martedì 24 gennaio 2017

Italicum. Il giudizio della Consulta.

Dove non arriva la politica arrivano le toghe. Ormai è prassi del nostro ‘sistema’ attendere le sentenze dei tribunali per normare laddove la politica non riesce a farlo. Così capita che la Consulta sforni persino una legge elettorale, quando la politica latita e gira a vuoto intorno a quella legge che dovrebbe consentire al popolo italiano di esercitare la propria sovranità. Quindi oggi è il fatidico giorno del giudizio sull’Italicum. La Corte Costituzionale dovrà decidere sulla legge elettorale. Secondo gli ultimi rumors, la Consulta consegnerà una legge pronta all’uso, che potrà cioè essere applicata in caso di elezioni. Una legge proporzionale, senza ballottaggio, molto probabilmente con premio di maggioranza al partito che totalizza il 40%. Ma basterà, la sentenza della Consulta per andare a votare in questa primavera?
Lega e Movimento 5 stelle sono per andare al voto il prima possibile, con la legge elettorale che uscirà dalla sentenza della Corte Costituzionale per la Camera e il Consultellum per il Senato. Frena invece Forza Italia, secondo cui spetta al Parlamento metter mano alla legge elettorale. Ai renziani del Pd non dispiacerebbe andare al voto già a giugno, ma la minoranza del partito non nasconde di volere che Gentiloni arrivi a fine legislatura. Fra i dem si respira un’aria di sospetto e diffidenza: qualcuno teme che Renzi abbia già avviato una trattativa con Berlusconi, mentre i renziani sospettano che esponenti di altre aree del partito stiano lavorando per allungare la vita al governo attuale. Insomma, non potrebbe bastare che la Consulta abbia fatto il ‘loro’ lavoro consegnando al Parlamento una legge elettorale 'costituzionale'. Insomma, chi vivrà voterà, non si sa bene come e quando, ma prima o poi voterà. Il problema poi sarà tutto nostro: per chi votare?

1 commento:

  1. Tutti appesi al Cavaliere.

    E arrivò il giorno tanto atteso. Oggi la Corte costituzionale si pronuncia sulla legittimità della legge elettorale per la Camera, l'Italicum, approvata a colpi di maggioranza durante l'era Renzi.
    Già sappiamo che così com'è non va, si tratta di vedere quali modifiche saranno necessarie per poterla utilizzare. Ma in ogni caso non si potrà andare a votare domani perché il presidente Mattarella l'ha detto chiaramente: prima il Parlamento dovrà «armonizzare» questa legge con quella in vigore al Senato (o viceversa) in modo da evitare maggioranze diverse tra Camera e Senato.

    Di fatto, quindi, oggi non accade nulla di epocale o decisivo. La decisione della Corte potrà solo spostare di qualche centimetro l'ago della bilancia tra chi vuole allontanare l'appuntamento con le urne (Mattarella, Berlusconi, Gentiloni) e chi invece mette fretta (Renzi, Grillo, Salvini).

    Quello che manca è un accordo politico tra le forze principali e pesano le spaccature al loro interno: nel Pd, Gentiloni ha interessi opposti a quelli del suo segretario Renzi e nel centrodestra a Salvini, e alla Meloni, non pare vero di andare alle urne senza Silvio Berlusconi, oggi interdetto ma la cui riabilitazione potrebbe davvero arrivare dalla Corte Europea (è notizia di ieri) entro pochi mesi.

    Altro che storie, principi e sceneggiate varie: il vero spartiacque non è la sentenza della Consulta di oggi, ma la concreta possibilità che Silvio Berlusconi possa essere personalmente nella partita elettorale. Da questo discenderà il potere contrattuale di Forza Italia con gli alleati (primarie, non primarie) con questo Renzi dovrà fare i conti come è accaduto nella campagna referendaria, su questo sarà contrattata la nuova legge elettorale in modo più o meno proporzionale.

    Non so se a sua insaputa o suo malgrado, ma ancora una volta come negli ultimi vent'anni tutto ruota, a destra come a sinistra, attorno a una domanda: che diavolo farà Silvio Berlusconi. Già, che farà?

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