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Grillo e Crozza predicano lo stile francescano, ma vivono come nababbi. In bicicletta io non li ho mai visti. Non capisco perché ci vogliamo mandare me.

di Giuseppe Turani. L’auto del comico Crozza sta diventando una specie di giallo. L’ha comprata? Non l’ha comprata? Era solo in prova? Si trattava, è bene ricordarlo, di un bolide da 210 mila euro, che sono all’incirca 420 milioni di vecchie lire. Tanto, ma non il massimo visto che ci sono auto per le quali si sfiora il milione di euro. Ora, noi viviamo (per nostra fortuna) in una società consumistica, moderatamente capitalistica, e quindi dei propri soldi ognuno fa quello che più gli pare. Sempre per stare a Crozza, sembra che abbia messo gli occhi su un’abitazione dal prezzo stellare. Ma tutto questo, ripeto, rientra nei suoi diritti. Può anche regalare alla simpatica moglie un diamante grande come l’hotel Ritz, beati loro. E già che siamo in argomento aggiungiamo tutte le villone di Beppe Grillo, quella a Genova, quella al mare in Toscana e quella in
Sardegna (non ricordo se affittata o di proprietà) e gli yacht di un certo lusso sui quali è uso navigare lungo i mari in estate. Hanno il denaro, sono comici di successo, guadagnano molto e se lo spendono come vogliono. Vivono come dei. Ma allora perché rimane un retrogusto amaro? Perché queste storie conservano un che di sbagliato? La risposta non è difficile. Non si contesta minimamente che questi signori spendano i loro soldi come vogliono: se hanno avuto un’infanzia difficile, è giusto che in età adulta si procurino (diventati finalmente ricchi) tutti quei giocattoli che non hanno avuto da bambini. Quello che dà fastidio è che si tratta di campioni del populismo. Gente che sbraita da mane a sera per l’alto stipendio, ad esempio, dei deputati: circa un centesimo dei loro guadagni, poveretti. E i deputati, bene o male, dovrebbero far funzionare l’Italia. Loro, Crozza e Grillo, dovrebbero solo farla ridere. Pretendono che tutti conservino gli scontrini anche delle brioches che si sono mangiati all’autogrill. E, ancora, ogni due per tre sono lì a contestare i guadagni e le spese di questo o di quell’altro manager pubblico. Hanno introdotto, insomma, del dibattito pubblico e politico italiano l’antipatica abitudine di fare i conti in tasca a tutti. Uno di loro, Grillo, va in giro addirittura a dire che le pensioni, tutte, vanno tagliate: massimo due o tre mila euro al mese. Praticamente il pieno di benzina dell’auto che Crozza vuole comprare e che forse comprerà. Ecco, dà fastidio questo: moralisti (orrendo mestiere) che passano la giornata a predicare sobrietà e indigenza e che poi, per se stessi, vanno a caccia dei lussi più lussuosi disponibili sul mercato. E non si tratta nemmeno di esclusive opere d’arte o di altrettanto esclusive prime edizioni di qualche classico. No, siamo proprio in puro stile Brianza: automobilone, villone, barcone. A parte lo schiaffo alle proprie convinzioni (propalate da mane a sera) c’è anche questa faccenda dello stile. Come si può essere alfieri di una società finalmente sobria, lontana da Montezemolo e dalla Costa Smeralda, se poi si vogliono comperare le stesse automobili di Montezemolo e si va in vacanza in ville in Costa Smeralda? Chiunque avverte che c’è un errore, uno sfregio, qualcosa che non gira. Ripeto: ognuno spenda i suoi soldi come vuole, anche in automobili che costano come un appartamento, ma poi che non vengano a farci la predica sulla “decrescita felice” o sul fatto che dovremmo girare tutti in bicicletta per far risparmiare soldi alla collettività. O su quanto era bello il mondo di San Francesco, un bicchier d’acqua e un tozzo di pane. Grillo e Crozza in bicicletta io non li ho mai visti. Non capisco perché ci vogliamo mandare me. Forse è giusto avvisare la gente che non tutto quello che luccica nella società dei consumi è una buona cosa, ma non mentre si sta facendo incetta delle cose più luccicanti di quella stessa società. Insomma, abbassate i toni. E poi fate quello che volete. Bevete pure champagne Cristal, ma risparmiateci le prediche sulla vita sobria. La facciamo già.

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