martedì 18 ottobre 2016

Senza traduzione non è liceo classico

di Tony Saccucci. Serve ancora ai ragazzi del 2016 tradurre dal greco (o dal latino) all’italiano? Se rispondessimo che ormai la traduzione è roba impolverata cancelleremmo automaticamente il liceo stesso: perché il liceo classico è la traduzione. Così, il dilemma da tecnico si trasforma in politico, poiché abolire un indirizzo di studio è una scelta che riguarda tutti noi. Per me nemmeno si pone la questione tanto ritengo importante il liceo classico.
E sono talmente certo che questo dibattito sul classico stia diventando assurdo che ieri pomeriggio, poco prima di mettermi a scrivere il pezzo, ho sentito l’esigenza di confrontare le idee che mi sono fatto sul tema non con quelle di chi pensa che in fondo il classico sia una mummia egizia ma con quelle di qualcuno che a scuola insegna proprio greco e latino. Così, ho chiamato una docente che stimo assai per avere un confronto sul come affrontare la follia del nuovismo a tutti i costi. La traduzione non è un esercizio meccanico. La traduzione coinvolge i nessi causa-effetto, cioè “crea intelligenza”. Ha ragione, è vero, ci ho sempre pensato D’altra parte, vengo a sapere proprio da lei che i grandi economisti hanno frequentato tutti il liceo classico. E la fredda economia sembrerebbe la cosa più lontana dall’empatia delle lettere classiche. Dunque, per il bene della cittadinanza futura, si può cambiare la modalità di traduzione ma non abolirla. Inserire (come suggeriscono i meno facinorosi del “fronte-contro-il-classico”) il contesto storico culturale aiuterebbe anche nella scelta dei termini. Trasformazione sì, stupidità no. La chiacchierata si era fatta intensa e soprattutto lunga. Così a un certo punto lei ha tagliato corto: “Comunque, se dovessero abolire il classico m’incateno nuda al cancello del Miur. Ma solo dopo un anno di palestra”. Io dico non per narcisismo ma per avvicinarsi alle statue greche. Tutto per salvare il liceo classico.