giovedì 17 novembre 2016

Bersagliere un giorno, bersagliere tutta la vita!

di un ex bersagliere. Ormai sono passati 20 anni da quel giorno. Ancora lo ricordo abbastanza distintamente: il borsone pronto, l’attesa della partenza in stazione con quelli che sarebbero diventati i miei nuovi amici di sventura, le lacrime di mia mamma, la tensione che piano piano si scioglie in attesa di un’avventura che sarebbe stata lunga. Quello che più mi pesava era la sensazione di buttare via un anno della mia vita per qualcosa che non mi sarebbe servito a nulla nel futuro. Cosa mi aspettavo da quell’esperienza forzata? In realtà non avevo paura nè delle regole forzate o della mancanza delle comodità di casa. Quello per cui pensavo di soffrire era la mancanza della mia quotidianeità, dei miei affetti.
E francamente non pensavo che avrei guadagnato qualcosa. Non mi sentivo un 'bamboccione', sapevo cosa era la vita, dai lati positivi a quelli un pò più negativi. Ero abbastanza indipendente e autonomo e non avevo preoccupazioni sulle regole che mi avrebbero imposto. Certo non ero contento, ma d’altronde dovevo farlo e non c’era modo di evitarlo. Anche di quello di cui tutti parlavano poteva essere un grosso problema: il nonnismo. Ma anche qui ero molto tranquillo, sapevo che avrei dovuto accettare qualche atto di questo tipo ma che il mio atteggiamento mi avrebbe permesso di superarlo tranquillamente. Poi in realtà, di nonnismo, pochissimo o niente. Ebbene si, 20 anni fà partivo per il militare. Ricordo ancora nitidamente i primi momenti: la discesa dal treno con il primo inquadramento, i primi ordini, le prime disposizioni e la salita sui camion. E qui la scena più triste: al nostro ingresso nella caserma (poco distante dalla stazione) la chiusura del cancello... “lasciate ogni speranza o voi che entrate”... la sensazione che la mia libertà fosse rubata e il pensiero che un anno sarebbe stato molto lungo. Uno degli aspetti positivi dei primi giorni è che tutti sono nella stessa situazione, quindi fai molto facilmente conoscenza, non devi entrare dentro un gruppo. Ma tutto sommato il mio umore in quei giorni era abbastanza positivo, era tutto nuovo e quindi tutto da scoprire. Il primo mese (quello chiamato CAR) prosegue tutto sommato bene, anzi non vedo poi tutte queste grande difficoltà di cui mi hanno parlato. Fino all’assegnazione della caserma definitiva e la peggiore di quelle che mi potevano capitare (a detta degli istruttori): Orcenico Superiore. Bers. ...che sta per Bersagliere ...dovrò fare tutto di corsa!!! Perlomeno butterò giù qualche chilo! Ma quello che mi fa più paura sono i racconti che mi fanno: una sorta di Alcatraz ...un girone dell’inferno ...una caserma operativa-punitiva. Diciamo che forse erano un pò esagerate le voci ma sicuramente non era una di quelle caserme di najoni, li a fare niente tutto il giorno. Anzi addirittura i primi mesi sono pure belli: preparazione fisica, preparazione militare, a casa ogni due settimane circa. Incarico: mortaista... in caso di guerra sarò lontano dalle campo. Poi tutto peggiora: la prima polveriera e il rischio di 3 anni di galera (diciamo che c’era il rischio), i vespri siciliani, e il campo sotto l’effigia della Nato in Ungheria. E tutto sommato quell’operatività che magari al momento non piaceva ma che ci ha permesso di far passare velocemente il periodo e anche di conoscere delle persone a cui resterai legato per tutta la vita. Ogni volta che condividi la sofferenza con altre persone rimani indissolubilmente legato a loro. E così è il militare, tante sofferenze... ma anche tanta amicizia e tanto crescere. Un legame per tutta la vita. E a loro sono comunque rimasto legato anche se non eravamo della stessa città... Ecco fra le cose che sicuramente ho imparato è stato il capire che esistevano mondi diversi rispetto al mio. Che non tutti facevano le mie cose, avevano i miei divertimenti o la pensavano come me o come i miei amici. Ecco esistevano altri mondi. E dato anche il fatto che gli ultimi anni non erano stati psicologicamente positivi mi accorgevo che forse, raffrontandomi agli altri, non ero così male. In sostanza la mia autostima era cresciuta notevolmente. Quello che sicuramente ti rimane alla fine di un anno, forse maledetto, che sicuramente pochi volevano fare, sono sicuramente le esperienze e gli amici. E io ne avevo fatte parecchie. E soprattutto avevo imparato ad apprezzare la storia e la tradizione del corpo a cui appartenevo: i bersaglieri! Perchè bersagliere un giorno, bersagliere tutta la vita!

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