendosi l’immobile piuttosto che venderlo a prezzi che, secondo i dati della Camera di commercio, sono oggi pari a quelli di dieci anni fa. Ma ci sono circostanze che obbligano a procedere alla realizzazione (eredità condivise, per esempio) e a quel punto sorge ovviamente la domanda di come impiegare il denaro. Andando per gradi nella scala della “rischiosità” dell’impiego, a quello più basso si trova il debito pubblico. 
1. Debito pubblico. I Bot non hanno certo l’appeal di un tempo, quando erano la forma di risparmio preferita dagli italiani. La differenza rispetto a un passato abbastanza recente è, in realtà, più percepita che reale. È vero che davanti ai titoli a breve termine appare il segno meno (il 28 settembre, per esempio, i Bot a sei mesi sono stati collocati con rendimento negativo per lo 0,257% e non è la prima volta), ma anche che, come si diceva più su, l’inflazione è praticamente azzerata e, quindi, il tasso reale non è diverso da quello nominale, a differenza di quanto avveniva sovente quando i rendimenti erano un po’ più alti, ma l’aumento dei prezzi lo era ben di più. Ovviamente, ampliando l’orizzonte si fa più elevato anche il rendimento. I Btp a dieci anni collocati il 29 settembre rendono l’1,25 per cento. Quattro volte quasi lo 0,35% garantito dai titoli a cinque anni. Non siamo, comunque, di fronte a percentuali esaltanti, ma è davvero difficile vedersi offrire di più senza incrementare il coefficiente di rischio. O l’arco temporale dell’investimento. Ma vale la pena mettere i propri risparmi nel Btp con scadenza 2067, che ha fatto il suo esordio la scorsa settimana sul mercato? Il tasso nominale è del 2,80 per cento. Oggi un’enormità, ma tra qualche anno potrebbe essere ben poco. Certo, è un investimento di facile smobilizzo, ma se non si “anticipano” i rialzi dei tassi, uscendone per tempo, il prezzo di realizzo finirà per essere ben più basso di quello pagato. 
2. È poi così sicuro mettere i soldi in un deposito bancario? Le vicende che hanno coinvolto, e tuttora coinvolgono, numerosi istituti italiani lasciano qualche dubbio in proposito, anche se finora non sono mai stati i semplici correntisti a essere coinvolti, ma i possessori di azioni e obbligazioni subordinate. La disciplina del bail in, però, non lascia del tutto sicuri. Certo, fino ai 100.000 euro c’è la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi, ma tra l’inizio della procedura e il risarcimento è destinata a passare una quantità di tempo nella quale nessuno sarebbe contento di tenere bloccati i propri risparmi contro la propria volontà. I conti più tradizionali, inoltre, non offrono alcun tipo di rendimento, coi tassi al livello attuale. Per ottenere un ritorno occorre vincolare almeno per un periodo (dai 12 mesi fino ai 5 anni) i propri averi. Per chi ha dimestichezza con i conti on line c’è sempre qualche promozione da sfruttare per trarne il massimo. Anche perché, rispetto al passato, è mediamente più semplice aprire e chiudere conti, normalmente senza alcuna spesa. 
3. L'investimento nel mattone. In un Paese a elevatissima percentuale di proprietari di case, il mattone è sempre stato bene rifugio per eccellenza e reinvestire in esso è un’ipotesi da prendere in seria considerazione. Sia se si pensa di voler mettere a reddito il nuovo acquisto, visto che i prezzi degli affitti sono scesi in proporzione assai meno di quelli d’acquisto, sia se si voglia semplicemente immobilizzare un capitale senza perdere valore. In questo secondo caso, ovviamente, conta l’orizzonte temporale dell’investimento. Se non si prevede la necessità di un repentino smobilizzo, ma si potrà attendere il momento più propizio, per acquistare può davvero essere un buon momento, anche se si dovesse integrare con un ulteriore esborso rispetto alla somma disponibile, vista l’economicità dei mutui. Il mercato italiano è ora piuttosto vivace: l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate ha registrato un ulteriore rafforzamento delle compravendite, che prosegue la tendenza positiva iniziata nel 2015: tra aprile e giugno di quest’anno il numero degli scambi immobiliari è cresciuto del 21,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 17,3% rispetto al primo trimestre 2016. Ciò a fronte di prezzi che permangono bassi, dopo le discese degli ultimi trimestri. Molto variabile è, comunque, il ritorno dell’investimento. Secondo i dati di Osservatorio Immobiliare, il rendimento medio è del 5%, ma da città a città si registrano forti oscillazioni, dal 3,4% di Trento al 6,7% di Caserta. Le grandi città sono quelle nelle quali si registra il maggior rischio di insolvenza degli inquilini (in testa Napoli col 31%). 
4. Investire in un fondo. Per arrivare a rendimenti in doppia cifra il livello di rischio va, inevitabilmente alzato, fino al livello al quale anche la probabilità di subire perdite è assai più elevata e l’entità di esse può essere altrettanto notevole. La classifica delle performance dei migliori fondi obbligazionari italiani del 2016 vede il migliore, basato su bond giapponesi, premiare con un +22,14% chi ha creduto in esso. È stato un anno positivo finora nel complesso, dato che col segno meno si registra al massimo un calo del 5,80 per cento. Più ampia è la forbice per quanto concerne gli azionari, con i migliori (basati su quote societarie brasiliane) che mostrano una crescita non lontana dal 50%, mentre i peggiori calano di oltre il 30 per cento. Nel più prudente segmento dei bilanciati al massimo si è ottenuto un +6,83%, battuto nettamente in negativo dal -11,25 della performance più negativa.
5. Per i più inclini al rischio c’è, naturalmente, la scelta di investire in azioni. Una opzione per chi, quantomeno, è disposto a seguire con dedizione il proprio investimento giorno per giorno. Ancor di più in un periodo nel quale la volatilità alla quale si è assistito finora nel 2016 pare destinata a perdurare, di fronte a un quadro nel quale pesano la debole crescita europea, minacciata ulteriormente dalla procedura per la Brexit che dovrebbe iniziare, salvo ulteriori ritardi, nel marzo del 2017. E, in particolare in Italia, le sfide che ancora attendono il comparto bancario. Già continuamente sotto i riflettori quest’anno, tanto da condurre (visto il suo peso sui listini milanesi) Piazza Affari a una underperformance che vale al momento, rispetto a un anno fa, il calo del Ftse Mib del 26,04 per cento. Mentre nello stesso periodo, per esempio, il Dax tedesco è salito di oltre il 3 per cento. Non a caso è proprio il comparto bancario ad aver offerto la performance peggiore (-53,01%), al quale fa da contraltare il +44,80% del settore health care. Proprio i bassissimi prezzi raggiunti dai titoli degli istituti di credito potrebbero, però, renderne in questo momento particolarmente appetibile l’acquisto.

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