venerdì 11 novembre 2016

Addio a tutto questo.

di Giuseppina La Ciura. Scrivere la propria autobiografia a trentaquattro anni (per poi morire a novanta) non è da tutti. Robert Graves, l’autore, poeta, saggista e scrittore tra i più grandi del Novecento, se lo può permettere e vi riesce in modo irripetibile in “Addio a tutto questo” apparso nel 1929. Nato nel 1895 da una famiglia dell’upper middle class vittoriana, il padre anglo-irlandese, la madre una von Ranke-Graves ebbe un’infanzia improntata al rigido codice morale del Protestatesimo del tempo. Ad otto anni entra in collegio, il più titolato ed esclusivo. Sono anni quelli trascorsi alla Charterhouse che Graves definisce “perduti e feroci”. La disciplina è ferrea, le vessazioni da parte dei compagni più grandi e di puro sangue britannico (lui è un meticcio in quanto tedesco per parte di madre)
lo fanno soffrire (ma per fortuna ci sono lo studio e il pugilato), le relazioni omosessuali sono la norma mentre le donne sono considerate esseri inferiori ed il sesso con loro osceno. Graves si innamora, come tutti, ma riesce a mantenere l’innamoramento nei limiti del romance, del legame romantico. Nell’estate del 1914, per evitare Oxford, altro luogo di “perversione”, decide di arruolarsi. Anche lui, come tutti i giovani europei, pensa che la guerra sarà una breve avventura che si concluderà a Natale. Graves entra tra gli eroici Royal Welch Fusiliers, un corpo d’elite. Trasferito in Francia, Graves si trova coinvolto non in un romance ma in una guerra orribile, spaventosa, disumana. Lo scrittore racconta con humour nero tipicamente british torture, mutilazioni, stupri, atrocità di ogni genere mentre God e Gott stanno a guardare. Graves non sostiene che i Tedeschi fossero dei mostri assetati di sangue: per lui, gli Alleati non erano da meno nel commettere nefandezze d’ogni genere sotto gli occhi impassibili di generali che non avevano fatto un giorno di trincea. Il 16 Luglio del 1916 alla Somme resterà ferito in modo grave tanto che lo danno per spacciato. Invece, “risorge” e scrive poesie in cui deride la passione smodata dei suoi compatrioti specie dei vecchi per la Guerra e per la Morte. Considerato inabile, resta nelle retrovie in tempo per vedere altri suoi coetanei morire sventrati dalle bombe. Nel Gennaio del 1918 si sposa con Nancy Nicholson. Entrambi vergini ed inesperti vivono un’imbarazzante prima notte di nozze da cui vengono “salvati” da un furioso bombardamento. Tutti gli amici dello sposo sono contrari in quanto Nancy è una donna. Ma Graves con questo gesto ardito dice addio "a tutto questo" ed affronta la vita di tutti i giorni, libero da regole, imposizioni ed ordini. Nel 1929 dirà di nuovo "addio a tutto questo" lasciando la moglie ,i suoi quattro figli e l’Inghilterra. Ma non la trincea dove un’intera generazione e l’Europa morirono per niente.

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