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Quando i genitori rinunciano a fare i genitori.

di Orietta Matteucci. Una volta i figli crescevano sotto il segno del devi, oggi gli si evita ogni difficoltà. Una educazione basata sull'autoritarismo e sull'obbedienza, anziché sull'autorevolezza e sulla condivisione, generava fatalmente insoddisfazione e frustrazione e, a lungo andare, ribellioni e contestazioni. Tra contestazioni e ribellioni le cose sono cambiate,
si è passati da un eccesso all'altro: non si nasce più sotto il segno del "devi", ma sotto quello del "ricevi" e molti genitori sono diventati non solo troppo permissivi, ma anche troppo protettivi. Sembra che si sentano del tutto impreparati ad affrontare gli inevitabili esiti negativi che possono capitare ai loro figli durante il percorso di studi o dello sport, o nella normale vita quotidiana. Li caricano di una competitività esacerbata e arrivano a vivere il "fallimento" del figlio come una ferita alla propria immagine! Ecco allora, che si alleano con il figlio contro l’insegnante, difendendolo spregiudicatamente, mentendo pur di evitare brutti voti e punizioni. Rompendo quel patto di fiducia che nel passato legava genitori e insegnanti. In definitiva questi genitori vogliono evitare problemi ai figli, ma soprattutto a loro stessi. Non c'è da meravigliarsi poi, se i bambini crescono disorientati e con l'ansia da "prestazione", se diventano fragili, incapaci di affrontare frustrazioni e difficoltà che, a lungo andare, possono diventare irrisolvibili e sfociare in problematiche anche gravi. Appare chiaro che semplificare la vita ai bambini significa rinunciare ad educarli, significa rinunciare a farli crescere, rinunciare a farli diventare adulti sicuri di sé con il senso di responsabilità necessario per gestire e risolvere crisi e problemi. Cosa fare? Una soluzione è quella di cominciare ad ascoltare i figli con il cuore, osservarli attentamente per comprenderne emozioni, sogni, desideri. Insomma, lasciarli liberi di crescere, di sbagliare e conquistarsi l'autonomia. Soprattutto prepararsi e prepararli al distacco dai genitori una volta diventati grandi. Complicato? forse si, basta aumentare la propria capacità di entrare in sintonia emozionale, in empatia, con l'altro, sia questo il bambino, il partner, il collega. Questa capacità di rapportarsi positivamente con gli altri, non è innata e si sviluppa con la pratica e l'allenamento, proprio come si fa quando si vuole prendere la patente di guida o si va in palestra.

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