giovedì 10 novembre 2016

Populista, bello e vincente!

di Guido Occelli. Si possono tirare per le lunghe e allungare il brodo fin che vuoi, ma prima o poi si deve inevitabilmente arrivare alla resa dei conti. Così oggi dobbiamo confrontarci con l'esito del voto americano. Non intendo occuparmi nello specifico dei contenuti del programma del vincitore di questa tornata elettorale, ma il senso di ciò che ha indotto la massa
di liberi cittadini che democraticamente hanno scelto il proprio rappresentante, a cui hanno conferito enormi poteri nazionali e mondiali. Non posso condividere assolutamente l'analisi che vorrebbe parecchi milioni di elettori scegliere il presidente della prima potenza economica, industriale e militare del mondo, come degli ignoranti e sotto culturalizzati, ma di queste affermazioni ne ho già sentite in diverse occasioni, quando determinati schieramenti, non riuscivano a raggiungere i loro scopi elettorali. Anche da noi sentiamo tuonare parole intese come qualcosa di negativo e nefasto come “populista”, “demagogico”, “propagandistico”, “parlare alla pancia” e tanto altro e la campagna elettorale appena conclusa oltre oceano è stata commentata senza lesinare tali affermazioni, presupponendo che ciò fosse risolutivo per la sconfitta o la vittoria. Più che chiedersi perchè ha vinto chi ha vinto, sarebbe bene cercare le ragioni del perdente, chi o cosa ha perso, chi è facile, cosa è ben più importante e interessante. C'è una categoria di governati e politici che è riuscita nel tempo ad annacquare ogni ideologia, ha dissolto valori fondamentali, pilastri sociali e regole che hanno consentito l'evoluzione positiva del nostro sistema, non perfetto, a solo vantaggio della così detta “globalizzazione”, dove l'individuo non è più tale nelle sue aspirazioni, ideologie, visione del futuro e necessità, ma tutto e tutti sono standardizzati, numeri e statistiche, dove la ricchezza e la povertà sono numeri e non individui, senza tenere conto che alla prova del voto, sono le persone a scegliere, e più i poveri e gli scontenti del proprio status sociale saranno, e più catalizzeranno i propri interessi sul candidato che più saprà rappresentare un cambiamento positivo. Molti politicanti da tempo illudono al cambiamento e al modernismo riformista, con un ostinato nuovismo privo di ogni certezza funzionale per convincere, avvincere, illudere e affascinare. Nessuna reale prospettiva a lungo termine per essere considerati dei veri e propri statisti, ma politici e politicanti pronti a mettere toppe qua e la, se non bonus sporadici e mai scelte strutturali, affannati a correre dietro i buchi che la ruggine del proprio operato acido e dannoso produce. Forse è arrivato il momento che quei cittadini trasformati dolosamente e strumentalmente in ignoranti, manipolati e condotti verso un baratro fatto di nuovismo deleterio e senza prospettive concrete, si siano svegliati e guardato oltre l'orizzonte per vedere non qualcosa di nuovo, ma qualcosa che c'era e funzionava, i valori persi e rinnegati da troppo tempo, valori che oggi i più bei pensanti (perdenti) additano come razzismo, populismo, proibizionismo, sessismo, xenofobo, anti islamico, nazionalista, protezionistico e tanto altro, come se fosse tutto negativo e deleterio solo perchè così semplicisticamente bollato e strumentalmente demonizzato. Tutto ciò se fosse vissuto in maniera estrema, sicuramente sarebbe cosa negativa, ma vale la pena tenerne giusta considerazione che l'abbattimento e l'annullamento di ogni valore in nome del nullismo globalistico, dove siamo tutti uguali senza distinzione di sesso, costumi, religione, cultura e valori, ma tutti uguali intesi come lavoratori, consumatori, risparmiatori, contribuenti, e più siamo e meglio è, obbligati a finanziare e arricchire ed elevare quei pochi che condizionano l'economia globale. L'America ha votato e ha scelto il vecchio e collaudato sistema di valori e ideali che ha fatto indiscutibilmente grande quel paese, che il chiacchieratissimo vincitore ha saputo abilmente rappresentare, non l'utopia di un mondo che non sta funzionando, non funziona e non può funzionare, alla faccia degli assertori delle teorie che vorrebbero che la destra e la sinistra non esistono più, che il nuovo è il futuro e che il passato è solo nostalgia. Le elezioni americane rappresentano principalmente questo concetto, al di la dei vari discorsi di alta politica interna, economica ed estera. Che sia di buon esempio per le sfide politiche che dovremo affrontare in casa nostra, il futuro non è nel riformismo che cancella e annulla il passato, ma la sana continuazione ed evoluzione positiva dei valori fondanti di una società.

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