Donald Trump: Nomina sunt omina.

di Pier Giorgio Tomatis. Nomina sunt omina, ovvero i nomi sono il segno del destino. Nel caso di Donald Trump, neo Presidente eletto degli Stati Uniti, è probabile che tale massima latina possa assurgere a Verbo, Verità (quasi) assoluta. In lingua anglosassone, infatti, la traduzione di questo cognome è briscola. Un gioco di carte. Un tavolo. Coppie di giocatori. Scommesse. Azzardo.
Il 45° Presidente eletto, rampollo di una famiglia newyorchese che si è arricchita grazie a papà Fred e ad azzeccati investimenti immobiliari, è il 324° uomo più ricco al mondo (secondo la rivista Forbes) e ha edificato immobili quali la Trump Tower ma anche Hotel di lusso, campi da golf (per ricchi, ovviamente) e Case da gioco (chissà se oltre alle slot machine e i tavoli verdi in quei locali si gioca anche a briscola?). La sua carriera politica è stata tutto un azzardo e qui, almeno per una volta, dobbiamo affermare con assoluto piacere che gli italiani hanno segnato anni prima quella strada (way of life) che gli americani hanno seguito parecchi anni più tardi. Se nel nostro piccolo e povero Paese abbiamo un Parlamento che discute come vincolare legislativamente un eletto al Partito che lo ha candidato, il Donald americano nel giro di pochi anni è tranquillamente passato dal Partito Riformista (era l’alba del 2000) a quello Democratico e da quest’ultimo a quello Repubblicano. Un azzardo. Un gioco di carte. Una scommessa (per ora vinta). Sul tavolo da gioco della politica, però, adesso c’è un piatto più succoso e ricco di insidie. L’economia statunitense (e mondiale) vive uno dei momenti peggiori della sua Storia e la posizione privilegiata è incalzata da un ostico avversario (la Cina) che soltanto trent’anni prima era rinchiuso nel suo guscio isolazionista dal quale è uscito grazie all’intermediazione (e a calcoli errati) di un suo ex-Presidente: il fautore della Third Way, il 42° eletto alla Casa Bianca, Bill Clinton, il marito di Hyllary Rodham Clinton, la rivale Democratica di Trump. Nomen omen. Nel nome è segnato il proprio destino. Donald Trump che se non fosse già vox populi avrebbe coniato e registrato come suo il detto “business is business” strappa il consenso maggioritario arringando le folle con termini quali “protezionismo” e “America agli americani”. A pensarci bene, è l’esatto contrario di quanto sostenuto dai suoi predecessori. Ora, passi per quelli del Partito Democratico che dovrebbero risultare come suoi antagonisti ma i due Bush (padre e figlio) erano i fautori del New world order (NWO) e accesi sostenitori della globalizzazione. Come si può rinnegare così spudoratamente il proprio passato storico? Con un azzardo. La politica (e dunque l’Economia) non è più fatta da laureati, professionisti, storici ma da giocatori, da Fanti, Regine e Re. Se saranno denari o bastoni lo scopriremo solo vivendo...

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