Donald Trump non è un fascista, è solo un Americano.

di Guido Occelli. Chi pretende di capire e giudicare le scelte e le azioni di un paese estero, come oggi in molti vogliono fare con l'America, senza conoscere o tenere in considerazione le dinamiche interne, le origini e la storia di quel paese, è uno stolto o è strumentalmente un falso saccente, o tutte e due.
È da tempo che sento dare del “fascista” al nuovo presidente degli USA e ai suoi elettori e del rischio di una deriva europea. La sinistra (manco a dirlo) è tutta schierata unitamente al grido “fascista, fascista”. Quella sinistra post comunista che non vuol sentire parlare di fascismo, tanto da volerlo bandire come male assoluto del mondo. Quella sinistra orgogliosa delle proprie origini e radici affondate nelle grandi opere di Mao Ste-tung, portavoce del Partito Comunista Cinese dal 1943 al 1976, ideatore della “Grande Rivoluzione Culturale” e della “Riforma Agraria” che contò milioni di morti per stenti e dal 1959 al 1961 si stimano dai 13 ai 40 milioni di cinesi sterminati (rom, gay, ebrei e dissidenti). Quella sinistra orgogliosa delle proprie origini e radici affondate nelle grandi opere di Iosif Stalin che fu il padrone dell'Unione Sovietica tra il 1924 al 1953 che tra “gulag”, la “Grande Carestia” e persecuzioni varie ha fatto sparire 20 milioni di sovietici (rom, gay, ebrei e dissidenti). Non dimentichiamo l'esercito di Tito che tra il 1943 e il 1947 ha torturato, affamato e trucidato nelle Foibe istriane e dalmate 11 mila italiani. Fin qui tutto contemporaneo o quasi al ventennio fascista. I post comunisti scordano che ben oltre la fine della seconda guerra mondiale e il fascismo ormai bandito nel '46, i loro beniamini come Pop Pot in Cambogia trucidava 2 milioni di cambogiani tra il 1975 e il 1979. E chiudo con l'icona per eccellenza dei post comunisti: Che Guevara e Fidel Castro, esibiti nei gadget a loro dedicati, quel Che e Fidel a cui si attribuiscono personali crimini e violenze inaudite nel corso della rivoluzione cubana stimata intorno ai 10 mila torturati e trucidati e 30 mila incarcerati. Per non parlare della generale povertà e miseria prodotta da tali statisti verso i propri popoli. Questi sono i sinistri orgogliosi delle proprie origini e radici affondate nelle grandi opere del comunismo che oggi danno del Fascista a Trump e a chiunque non da dimostrazione di democrazia all'altezza della loro gloriosa storia di eguaglianza prosperità e giustizia sociale. Donald Tramp non è un fascista, semplicemente è orgogliosamente Americano e affonda la sua forza nel suo elettorato orgogliosamente americano, quell'America che ha saputo sterminare gli Indiani d'America (100 milioni) dal 1610 al 1890, l'America della tratta degli schiavi (12 milioni di deportati e 4 milioni morti nei viaggi), l'America della segregazione razziale che ebbe fine solo Malcolm X e Martin Luther King nel recente 1960/'64, sulla carta, l'America che per propri interessi interni, politici, economici o esteri, leva i suoi bombardieri e cambia qualsivoglia cartina geografica del mondo. Donald Trump non è un fascista e non può esserlo, è solo un Americano.

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