La grande bugia di Renzi&Co va in onda a reti unificate.

Renzi&Co occupano i talk show e le prime pagine dei giornali amici per intonare il mantra: “Vincerà il Sì perché nel momento in cui finalmente il dibattito non sarà più su Renzi contro resto del mondo, anche per errori miei, ma futuro dell'Italia contro vecchia guardia, tante persone sceglieranno per il referendum". L'offensiva mediatica di Renzi è a 360 gradi. Gli “yes-man” piazzati a mestiere dal ‘premier senza voto’ nei posti che contano, adesso sono chiamati a sdebitarsi con il loro benefattore. Dai monologhi in tivù ai giornali asserviti, Renzi può contare su una macchina micidiale per fare il lavaggio del cervello agli italiani e portarli a votare a favore della riforma costituzionale. Nonostante il No sia in netto vantaggio sul Sì, il pericolo è che alla fine ci riesca, anche perché, se la campagna per il No vien lasciata al solo Travaglio, c’è il rischio che “la grande bugia” ripetuta cento, mille, un milione di volte da Renzi&Co diventi una verità per milioni di allocchi.

9 commenti:

  1. Renzi è il peggior rappresentante della casta politica che nella mia lunga esperienza di militante prima, di elettore poi e di osservatore adesso mi sia mai capitato di detestare, anche più di Berlusconi che almeno ogni tanto sapeva suscitare empatia. Dell'ineducato ragazzotto fiorentino non mi piacciono la spavalda arroganza, lo smisurato egocentrismo, l'imbarazzante bulimia di potere e l'infame cattiveria. Insomma, mi sta talmente sullo stomaco che avevo già deciso di votargli contro prima che diventasse il politicante cialtrone che è oggi. Pertanto, il prossimo 4 dicembre mi curerò di segnare il mio bel NO sulla scheda e solo dopo andrò a leggermi la riforma costituzionale proposta.... hai visto mai che se mi informo prima la capisco male e voto invece sì?!

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  2. E' un megalomane e ignorante in materia il tutto a sua insaputa e non sto scherzando. Infatti lui crede di essere il solito furbetto del quartierino insieme ai suoi seguaci totalmente incapaci anche loro. Costoro si credono di poter prendere in giro gli italiani. Alcuni sicuramente saranno in qualche modo plagiati ma se i cittadini inizieranno a ragionare dopo aver letto il combinato disposto di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale si accorgeranno immediatamente ciò che sono realmente questi incompetenti, megalomani e sofferenti di bulemia di potere e, quindi, pericolosi al massimo grado.

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  3. Renzi sarà quel che è, ma non sono migliori i Bersani, D'Alema e compagnia bella che dopo anni di chiacchere sono sempre al punto di partenza

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  4. Abbiamo bisogno di noi stessi, del valore del nostro voto, leggendo attentamente la riforma che così come è stata impostata è da bocciare completamente, senza farsi distrarre dai soliti slogan pubblicitari e dalle interferenze degli "amici" che vorrebbero costringerti a votare si. Semplicemente NO.

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  5. 400 mila euro solo a Jim Messina, quasi tre milioni stanziati dal Pd per la campagna referendaria. Inoltre, tutti i vantaggi e i benefit utilizzabili, in modo corretto e scorretto, da chi è al governo, vedi il tour argentino a nostre spese della ministra Boschi: e tutto per la sopravvivenza di Renzi. Il premier infatti, benché non perda occasione di accusare i politici (come se lui nella vita avesse mai fatto altro) di voler affossare la riforma per “salvare la poltrona”, sta clamorosamente lottando per salvare la sua, di poltrona, e gli italiani questo lo capiscono perfettamente.
    Dunque, soldi a palate, militarizzazione della Rai, intimidazioni e allettamenti, bastone e carota: Renzi ci tiene a far capire che userà il napalm per spazzare via chi non l’ha sostenuto, e che premierà disinvoltamente, secondo il suo stile Caligola (cavalli nominati senatori), chi lo avrà aiutato nel momento del bisogno, offrendo ruoli di potere senza badare a quisquilie come i requisiti o il curriculum.
    Eppure.
    Luigi Bisignani, sul Tempo, racconta che Diego Piacentini, “l'ennesimo ascoltatissimo e già un po' spaesato astro nascente del Giglio magico”, manager proveniente da Apple e Amazon, fresco della nomina a commissario straordinario per il Digitale di palazzo Chigi, ha spiegato al premier che il grande Messina, “abituato ad usare algoritmi e big data per acquisire consenso” serve a poco, perché “l'Italia è talmente indietro che, a differenza degli Stati Uniti, è impossibile individuare per via informatica i profili degli elettori.”
    Troppi sono ancora nel nostro paese gli analfabeti del web, soprattutto al Sud, dove più alta è la propensione a votare no, troppo pochi sono i dati che consentono di disegnare e individuare le tipologie di cittadini-consumatori a cui si possono indirizzare campagne mirate. L’Italia è un paese di consumi “arretrati” (ma sul concetto di arretratezza ci sarebbe molto da dire), con poche grandi città e i famosi cento campanili, con una provincia che resiste ancora, almeno in parte, all’omologazione globale delle abitudini e degli stili di vita.
    Insomma, se la minacciosa e potente macchina da guerra messa in campo da Renzi andrà incontro alla sconfitta, sarà perché ancora una volta ci salveranno le vecchie zie, le granitiche e adorabili vecchie zie che già ci salvarono, secondo la geniale sintesi di Longanesi, dal comunismo nel ’48.

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  6. mandiamolo a casa punto e basta, senza neppure leggere il quesito e senza neppure leggere la schiforma: è una questione di solo buon senso: NO!

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  7. PD alla frutta. Ormai la scissione tra Renzi e il gruppetto di dissidenti è inevitabile e improrogabile: necessita che il fronte del NO prenda maggiore forza e visibilità!

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  8. Le province ci sono ancora, le elezioni no!

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  9. Ieri ci sono state le elezioni delle Città metropolitane. Non ve ne siete accorti? È più che comprensibile, perché non hanno votato i cittadini. In sostanza si tratta di politici che scelgono altri politici, proprio come avverrà nel nuovo Senato, previsto dal ddl Boschi, che non sarà più elettivo se vince il sì, ma sarà nominato dalle segreterie dei partiti.
    Quindi si scrive "Città metropolitane" ma si legge "Province". Infatti, la tanto declamata abolizione delle Province è, in realtà, una grossa presa in giro, perché questi enti inutili rimangono, cambiando solo nome, come prevede la legge Delrio. Non solo. Il trio Renzi-Boschi-Verdini, per essere sicuro della loro sopravvivenza, le ha inserite anche nella riforma costituzionale, definendole "enti di area vasta". E pensare che, nel testo della revisione costituzionale, è prevista la cancellazione del termine Province. Avete presente il gioco delle tre carte? Si passa da "Province" a "Città metropolitane" per finire a "Enti di area vasta", ed il gioco è fatto. Ecco come si truffano gli italiani. Quando sentite parlare di milioni di risparmi, provenienti dall’approvazione del ddl Boschi, che abolirebbe sulla carta le Province, sappiate che è tutta un’illusione. Per questo e tanti altri motivi dobbiamo votare NO il prossimo 4 dicembre.

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