Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Good morning America! Il tycoon strappa la Pennsylvania ai Democratici e, anche se manca la proclamazione ufficiale, è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Vittoria anche nell'ultimo stato, l'Alaska. Lo riportano le proiezioni della Cnn, secondo cui il candidato repubblicano ha battuto Hillary Clinton con oltre il 53%. Fino a ieri sembrava impossibile, ma da oggi Donald Trump è il Presidente degli Stati Uniti d'America! Un boccone amaro, per l'establishment degli Stati Uniti, per l'Europa e anche per l'Italia.
Già, perché Matteo Renzi aveva clamorosamente "endorsato" Hillary Clinton. Ed ora, nel cuore della notte, riecheggiano le parole pronunciate dal quasi-presidente degli Stati Uniti lo scorso giugno: "Renzi appoggia Hillary? Renzi chi? Lui non lo conosco neppure, non mi importa, è irrilevante". La gioia sembra incontenibile tra i sostenitori del neo Presidente degli Stati Uniti. Ormai sono una curva da stadio che esulta e non sta più nella pelle. E la ola populista e rivoluzionaria si propagherà dall'America in tutto il resto del mondo, e il suo effetto domino arriverà fin qui da noi, in Italia, dove il 4 dicembre sarà il giorno della verità! Ieri la Brexit. Oggi Trump. Questi due grandi eventi sono la forza dirompente di una ondata potente contro l'establishment, che tocca corde profonde dei popoli, un fiume in piena che inonderà il mondo occidentale. E non c'è due senza tre: adesso manca soltanto il No italiano al Referendum Costituzionale per mandare a casa Renzi! L'Occidente 'cambia verso' e domani anche noi sapremo cambiare?
P.S. ...nel frattempo attendiamo il tweet di Renzi che sale sul carro del vincitore!

20 commenti:

  1. Gli altri non ci possono credere, noi ci abbiamo sempre creduto: Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ci abbiamo creduto fin dall’inizio, cioè da quando gli antitrumpisti di casa nostra dicevano che il Don era una causa persa, non lo prendevano mai sul serio, e noi a scrivere no, vi sbagliate, state "sottostimando" (come dicono adesso) il suo potenziale politico e simbolico.

    Ci abbiamo creduto, alla vittoria, quando dicevano che i repubblicani lo avrebbero fermato alle primarie, Ted Cruz, Marco Rubio, sconfitti uno alla volta, l’establishment dell'Elefantino sovvertito. Ha vinto lui, e adesso al Congresso (i Repubblicani conquistano anche quello) il capogruppo Ryan e gli altri alti papaveri del partito dovranno andare a Canossa dal presidente, pena un altro conflitto senza precedenti.

    Come con Brexit, perde l’establishment, perdono i grandi media e i giornaloni schierati con l’establishment, perde il New York Times che aveva fatto endorsement per Hillary, mentre le borse di mezzo mondo vanno nel panico. Perdono i Democratici, che di questo complesso politico-economico-mediatico erano i grandi sponsor. Affondati.

    Hillary va molto peggio di Obama, sia quello del 2008 che del 2012. Avevamo scritto anche questo, nei giorni scorsi: nell’ultimo scorcio di campagna elettorale, Clinton era sulla difensiva, aveva solcato in lungo e in largo stati come il Michigan per assicurarsi il voto dell’elettorato bianco e arrabbiato, anche democratico, che ha perso il lavoro, in quella parte dell’America sprofondata nella dark side della globalizzazione.

    Qui, nel Midwest come in altri grandi stati, Ohio, Florida, la gente ha scelto Trump, contro la ristrutturazione del capitalismo finanziario, contro l'immigrazione incontrollata che la globalizzazione si porta dietro, con relativo lavoro nero, impoverimento delle classi medie e popolari. Come in Europa, con Brexit, Le Pen, Wilders, Grillo. Clinton non è riuscita a sfondare neppure nell’elettorato femminile e giovanile, neppure tra gli afroamericani, che non sono andati a votare e che dovevano essere le sue costituencies più sicure.

    Dunque Clinton KO, Obama KO, con la sua politica estera fallimentare e l'Obamacare. Adesso festeggiamo Trump, ma non solo. Il vero ringaziamento lo teniamo per ultimo. Perché è uno dei più importanti che vanno fatti all'aba di questo giorno "storico".

    Grazie Julian Assange, grazie Wikileaks, e grazie ai tanti giornalisti e attivisti che su Internet hanno scoperchiato l'arroganza del partito clintoniano, facendogliela pagare cara. Se non fosse stato per il popolo del web non avremmo mai saputo tante cose sulla Clinton e il suo entourage marcio e corrotto, cose che hanno reso la candidata democratica sempre più debole e screditata.

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  2. Guardate questo corpo di donna che esce mestamente dalla scena. Fatevi una domanda, per una volta, con il senno del poi. Ma davvero qualcuno nel mondo ha pensato che Hillary Clinton potesse vincere le elezioni in America? Una donna gravemente minata nel corpo, piena di segni e di cicatrici, costretta a sembrare simpatica senza esserlo, a simulare gridolini di entusiasmo, baci, balletti, sorrisi elettorali. Hillary era la faccia perfetta per raccontare la vecchia America, quella delle elites: i poteri e i capitali nazionali e internazionali che l'avevano generosamente finanziata, ma era davvero incapace di esprimere speranza, di balbettare un qualsiasi "Yes we can", di diventare figlia di Obama perché ne sembrava, piuttosto, la nonna cattiva. Non le mancava solo la potenzialità de verbo essere, le mancava anche il We, la prima persona plurale, l'abilitazione a raccontare un soggetto collettivo che si fa storia. I ragazzi che erano bambini quando il volto di Hillary si segnava di cicatrici per le menzogne su Monica Levinsky, gli afroamericani che vivono sulla pelle la rabbia per i delitti etnici e per la nuova segregazione, gli operai di un mondo in crisi che erano corsi in massa a registrarsi per sostenere Il vecchio socialista Bernie Sanders, e la sua oratoria imbevuta di utopia e di promesse di uguaglianza sociale, potevano essere sedotti da questa damina sfigurata dal peso della storia, dall'arroganza delle lobbies, dalle mail compromettenti, dall'antipatia dell'establishment a cui dava voce? Lo abbiamo raccontato dopo la Brexit, dopo le elezioni amministrative: questo voto è figlio di una ondata potente che tocca corde profonde degli elettorati, un fiume di rabbia, un vaffanculo, o un fuck, che puó andare indifferentemente a destra o a sinistra - a secondo di come viene comodo - ma che è sempre contro i centri del potere. Il titolo di questa storia è popolo contro elites. Le aristocrazie che governano il mondo non sono più in grado di prevenire e comprendere onesta ondata di rabbia. Ci riesce meglio un vecchio e rabbioso miliardario con il parrucchino che ha capito una sola cosa: l'unica lingua che poteva connetterlo a quel popolo era il politicamente scorretto. Trump ha seguito il suo istinto e quello slang ha iniziato a parlarlo: non è figlio di Bush, che era establishment come la Clinton, non era figlio del vecchio partito repubblicano, che lo ha scomunicato, era un parente inconsapevole, ma molto più stretto di Beppe Grillo.

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  3. Lo sgomento planetario e nazionale per la vittoria di Donald Trump non è coerente con quanto si sapeva del possibile esito delle elezioni americane. Per quanto ritenuto meno probabile di quello di Hillary Clinton, un successo dell’odioso miliardario era ritenuto possibile. I sondaggi più negativi gli davano comunque una possibilità su sei di vincere. Non è poco. Non è comunque un grado di probabilità tale da giustificare tanta sorpresa. Dieci giorni fa, dopo che l’Fbi ha riaperto il cosiddetto “emailgate”, Trump ha recuperato altre posizioni. Cinque giorni fa i sondaggi hanno fatto sapere che, per la prima volta, Hillary Clinton era scesa sotto i 270 delegati, il numero minimo necessario per accedere alla Casa Bianca.
    C’era poi, in questo caso, una ragione in più per diffidare dei sondaggi che comunque attribuivano ancora un leggero vantaggio alla Clinton. Gli elettori di tutto il mondo, quando vengono intervistati, non sempre sono sinceri. Se la loro preferenza va a un partito o a un personaggio la cui immagine non è limpidissima (e Trump aveva contro praticamente tutti i quotidiani americani) a volte sono portati a nasconderla. Insomma, c’era ragione di sospettare che i consensi effettivi di Trump fossero un po’ sottostimati e quelli di Clinton un po’ sovrastimati. In una situazione del genere il “leggero vantaggio” può essere in realtà un “leggero svantaggio”. E così era.

    La prima e per certi aspetti sconcertante manifestazione di questo “sgomento democratico” ha colpito il Canada dove - a spoglio ancora in corso - il sito dell’agenzia governativa dell’immigrazione, quello che fornisce tutte le informazioni necessarie a chi voglia trasferirsi nel Paese dei Grandi Laghi, è andato in tilt per la valanga di connessioni dagli Usa. Contemporaneamente, la finanza mondiale manifestava la sua sorpresa col crollo delle borse di Tokyo e di Hong Kong. Stamani, prevedibilmente, succederà qualcosa di simile in Europa. Dove la catastrofe americana si è prodotta di notte e, fino a ora, abbiamo potuto leggere lo sgomento solo nel volto dei familiari e degli amici. Oggi lo vedremo sui volti della maggior parte dei nostri politici, certamente di quelli che sono al governo.

    Eppure, incertezza dei sondaggi a parte, l’abbiamo avuta sempre sotto gli occhi l’America in questi ultimi anni. Abbiamo assistito alla ripresa degli scontri razziali. Abbiamo visto la difficoltà di Obama a modificare la legge sulle armi. Abbiamo sentito, negli innumerevoli servizi dedicati alle classi medie americane, la rabbia dei cittadini, la loro paura per il terrorismo e, proprio come da noi, per la “invasione” degli immigrati. Sì, c’erano tutti gli elementi per pensare che le probabilità di vittoria di Trump non fossero affatto piccole, proprio come non lo erano quelle della Brexit (anche il “Remain”, come Hillary Clinton, era leggermente in vantaggio dei sondaggi fino al giorno prima del voto).

    La verità, forse, è che siamo così sorpresi perché abbiamo visto l’America con lo stesso atteggiamento col quale, fin da bambini, abbiamo visto i film americani. Sempre – anche dopo le vicende più atroci, dopo i complotti più cinici e sofisticati – nei film americani vince il buono. E Trump era troppo “cattivo” per vincere.

    Ma non era un film. Dovremmo trarne rapidamente le conclusioni. E smetterla di vedere l’Italia come una commedia italiana, dove tutto alla fine comunque si aggiusta. Quando ci si distrae dalla realtà troppo a lungo, vincono i “cattivi”. Come è appena successo in America. Qui da noi, può arrivare il momento in cui non sarà più possibile aggiustare le cose.

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  4. La crisi del mondo occidentale nella peggiore delle rappresentazioni possibili. Crisi non significa più opportunità, ma soltanto paura, così stiamo diventando anche noi? Potrebbe essere di no se riusciremo a mantenere la democrazia in Italia. Fra tutti i modi possibili di interpretare la crisi del mondo occidentale questo è il più angosciante e sconcertante.

    Gli italiani, da tempo immemore, sono persuasi del fatto che gli USA siano sempre avanti, avanti in tutto. Con Hillary e Trump si conferma questo dogma: sempre avanti, oltre, così avanti che siamo ancora nell'ombra della statua della libertà. Oggi però, se alzo gli occhi è diventata nera, cupa e triste. La bandiera stelle e strisce, negli ultimi anni, si è trasformata lentamente nell'immaginario di molti di noi, oggi rappresenta solo irragionevolezza e crude espressioni di paura nella "home of the brave".

    Come da noi?

    No, in Italia l'alternativa all'asservimento ed al ridicolo cinismo ha la forma del M5S il cui tessuto è la partecipazione reale ed il sogno: cambiare per noi non significa lasciar cadere nel vuoto gli esseri umani. Per noi cambiare vuol dire rinforzare la democrazia ed il welfare: nessuno dev'essere lasciato indietro.

    Una versione horror del Titanic: i rappresentanti del privilegio, dei ricchi e dei potenti, sono aggrappate fra loro istericamente, mentre si lasciano andare ad espressioni di odio, paura e insensatezza. Non è una scelta ma soltanto un museo delle cere che si sono trasformate in walking dead. Questo triste spettacolo e' la conferma del declino del mondo occidentale.

    Hillary e Trump sono entrambi poco credibili, entrambi molto temibili per ciò che rappresentano e non per il potere che hanno. Il potere di un presidente negli USA e di fare danni all'estero. Sul versante interno basta guardare Obama: non ha cambiato nulla. La terra delle opportunità si è trasformata gradualmente in un paese con oltre 2 milioni e mezzo di carcerati, milioni di poveri e illusioni sempre più scollate dalla realtà: spero che questa rissa elettorale non sia l'atto finale.

    Se uccidi la classe media in America non resta nulla, soltanto caos.

    L'inesistenza del concetto di opposizione in America può portare a brutti sogni e realtà ancora peggiori. In Italia, se non fosse per noi, sarebbe lo stesso. È vero che gli americani sono avanti a noi: Berlusconi doppiato in un colpo solo.

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  5. Evviva Trump. Evviva la nuova America. Prendano esempio gl’Italiani unendosi in un grande Movimento contro i parassitismi e la corruzione nello Stato, contro le inefficienze e le mafie. Viva l’Italia unita nello spirito del Risorgimento e del rinnovamento radicale.

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  6. Il popolo americano ha dimostrato di poter riflettere con la propria testa nonostante tutto! Sono profondamente contento del risultato , che mi fa ben sperare per le prossime elezioni in Europa ed in Italia.

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  7. Mi verrebbe da dire che queste elezioni in #USA cambieranno il corso della storia ma PRIMA compattiamoci anche noi CONTRO la grande finanza mondiale che ci sta schiavizzando!

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  8. Trump é il voto del cittadino "incazzato", il famigerato Voto Di Protesta!

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  9. E adesso rifate anche queste di elezioni oltre che quelle della brexit. Poveri fessi, potete schiacciare il popolo per un po', poi esplode!!!

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  10. ...e soprattutto speriamo ora nel popolo italiano, che inizi a svegliarsiiiiiiii

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  11. E ora aspetto il tweet di Renzi che si dichiarerà fan di Donald Trump!

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  12. matteo salvini09 novembre, 2016

    La vittoria di Donald Trump, contro tutto e contro tutti, è la rivincita del popolo, del coraggio, dell'orgoglio, della sicurezza contro i poteri forti, la Clinton e i bombaroli che la sostenevano. Questa è una bella giornata: i popoli cambiano il mondo, ci serva di lezione. Ora tocca a noi!

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  13. Go Donald!!! go Donald!!! È la dimostrazione che, sondaggisti, giornalisti, opinionisti, guru politici non capiscono un c....

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  14. Donald Trump09 novembre, 2016

    "Basta divisioni" - "Mi dispiace di avervi fatto attendere, avevo alcune situazioni complicate. Ho appena ricevuto una telefonata dal segretario Clinton, la quale ci ha fatto gli auguri per la nostra vittoria. Una vittoria che riguarda tutti noi. Ho combattuto duramente, ho presentato alla Clinton i miei complimenti perché si è impegnata, tutti noi le dobbiamo conto per il servizio che ha reso al nostro Paese. Ora lavoriamo perché l'America possa superare le nostre divisioni, tutte le componenti della nostra Nazione devono essere unite. È il momento per essere uniti, prometto che sarò il presidente di tutti gli americani. La nostra non è stata una campagna, ma un movimento straordinario di milioni di uomini e donne seri, che vogliono un futuro migliore per sé e le loro famiglie".

    "Sfruttiamo le potenzialità" - "Ogni razza, religione, estrazione sociale: vogliono che il governo operi al favore del popolo e così sarà. Lavorando insieme ricostruiremo la Nazione e il sogno americano. Ho dedicato tutta la mia vita guardando alla potenzialità non sfruttata di questo Paese straordinario, ogni singolo americano avrà la possibilità di realizzarsi appieno. Non ci saranno più uomini e donne dimenticate, risolveremo i problemi delle nostre città: ospedali scuole, strade, ricostruiremo le infrastrutture. Milioni potranno lavorare grazie a questo impegno. Infine ci occuperemo dei nostri reduci di guerra, ho avuto l'onore di conoscerne molti".

    La politica estera - "Intendiamo sfruttare la creatività dei nostri talenti, avremo l'economia più forte al mondo, avremo buoni rapporti con tutte le Nazioni che avranno voglia di avere buoni rapporti con noi. Nessun sogno è irraggiungibile, l'America si accontenterà solo del meglio. Dobbiamo riprendere in mano il nostro destino, avere coraggio e ambizione. Sogneremo cose meravigliose, le potremo realizzare. Avremo un rapporto equo e giusto con tutti i popoli, cercheremo terreni comuni, evitando le ostilità".

    La moglie, le figlie - "Voglio ringraziare i miei genitori, che mi guardano da lassù, ho imparato molto da loro. Sono stati genitori meravigliosi. Voglio ringraziare Marianne ed Elizabeth, le mie sorelle che sono qui da qualche parte, sono molto timide. Mio fratello Robert, eccolo lì. Anche Fred, il compianto fratello che non ho più. E poi Melania e alle donne, Ivanka, Eric, Tiffany, Barbara: vi amo e vi ringrazio soprattutto per aver sostenuto questa fase politica così lunga, impegnativa".

    Gli amici - "Un grazie a Rudy Giuliani, l'ex sindaco. Il governatore Chris Christie, straordinario. E vorrei citare un grand'uomo, amico e avversario, il dottor Ben Carson". E dopo un pensiero per i generali, gli ammiragli e le forze dell'ordine, la frase "Io amo l'America", e i saluti, sulle note di You can't always get what you want dei Rolling Stones. "Non puoi ottenere quello che vuoi", cantava Mick Jagger, "ma se ci provi a volte puoi avere quello di cui hai bisogno".

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  15. È pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un VAFFANCULO generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco.

    Questa è la prova che questi milioni di demagoghi non sono le persone, ma sono i giornalisti, gli intellettuali, ancorati ad un mondo che non c’è più. Lo abbiamo visto con il nostro MoVimento. Ci sono delle similitudini fra questa storia americana e il MoVimento. Siamo nati e non se ne sono accorti, perché abbiamo un giornalismo posdatato che capisce quando qualcosa è già successa. Ed è già troppo tardi. Siamo diventati il primo MoVimento politico in Italia e non se ne sono accorti, se ne stanno accorgendo adesso e ancora si chiedono il perché. Andremo a governare e si chiederanno “ma come hanno fatto? hanno raccolto la rabbia ecc. ecc.”.

    Di Trump i grandi media hanno detto molte cose simili a quelle che dicono del MoVimento. Ricordate? Dicevano che noi eravamo sessisti, omofobi, demagoghi, populisti. Non si rendono conto che ormai milioni di persone i loro giornali non li leggono più e non guardano la loro tv. Trump ha cavalcato questa roba qua. È arrivato a milioni e milioni di persone. C’è stata un’affluenza incredibile negli Stati Uniti. Questo significa che la gente è oltre l’informazione postdatata. Questi sono equipaggiati e si stanno ancora equipaggiando per gestire un mondo che non c’è più.

    I veri eroi siamo noi! Eroi che sperimentano, che mettono insieme i disadattati e i falliti. Perché il fallimento è poesia. Honda ha detto: “la mia vita è fatta di fallimenti”. Ma sono quelli che osano, gli ostinati, i barbari, che porteranno avanti il mondo. E noi siamo barbari! E i veri imbecilli, populisti e demagoghi sono i giornalisti e gli intellettuali di regime, completamente asserviti ai grandi poteri. Trump ha mandato a fanculo tutti: massoni, grandi gruppi bancari, cinesi. Magari diventerà un moderato. Lo vedo già che dirà: “sì, l’ho detto, ma eravamo in campagna elettorale ecc”. Però il mondo è già cambiato. E bisogna interpretare questi segnali. E quelli che lavorano e prendono i soldi per interpretare questi segnali sono morti.

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  16. Odiano la casta e sono più poveri: per questo hanno eletto il "pifferaio" Trump!

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  17. L'America arrabbiata e impoverita della globalizzazione ha fatto stravincere Trump!

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  18. Soltanto qualche settimana fa Madonna aveva promesso del sesso orale a tutti quelli che avrebbero votato per Hillary Clinton e adesso tutti gli elettori di Hillary reclamano il "dovuto".

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  19. Non credo che oggi ci sia tanto da essere felice con l'elezione di Trump, così come lo è Grillo. Mi dissocio in tutto e per tutto da tutto il suo entusiasmo. E' della destra più bieca e un guerrafondaio, amico di Putin che bombarda i siriani per sostenere Assad, e il mondo non può stare tranquillo. Quindi qualcuno mi dica che cosa c'è da festeggiare. Pur essendo M5S, da questo mi dissocio.

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  20. nicola porro09 novembre, 2016

    Brexit, Trump, Grillo: la rivoluzione contro il potere. E i giornalisti zerbino dimenticano la realtà!

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