Survival 2017, un calendario con foto d'autore per i popoli tribali

di Stefania Elena Carnemolla. Ci sono popoli che vivono con la natura come compagna. Sono i popoli tribali, sempre più vittime di torture, uccisioni e sfratti dalle loro terre. Dove vivono ci sono miniere, foreste di legno pregiato, animali che fanno gola al business del safari, con le loro terre spesso trasformate in aree protette, un paravento per interessi privati. Per tutto il resto c’è la corruzione, con i governi locali sensibili al denaro. Un business che può contare sulla complicità di militari, poliziotti, guardiaparco. L’ultima notizia arriva dal Camerun, dove c’è un’agenzia che organizza safari di caccia all’elefante - con i turisti che possono uccidere un elefante pagando 55.000 euro a testa
- e che lavora in due “aree protette” dello stato africano affittate al miliardario francese Benjamin Rotschild, comproprietario dell’agenzia. Da queste terre sono stati sfrattati i pigmei Baka e i loro vicini perché venissero trasformate in paradisi per cacciatori di trofei. L’area, denuncia Survival International, l’organizzazione per la difesa dei popoli tribali, è pattugliata da militari, poliziotti e guardie armate, con l’ordine di sparare qualora i Baka tentino di entrare nelle riserve, loro ex terre. Nelle riserve incriminate si cacciano elefanti e si vive nel lusso. Uno degli operatori turistici ha, ad esempio, raccontato a Survival International: “Tutti i nostri accampamenti di lusso nella foresta sono solidi e totalmente attrezzati, con aria condizionata, chalet privati con bagni completi e camerini. Vengono serviti pasti gustosi a più portate, accompagnati da vini europei e bevande di primissima qualità. Il nostro accampamento più nuovo nella foresta ha una piscina coperta”. Denunciando l’episodio, Survival International ha anche scoperto che Peter Flack, membro del consiglio del WWF, ha partecipato a battute di caccia all’elefante. Una foto lo ritrae, ad esempio, armato e sorridente con gente del luogo, anch’essa armata, accanto a un elefante morto. Episodi come questo sono frequenti e non sempre vengono pubblicizzati dalla stampa. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, anche quest’anno Survival International ha bandito un concorso per il suo tradizionale calendario, con i fondi che serviranno a sostenere le sue attività e, di conseguenza, le campagne a favore dei diritti dei popoli tribali. Che sono importanti: “Molti dei farmaci utilizzati dalla medicina occidentale e degli alimenti base del mondo ci vengono da loro, e hanno salvato milioni di vite”, così Survival International. “Tuttavia, continuano a essere descritti come arretrati e primitivi semplicemente perché i loro modi di vivere comunitari sono differenti. Le società industrializzate li sottopongono a violenza genocida, a schiavitù e razzismo per poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro nel nome del progresso e della civilizzazione”. 
Fotografia vincitrice il ritratto di un uomo Dani della Papua Occidentale, scatto del 2014 di Magda Zelewska. Una fotografia emblematica: i Dani sono, infatti, “vittima da decenni di razzismo e raccapriccianti violazioni dei diritti umani da parte dall’esercito dell’Indonesia, che occupa la parte occidentale dell’isola di Papua dal 1963”, così Survival International. Oltre a Magda Zelewska, si sono classificati Simon Morris con il ritratto di un bambino Nenet della Siberia; Forest Woodward con quello di alcuni Boscimani del Botswana; Alice Kohler con la bambina Muravi Asurini del Brasile; Tessa Bunney con Brokpa del Bhuta; Nguyen Van Long con la donna H’Mong del Vietnam; Giordano Cipriani con i bambini Suri dell’Etiopia; Luigi Repetto con il bambino Yanomami del Brasile; Nacho Alvarez con la donna Dong della Cina; Paolo Ronc con le donne Afar dell’Etiopia; Mathias Spaliviero con Tucano, scatto d’ambiente brasiliano.

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