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Dimissioni congelate. Premier congelato. Un altro annuncio che non si realizza.

Domenica notte, dopo la batosta elettorale, Matteo Renzi aveva annunciato per l'indomani le proprie dimissioni. Almeno per una volta, da quando è presidente del consiglio, qualcuno gli aveva pure creduto. Macchè! Balle! Lui, il giorno dopo, si è già rimangiato tutto e sta ancora lì dov'era e dove gli italiani non lo vogliono più, a Palazzo Chigi! Lui è fatto così. Non riesce a dire la verità neppure sotto tortura, neppure sotto una valanga di NO! Non ce la fa proprio a mantenere la parola data, è contro la sua natura. Il suo dna è geneticamente strutturato per fare promesse e non mantenerle.
Raccontare balle agli italiani è il suo mestiere, l'unico in cui primeggia. Altro non sa fare! Prendere o lasciare... Ma nonostante gli elettori, domenica scorsa, abbiano deciso di... mollarlo, lui - minacciando lo spauracchio dell'esercizio provvisorio di bilancio in caso di dimissioni immediate - sta ancora lì, incollato alla poltrona. Ancora una volta, quanto annunciato non si è poi concretizzato. Dimissioni congelate. Premier congelato! Così, Mattarella ha diramato un comunicato di circostanza, con i soliti inviti alla responsabilità istituzionale, per giustificare la decisione del premier a restare fino all'approvazione della legge finanziaria (piuttosto, attenzione a ciò che potrebbero infilarci all'ultimo momento!) e fino a quando lui vorrà. Insomma, oggi ci ritroviamo con un premier che prima del 4 dicembre era sì 'senza voto', ma che oggi, dopo la consultazione referendaria, il voto ce lo ha avuto, eccome: un NO plebiscitario a lui e al suo governo. Ma sembra ancora non bastare. Allora chi di dovere farebbe bene a prenderlo per il bavero e a riportarlo da dove è venuto, a casa sua, perchè è lì che gli italiani lo vogliono vedere, non a Palazzo Chigi!

2 commenti:

  1. Renzi non lascia, ma raddoppia. Potrebbe anche finire così la battaglia in corso. Ieri è salito da Mattarella per rassegnare le dimissioni e andarsene a casa. Ma si è sentito dire di congelare la sua uscita almeno fino all’approvazione della legge di stabilità. Senza questa approvazione, infatti, lo Stato deve entrare in esercizio provvisorio, che è sempre un pasticcio tremendo.

    Il nemico Grillo
    Di fronte alla richiesta di Mattarella, sarebbe spuntata un’idea. Idea che può essere compresa solo tenendo presente che Renzi ha individuato il vero nemico: e cioè Grillo. Il vero avversario da battere è questo, non altri. E poiché Grillo strepita per avere nuove elezioni, con qualsiasi tipo di legge elettorale, tanto è sicuro di vincere, Renzi rilancia all’insegna dello slogan: non posso lasciare questa palla ai grillini. Vado dritto alle elezioni, già a febbraio. E corro con l’Italicum come verrà arrangiato dalla Corte costituzionale e con qualcosa di apposito per il Senato.

    Ennesima resa dei conti nel Pd
    Su questo disegno dentro il giro stretto dei collaboratori di Renzi sarebbero tutti d’accordo. In sostanza: corsa veloce a approvare la legge di stabilità, sistemazione delle leggi elettorali, elezioni a febbraio. In mezzo ci potrebbe stare anche un giro di primarie del Pd per regolare i conti con l’opposizione interna, e schiacciarla definitivamente.

    No all'ipotesi Franceschini
    Sarebbe già stata rifiutata la proposta di fare un governo Franceschini di transizione adesso in cambio della promessa dello stesso Franceschini di non candidarsi contro Renzi in seguito. Franceschini, cioè, si accontenterebbe di fare il presidente ora per qualche mese, un’occasione che magari non gli ricapita più nella vita. In pratica Renzi avrebbe deciso che vuole giocarsi subito la sua partita puntando tutto quello che ha su elezioni a scadenza il più ravvicinata possibile, forse appunto già a febbraio. Nel referendum il SI ha raccolto quasi 14 milioni di voti e da questi il premier intende ripartire.

    Arrivare fino al 2018
    E c’è anche un calcolo politico. Parte della destra, soprattutto Berlusconi, non è pronta per andare al voto di corsa e vorrebbe Renzi al timone di palazzo Chigi fino al 2018, in modo da potersi preparare. C’è il rischio, a destra di essere superati da Salvini. Pure quest’ultimo, però, mentre chiede a gran voce le dimissioni di Renzi, poi si augura che la faccenda vada per le lunghe perché è molto contestato dentro la Lega e a febbraio potrebbe persino non essere più il leader, ma solo un peones qualsiasi.

    Tutti fingono di avere fretta
    Renzi, ovviamente, sa tutto ciò e vuole prenderli in contropiede. Inoltre, con elezioni ravvicinatissime metterebbe nei guai anche i suoi contestatori interni (e cioè Bersani e D’Alema), che infatti dicono che deve rimanere al suo posto fino al 2018 o, al massimo, passare la staffetta al ministro Padoan. Se invece Renzi accelera, come pare, anche questi, la sinistra dem (i “sinistrati”) rischiano di essere travolti. E anche Grillo avrà i suoi guai nel mettere insieme una squadra di governo che non faccia ridere.

    Il piano di Renzi
    Il piano non è mal congegnato. Mentre tutti si immaginano un Renzi chiuso nel suo fortino a medicarsi le ferite, lui fa una sortita improvvisa e chiama tutti alle elezioni, mettendo Berlusconi, Lega e la sua sinistra interna in grandi difficoltà. Ma questo piano ha qualche possibilità di riuscita? Per ora sembra che si sia messo di traverso il personaggio-chiave della vicenda, e cioè il presidente Mattarella. Non ci sono i tempi tecnici, avrebbe detto. E poi non gli piacciono per niente queste corse, questi fuochi d’artificio. Come non gli piace l’idea di dover sciogliere anticipatamente le Camere.

    Cosa farà Mattarella?
    Mattarella, però, potrebbe cambiare parere dopo l’approvazione della legge di stabilità, che è, giustamente, la sua prima preoccupazione. La partita è appena cominciata, ma il grande match Renzi-Grillo sta per avere inizio. Forse già a febbraio.

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  2. Ma non aveva detto che avrebbe lasciato la politica?

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