Yemen, sale la protesta dopo l'ennesimo bombardamento saudita.

di Salvatore Santoru. Migliaia di civili yemeniti hanno manifestato nella capitale Sanaa per protesta contro l'Arabia Saudita. Tale protesta è nata dopo l'ennesimo bombardamento effettuato dalla coalizione saudita, un bombardamento che ha portato alla morte di più di 140 persone durante un funerale della comunità Houthi. Tale bombardamento ha causato anche la reazione degli USA,
tanto che il portavoce della sicurezza nazionale Ned Price ha sostenuto che il sostegno statunitense ai sauditi potrebbe essere rivisto. Il raid saudita è solo l'ultimo dei tanti crimini di guerra che stanno interessando lo Yemen, nell'apparente silenzio e indifferenza dell'opinione pubblica mondiale. Difatti, la guerra civile yemenita risulta assai poco trattata nell'ambito dei mass media occidentali e internazionali così come risulta relativamente sconosciuta ai più. Da un punto di vista geopolitico e strettamente militare, gli attori principali di essa sono i ribelli sciiti filo-iraniani Houthi e la coalizione islamista sunnita guidata dall'Arabia Saudita, coalizione che sino ad ora ha potuto contare sul sostegno strategico dato dagli stessi Stati Uniti D'America. In questi giorni si è fatta nuovamente sentire la polemica relativa alla presunta "vendita illegale" di armi italiane all'Arabia Saudita. Ufficialmente, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha negato che ciò avvenga ma la vicenda è stata considerata avere ancora dei diversi "punti oscuri" da chiarire, riferiti in particolar modo alla questione dei circa 5000 ordigni bellici assemblati a Cagliari e venduti alla stessa Arabia Saudita in barba alla legge 185 del 1990 che vieta l'esportazione di armi in paesi belligeranti. C'è da segnalare che la controversa questione è stata affrontata dalla stessa Pinotti, la quale ha sostenuto che la vendita di tali armi risulta ufficialmente regolare e autorizzata per via del fatto che l'azienda produttrice ha sede in Germania. 

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