Il quarto 'premier senza voto'.

Annus Horribilis il 2016 per i leader dell'Occidente! Da Cameron a Obama, da Hollande per finire con Renzi sono tutti 'caduti', tranne lei, la panzer tedesca, Angela Merkel. La Brexit ha travolto Cameron, le elezioni Usa hanno premiato Trump, Hollande ha rinunciato a candidarsi alle prossime presidenziali francesi e ora le dimissioni di Renzi dopo la sconfitta nel referendum costituzionale. Solo la cancelliera tedesca Angela Merkel resiste, pronta a candidarsi alle prossime elezioni tedesche e a tenere sotto botta quello che resterà dell'Unione Europea.
Ma la vita continua, e come è lecito sperare, ci si augura che sia meglio di ieri! Del resto, all'indomani della sconfitta renziana, non c'è stata la fine del mondo, come i sostenitori del premier dimissionario avevano più volte minacciato: chi prima i soldi ce li aveva continua ad averli e chi no... riprende la sua vita grama fatta di stenti e privazioni. Però qualcosa è accaduto: gli italiani hanno bocciato Renzi e la sua riforma costituzionale, hanno fatto sentire la loro voce e adesso si ritrovano a vivere l'ennesima crisi di governo che si è aperta dopo le dimissioni dell'ennesimo esecutivo nominato da Giorgio Napolitano. A questo punto sono due le strade percorribili dal Presidente della Repubblica, non appena avrà 'scongelato' Renzi dall'approvazione della finanziaria: sciogliere le Camere e indire nuove elezioni (una scelta fortemente voluta dai sostenitori del No), oppure 'nominare' il quarto 'premier senza voto', magari tra le fila del Pd, che continua ad avere la maggioranza in Parlamento. C'è, comunque, da risolvere il nodo della legge elettorale, anche perchè prima o poi si dovrà tornare a votare per eleggere Camera e Senato. La strada più facile da percorrere in questo momento sarebbe quella di un nuovo governo. Il toto premier vede in pole position il ministro dell'economia Padoan, figura che ha l'approvazione della Troika, ma forse considerato come troppo vicino al premier uscente. Un altro dei papabili è il presidente del Senato Pietro Grasso, forte di una lunga carriera come magistrato, di un rapporto solido con il Quirinale e senza dimenticare che al momento della sua elezione ottenne l'appoggio dei Cinque Stelle. Un'altra strada passerebbe per la scelta di una personalità al di sopra delle parti per traghettare l'Italia attraverso le turbolenze dei mercati e verso la scelta di un sistema elettorale. Non bisogna dimenticare, infatti, che al momento ci sono due diverse leggi elettorali in vigore. Per la Camera c'è l'Italicum (che consente alla lista più votata di avere la maggioranza assoluta dei seggi), mentre per il Senato c'è il cosiddetto Consultellum, (ovvero una legge elettorale proporzionale senza premio di maggioranza, ma con soglie di accesso del 2 o del 4%). Mentre l'Italicum consegnerebbe al paese una Camera con un vincitore certo, forte del premio di maggioranza assegnato al primo turno se si raggiunge il 40% o altrimenti con il ballottaggio, il Senato verrebbe eletto con il Consultellum, un proporzionale puro. Al Senato quindi ci sarà un vincitore ma, col quadro politico attuale, difficilmente avrebbe la maggioranza. La dovrebbe costruire facendo alleanze dopo le elezioni. Insomma, un vero caos! Questa l'eredità che il 'giglio tragico' ha lasciato al popolo italiano assieme al job act e all'invasione africana! E adesso sotto a chi tocca...

3 commenti:

  1. Ci sono saluti che sembrano il presagio di un addio. Lei lo aveva capito, ha congiunto le mani come una badessa ed è l’unica ancora in sella. I quattro maschi alfa sono stati o saranno rimpiazzati da qualcuno più a destra di loro, persino Cameron che è conservatore.

    Gli altri tre sarebbero di sinistra e se hanno perso (nel caso di Obama, contribuito a far perdere) è perché la sinistra ha lasciato ai populisti il monopolio dei diritti sociali. Non di sole Costituzioni e unioni civili vive l’uomo, ma anche di posti di lavoro con paghe e pensioni dignitose.

    Questi leader vestiti tutti uguali non sono riusciti a sottrarre il capitalismo al dominio omologante dei mercati finanziari e a difendere quel poco di Welfare che invece a casa Merkel funziona ancora.

    In fondo il più anarchico dei quattro, anche l’unico che saluta con la sinistra, è proprio Renzi. Venuto alla ribalta per cambiare verso a un sistema che sta precipitando l’Occidente nella povertà, ha finito per dare retta più ai banchieri che ai droghieri, risultando più antipatico agli elettori di Palermo che ai burocrati di Bruxelles. Ma il ragazzo è sveglio e i rivali sono in disaccordo su tutto tranne che nell’odiarlo. Per questo il suo congedo assomiglia tanto a un arrivederci.

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  2. L'ENNESIMA FARSA. Renzi si è già rimangiato la parola: dimissioni congelate, si tira a campare. Con la complicità di Mattarella e la scusa che bisogna approvare la legge di bilancio, il segretario del Pd non mette fine alla sua esperienza di governo.

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  3. Un'altra bugia da parte di Matteo Renzi, che domenica notte aveva annunciato commosso per l'indomani le proprie dimissioni, dopo essere stato sommerso da una valanga di No. La giornata di lunedì era iniziata con un incontro al Colle tra il premier e il presidente Mattarella, che stando alle parole pronunciate solo poche ore prima dal segretario del Pd, sonoramente bocciato insieme alla riforma e al governo dal voto plebiscitario degli italiani, avrebbero dovuto concordare il percorso più corretto per giungere entro sera alle dimissioni. Invece il tutto si è risolto nella solita farsa.

    Ufficialmente sarebbe stato il Presidente della Repubblica a proporre a Renzi di posticipare l'uscita di scena, ma probabilmente allo stesso Renzi non dispiace poter consentire all'esecutivo di tirare a campare ancora un po', rimanendo qualche altro giorno sulla poltrona di Palazzo Chigi agitando lo spauracchio dell'esercizio provvisorio di bilancio in caso di dimissioni immediate. Ancora una volta, quanto annunciato non si è concretizzato; nel frattempo Mattarella ha diramato un comunicato con i soliti inviti alla responsabilità istituzionale, per giustificare la decisione.

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