lunedì 10 ottobre 2016

No, grazie.

di Guido Occelli. Detto tra noi, chissene frega di Renzi&Co., il day after del referendum sarà alla fine del 2016, se dovesse vincere il “No” o il “Si”, tra l'Immacolata, Natale, Santo Stefano, Capodanno, l'Epifania, tra discussioni, crisi istituzionali, discussioni interne e europee, situazioni di provvisorietà e/o emergenziali, o transitorie si arriverà al 2018, o nelle migliori delle ipotesi a metà 2017, senza che nulla cambi o si decida sull'esigenza di avere un Governo eletto.
Nel frattempo vedremo gente senza rappresentatività reale tentare di modificare le regole del “gioco”, o meglio ancora, le regole che dovrebbero disciplinare la democrazia del Popolo. Per quanto mi riguarda, e mi piacerebbe che fosse un valore diffuso, non è decisivo il tecnicismo con cui viene esercitato il giusto Governo del Popolo a cui appartengo, ma la sua elettività nella sostanza e qualità. Non mi importa se siano 600 o 900 tra Parlamentari o Senatori a governarmi. Mi interessa solo che siano nel giusto a farlo. Non mi interessa risparmiare i costi della loro funzione (eccetto sprechi e assurdi privilegi). Mi interessa che funzionino bene e nel nostro bene. La qualità è giusto che abbia un costo (in politica non servono tarocchi risparmiosi). Queste modifiche, o come piace chiamarle, riforme, non sono altro che un tecnicismo istituzionale per disciplinare diversamente l'operato del Governo del nostro Paese, sicuramente confuso, improvvisato e decisamente imperfetto, voluto da chi vuole inculcare nei più, l'esigenza di cambiamento di un sistema che non funziona (lo ha fatto per 70 anni, alcuni dei quali molto più cupi di oggi), senza ammettere che non funziona per loro colpa, per loro inettitudine, per la loro deficienza di rappresentatività popolare, per i loro interessi che non sono i nostri. Questa riforma dettata e scritta al solo scopo di modificare gli equilibri fatti da pesi e contrappesi di rappresentatività popolare (in senso negativo), serve solo a consentire a chi riuscirà ad ottenere un relativo consenso elettorale, di governare in nome di pochi e sul destino di tutti. Che Dio ci aiuti se dovessero avere la meglio le stelle stellate! Forse ci sarebbe da soffermarsi per qualche attimo più che sul contenuto delle regole di governo (riforma), che sul sistema di elezioni di chi poi le praticherà. Per assurdo potrei concepire una Monarchia eletta dal Popolo Sovrano, a condizione che il Popolo sappia scegliere e sia in condizioni di scegliere il proprio miglior Sovrano e che, poi lui, sappia governare al meglio il suo Popolo. Le regole Costituzionali fin ora applicate, se pur costose e migliorabili e/o aggiornabili, hanno garantito pesi e contrappesi che si sono dimostrati utili e produttivi, capaci di rallentare certe attività parlamentari, ma di tutelare plurime esigenze del Paese. Il problema “Italia” non sono le regole Costituzionali, ma da sempre i mali peggiori sono state le regole elettorali che hanno consentito di fare entrare ed esercitare i “non eletti” in Parlamento, gente senza una vera e propria rappresentatività popolare. Non conta la quantità dei governanti, ma la qualità e rappresentatività (che più è diffusa, è meglio è). Vorrei più coscienza popolare, migliori regole per eleggere un Governo migliore. E non le vedo. Anche questo è un buon motivo (per me) di votare convintamente al referendum del 4 Dicembre “NO”.

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