venerdì 18 novembre 2016

Il nuovo leader del cento-destra lo deciderà la gente dopo la vittoria del NO!

Il segreto per correre veloci, andare lontano e vincere la regata è quello di spiegare le vele per prendere il vento in poppa e volare sulle onde. Questo quando si va per mare. Idem nella vita, ancora meglio in politica. Parola di freeskipper. E questo l’altro Matteo, Salvini, lo sa benissimo. In Europa e in America spira un vento nuovo che va preso al volo! Un vento che viene dalla gente, da quel ceto medio che qualcuno sta portando al macello, dai giovani che vogliono restare
in patria pretendendo un lavoro dignitoso, dai più anziani che vorrebbero andare in pensione con le loro gambe e non a settant’anni quando ormai non ce la fanno più, dai lavoratori che visto e considerato che li hanno cacciati dentro questa Europa, senza mai chiedergliene conto, a questo punto reclamano salari europei e non di essere i peggio pagati del Vecchio continente, dalle famiglie rimaste senza welfare, dalle piccole e medie imprese tartassate dal fisco e da tutti coloro che credono sia giusto accogliere i profughi che ne hanno diritto, ma senza spalancare le porte di casa nostra a 'cani e porci', senza anteporre gli interessi dei migranti a quelli degli italiani, senza rinunciare alla nostra identità nazionale nel solo nome dell’integrazione e della globalizzazione. Insomma, gli italiani chiedono una società più giusta dove venga ridotta la forbice tra ricchi e poveri, dove il reddito sia redistribuito ed esista un salario minimo garantito. Una nuova classe dirigente che sappia rompere il nefasto schema "la finanza che ordina, la politica che esegue e i media asserviti che propagandano i loro diktat"! I cittadini pretendono dalla classe politica giustizia ed equità sociale, un Paese che conceda pari opportunità, un Paese dove tutti paghino le tasse per quanto dovuto, senza salassare sempre i “soliti fessi”, dove le aziende invece di accumulare ricchezza reinvestano i loro profitti in nuovi posti di lavoro e dove le banche tornino a custodire e prestare soldi, invece di speculare sulla pelle dei risparmiatori. Una società con meno regole, ma stringenti e rispettate da tutti. Questo è il vento che tira da Nord a Sud. Mettersi contro vento significa perdere, coglierlo al volo vincere. Questo l’altro Matteo, Salvini, lo ha capito e non è un caso che a Firenze lui abbia fatto il pienone e da Parisi convengano i soliti quattro gatti. Il nuovo leader del centro-destra non lo si decide nelle segrete stanze, ma a deciderlo sarà la gente: "Il nuovo leader non lo sceglieranno né dentro Arcore, ma neppure a Via Bellerio, sarà votato dal popolo, perché è il popolo ad avere l'ultima parola. Fino al 4 dicembre sarò concentrato sul referendum, ma già dal giorno dopo, dal 5 dicembre, dopo che avrà vinto il NO cominceremo a costruire un futuro di governo". In bocca al lupo!

2 commenti:

  1. Centrodestra? E chi dovrebbe organizzarlo? Berlusconi, che ha sempre chiesto voti alla destra per poi usarli al centro, se non a sinistra? Ricordo i vari ministri degli Interni "buonisti" (Maroni compreso), i tanti Alfano, Verdini, Fini, Casini etc. portati al governo dal "Cavaliere" per fare una politica di sinistra: sanatorie etc. E non parliamo delle 1000 promesse fatte e regolarmente disattese. La Meloni? Con dietro il "giro" di Alemanno, La Russa & Co.? Salvini, il 'bauscia' della Bovisa, tanto 'bauscia' da non vedere le abissali differenze di caratura che lo dividono - ahimè - dalla Le Pen. Chi scrive era tornato a votare nel '92 (dopo vent'anni di astensione) sperando nella Lega di Miglio: ne è venuto fuori Bossi col suo 'Trota', in complice combutta con un Berlusconi che sfruttava il suo successo per salvare tutti i topi che lasciavano terrorizzati la nauseabonda nave della 1° Repubblica, affondata da 'Mani Pulite'. Chi dovrebbe oggi rilanciare un "centro-destra"? La Santanché? Parisi? Per favore, signori, lasciateci in pace...
    Io - per quanto mi concerne - penso di non tornare mai piú a votare.

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  2. Adesso basta! Non se ne può più di questo centrodestra o come preferite chiamarlo che, in un momento in cui dovrebbe seriamente ripensarsi ed aprire al proprio interno e con gli elettori un confronto vero, riesce solo ad esprimere una serie di liti con gli stessi soggetti che, molto spesso, dal 2008 hanno condotto questa assurda marcia verso una sorta di suicidio collettivo. Avessimo mai sentito una parola per cercare di fare chiarezza su quanto accaduto in questi ultimi otto anni. Ma, tralasciando il passato, anche se l'oggi è il suo frutto perverso, è veramente stucchevole osservare i conflitti che animano uno schieramento vittima di personalismi e di contrapposizioni che rispecchiano la miopia dei contendenti. Miopia che si riscontra ad iniziare da una incapacità ad uscire fuori da un linguaggio legato a quel "passato che non passa mai "che caratterizza l'Italia.

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