giovedì 24 novembre 2016

Funghi, con quelli tossici si rischia la morte.

di Anna Simone. “Si rividero la stessa sera, nella medesima corsia dell’ospedale, dopo la lavatura gastrica che li aveva salvati dall’avvelenamento: non grave, perché la quantità di funghi mangiati da ciascuno era poca”. Italo Calvino riserva un lieto fine al racconto "Funghi in città", dove Marcovaldo, il protagonista, e altri sprovveduti mangiano funghi velenosi;
nella vita vera, però, mangiando quelli non edibili si va incontro a gravi effetti collaterali, che vanno dall’indigestione ai danni irreversibili a fegato e reni, passando per le complicazioni a carico del sistema nervoso fino alla morte. I primi sintomi possono comparire a distanza di poche ore o giorni dal consumo. In Italia ogni anno, stando ai dati della Asl di Milano, si registrano circa 40mila casi di intossicazione da funghi e almeno una decina di decessi. La maggior parte delle intossicazioni è causata dalla raccolta non controllata o avvenuta in luoghi non idonei, oppure per aver consumato funghi commestibili ma cucinati in modo non adeguato. 
Tossicità. I funghi non edibili possono provocare le cosiddette sindromi a lunga latenza e sindromi a breve latenza. Queste ultime si manifestano nel giro di qualche ora dal consumo di piatti a base di funghi. Sono le meno pericolose perché consentono un rapido ricorso alle cure mediche e una espulsione delle sostanze nocive non del tutto assimilate. Le sindromi a lunga latenza (da 6 a oltre 32 ore) sono le più pericolose, considerando che con il posticipo dell'intervento medico i principi tossici hanno tempo di causare danni gravi, a volte fatali. 
Sindromi a lunga latenza. Alcuni funghi velenosi provocano la sindrome falloidea, i principali sintomi sono: vomito, diarrea, calo della pressione, crampi muscolari, insufficienza renale; dopo qualche giorno si manifestano lesioni gravissime al fegato, emorragie, insufficienza respiratoria, collasso, coma epatico e morte. La tossicità è legata soprattutto alla presenza delle tossine chiamate Amatossine, è sufficiente la quantità di un singolo cappello per determinare gravi intossicazioni. Tra le specie fungine responsabili spiccano Amanita phalloides, Amanita virosa e Galerina marginata. Altrettanto pericolosa è la sindrome orellanica, dove la tossicità è causata dall’orellanina, una sostanza che però non si attiva con l'ebollizione o l'essiccamento dei funghi. La latenza va dalle 4-48 ore fino ai 20 giorni. I disturbi che si manifestano sono per lo più gastrointestinali a cui seguono dolori muscolari e lombari, cefalea, brividi, inappetenza, a volte coma e possibile decesso. La dose letale è di circa 40 gr di fungo fresco e tra le specie responsabili spiccano: Cortinarius orellanus, Cortinarius speciosissimus e Cortinarius fluorescens. La sindrome nefrotossica, invece, è causata da vari principi attivi contenuti in alcune specie di funghi (ad esempio, Amanita smithiana, Cortinarius splendens, Cortinarius gentilis e Cortinarius vitellinus), anche se il principale è il norleucina allenica, un aminoacido. Il periodo di latenza va dalle 4 alle 48 ore. A livello sintomatologico, la prima fase compare a diverse ore dal pasto a base di funghi, manifestandosi con dolori addominali, nausea, diarrea, mentre dopo 4-5 giorni si entra nella seconda fase, più critica, con alterazione della funzione renale, insufficienza epatica, edemi, ipertensione, disturbi del ritmo cardiaco e infezioni urinarie. La giromitrina, sostanza parzialmente solubile presente in alcune specie fungine, è la responsabile della sindrome giromitrica, che si caratterizza per la comparsa di sonnolenza, contratture muscolari, danni a fegato e reni, comparsa di ittero, insufficienza epatica e, nei casi più gravi, arresto cardiaco e decesso. Questi disturbi compaiono dopo aver mangiato rilevanti quantità di funghi, tra cui le specie Helvella elastica e Cudonia circinans. Le Tricholoma equestre, Tricholoma auratum e Russula subnigricans, sono le specie responsabili della sindrome rabdomiolitica che, nel giro di 24-72 ore, si materializza con l’insorgere di dolori muscolari, eritema al volto e sudorazione, mentre l'evoluzione porta ad aritmie cardiache e gravi alterazione della funzione renale. Le cure ospedaliere riescono a risolvere l'intossicazione, se l'intervento avviene nelle prime ore. 
Sindromi a breve latenza. Dai 15 minuti alle 3 ore dall'ingestione, i funghi che contengono muscarina, sostanza idrosolubile e resistente al calore, (tra cui le specie Clitocybe dealbata e Inocybe rimosa) causano la sindrome sudoripara, curabile. I principali sintomi sono cefalea, dolori addominali, forte sudorazione, lacrimazione, tremori e intensa perdita di liquidi. Più grave la sindrome panterinica perché oltre ai disturbi digestivi e neuropsichici, che iniziano a manifestarsi dai 30 ai 180 minuti dall’ingestione di funghi, sono stati registrati casi di morte. I principi attivi tossici - acido ibotenico, muscimolo e muscazone - sono presenti nelle specie Amanita pantherina e Amanita muscaria.

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