martedì 20 dicembre 2016

Ritirate la Raggi e Renzi. Azzerate tutto e ripartite da capo!

Dopo tre anni di ‘governo-renzi’, solo macerie e un dato di fatto inconfutabile: siamo tutti più poveri. Dopo sette mesi di ‘governo-raggi’, solo caos, con i topi che continuano a ballare indisturbati. Questo il quadro a tinte sbiadite di un Italia senza capo né coda! Un’Italia con la morte nel cuore, perché - più di dire "NO" a questa politica - altro non può fare.
Adesso la palla passa alle segreterie di partito, che sembrano però sorde e cieche davanti alle istanze dei cittadini. Da una parte un premier bocciato dall’ultima tornata elettorale, che però continua ad essere il segretario di uno dei maggiori partiti politici italiani con tutti e due i piedi (Boschi e Loti) ben saldi a Palazzo Chigi, forse perché al Nazzareno non vogliono e non possono farlo fuori, come suggerito dalla valanga di No del referendum. Dall’altra un M5S che rischia di finire… come tutti gli altri, ovvero nel calderone dei politici italiani che predicano bene e razzolano male. Oggi come oggi ai pentastellati e ai dem - per non perdere credibilità e voti - non resta che una solo possibilità: cancellare la Raggi e Renzi dalla scena politica, azzerare tutto e ripartire da capo!

5 commenti:

  1. Sono bastati meno di sei mesi a guida Cinque Stelle per rimettere Roma con le spalle al muro. Il nuovo che avanza non è poi tanto diverso dal vecchio e anzi, di fronte allo spettacolo grottesco di queste ore, è quasi impossibile non rimpiangere Ignazio Marino.

    Virginia Raggi è palesemente inadeguata al ruolo che ricopre e la scelta di Beppe Grillo di commissariarla, dopo avere meditato a lungo di darle il benservito, non fa altro che certificare il fallimento della cliccocrazia.

    La rete non è all’altezza di distribuire certificati di qualità e tanto meno di competenza. Non bastano i «mi piace» su Facebook e una manciata di voti raccolti sul sito da amici e militanti dei meet up per scoprirsi in grado di guidare la città più tossica e complicata d’Italia. E bisogna aver un ego ipertrofico, o essere precipitati in un pericoloso delirio di onnipotenza, per immaginare il contrario.

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  2. Che cosa aspettano allora Grillo e Casaleggio a scaricarla? La risposta è facile e potrebbe darla qualunque vecchio arnese della Prima Repubblica: fallire a Roma significa confessare al Paese di non essere pronti per Palazzo Chigi. Non esattamente un messaggio confortante da imbottigliare nell’oceano dell’incertezza nostrana. Ma se anche così fosse? Meglio essere una straordinaria opposizione o una devastante maggioranza?

    Decidere di non decidere, restare a metà del guado, affidarsi al controllo a distanza di chi fallisce, significa sconfessare la storia di un Movimento che oggi sembra capace di esprimere soltanto una miriade di io litigiosi. Di Maio, Fico, Di Battista, il gruppo Taverna-Ruocco-Lombardi. Un arcipelago dello scontro selvaggio che ha inghiottito la democrazia orizzontale. L’utopia dei portavoce della volontà popolare, automi sensibili soltanto agli stimoli sacri del web è sepolta, assieme all’idea infantile di potere elevare la politica al rango di epopea in nome di un fantascientifico e superiore splendore morale.

    Uno non vale più uno, ma ciascuno ha la pretesa di parlare per tutti. Il caos, insomma. Basterebbe ricordarsi di Goethe: le idee generali e la gran presunzione sono sempre sul punto di causare danni enormi. Si sono ridotti a questo i 5 Stelle?
    La risposta è decisiva. Grillo sbaglia a fidarsi della cautela di Casaleggio e a non spingere il tasto reset sul computer, perché l’impronta che il Movimento proietterà sulla campagna elettorale sarà quella destinata a uscire dalla gestione del disastro romano. Il vaso è rotto. Impossibile nascondere i cocci sotto il tappeto. Meglio essere il partito della Raggi o quello che alla fine ne ha capito i limiti?

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  3. Per i Cinque Stelle, una forza carica di energia e di potenzialità alternative, immaginare di proporsi alla guida del Paese con lo stesso profilo sin qui dimostrato a Roma, significherebbe imbarcarsi in un’avventura dall’esito molto incerto. Fino ad oggi la rabbia indistinta e il disagio concretissimo in tante fasce sociali hanno indotto una parte dell’opinione pubblica a chiudere un occhio sulle prove di governo del Cinque Stelle. Non è detto che duri.

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  4. All'Italia non so più che cosa augurare. In questi anni ho sperato di tutto, ma a questo punto credo che dobbiamo tenercela più o meno così... Combattere sì, quello è ovvio, ma con una grande pazienza!

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  5. CREDO CHE DOPO LE FIGURACCE DEL M5S (CHE DEGRADEREI A 2 STELLE ... UNA PENSIONCINA) DOVREMO ASPETTARE ALTRI 20 ANNI PERCHE' APPAIA, FORSE, UNA VERA E SERIA ALTERNATIVA CREDIBILE ALLA CASTA CHE NON RIUSCIAMO A LIQUIDARE. COMUNQUE AGGIUNGO IL MIO VOTO A QUELLI CHE IN GRANDE QUANTITA' PERDERETE .... VI SUGGERISCO DI FORNDARE UN NUOVO MOVIMENTO ... "BAR SPORT". BYE FLORIANO

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