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Finti risparmi: Villa Lubin, il gioiello del Cnel che fa gola al governo.

di Stefania Elena Carnemolla. Dice la ministra Maria Elena Boschi che il Cnel, il consiglio nazionale per l’economia e il lavoro, va cancellato perché costa troppo, 20 milioni di euro l’anno. Forse un tempo, non oggi. Infatti, secondo il bilancio 2015 e 2016 lo Stato ha erogato a suo favore rispettivamente 8.705.728 e 8.827.308 di euro. Ciononostante il Cnel, la cui cancellazione è uno dei punti del referendum che il 4 dicembre chiamerà gli italiani alle urne,
continua a essere additato dal governo, con i suoi 20 milioni di euro, in realtà del passato, come fonte di spreco. Davvero la sua cancellazione porterà sollievo alle casse dello Stato? Il personale, ad esempio, che gravava su gran parte del bilancio, verrà assorbito dalla Corte dei Conti, con gli stessi costi che andranno pertanto a carico della nuova amministrazione statale. C’è poi la sede, Villa Lubin, dall’americano David Lubin, padre dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, gioiello architettonico dei primi del Novecento incastonato, all’ombra dei pini mediterranei, nella cornice di Villa Borghese, fra i più belli e celebri parchi d’Europa. Costruita nel 1906, Villa Lubin fu inaugurata, come sede dell’istituto, nel 1908. Ampliata negli anni Trenta con la costruzione di un vicino edificio, Villa Ruffo, sede della biblioteca, nel secondo dopoguerra ospitò gli uffici del ministero per il Mezzogiorno, fino al 1959, quando passò al Cnel, mentre dal gennaio 2013 l’edificio della biblioteca è tornato nella “disponibilità diretta” della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da quando il Cnel è entrato nel mirino del governo, Villa Lubin è diventata il sogno di istituzioni come il Consiglio Superiore della Magistratura, che pensa di lasciare Palazzo dei Marescialli, un grigio edificio d’epoca fascista poco vicino la Stazione Termini per trasferirsi a Villa Lubin, con un occhio a Villa Ruffo: un trasloco, si dice, con un costo intorno ai 19 milioni e mezzo di euro. Che Villa Lubin faccia gola è comprensibile. L’elegante palazzo immerso nel verde di Villa Borghese, è, infatti, un trionfo di travertino, pietra colorata, balaustre, vasche con statue di delfini, cascatelle con il dio delle acque, vasche di raccolta per l’acqua, affreschi, come quello sull’agricoltura dalle epoche barbariche alla Roma imperiale, che, con quello dedicato ai grandi navigatori, astronomi e naturalisti dal Medioevo al Settecento, orna le pareti del Parlamentino. E ancora, stucchi, pitture, arazzi, scalone d’onore, eleganza, sfarzo. Con spese di sole manutenzione e gestione fra i 2 e i 3 milioni di euro l’anno. Mentre il Csm, ancora indeciso fra i lavori di manutenzione di Palazzo dei Marescialli e il trasferimento a Villa Borghese, ha ricevuto dallo Stato 34.582.756 di euro nel 2015 e 35.407.757 nel 2016 - fra le spese, i 10.000 euro del 2015 per la fornitura di capi di abbigliamento per il personale autista e ausiliario del Csm lievitate a 48.000 euro nel 2016 -, ad accarezzare l’idea di Villa Lubin per farne la residenza privata del primo ministro è Palazzo Chigi. Una residenza per il premier o, in alternativa, una, imitazione di quella della Casa Bianca, per ospitare capi di Stato o di governo in visita nella capitale. Con i costi, manutenzione e gestione dell’edificio a parte, per personale e altro, sia nell’uno che nell’altro caso, destinati a schizzare alle stelle. Un gioiello verde nel cuore di Villa Borghese sicuramente da proteggere, con Palazzo Chigi che, critico degli sprechi del passato, si candida ora a suo lievitatore di costi.

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